Villa del Sole, la “nuova” amministrazione comunale ha il dovere di fermare tutto

E siccome ad Agrigento i temi dei temi continuano a essere l’acqua e l’abusivismo edilizio, si continua a registrare un assordante silenzio sullo scempio nell’ex villa del Sole. Il casermone di cemento armato, piantato come palo di frassino nel cuore di Dracula, invece della preannunciata opera “agile, snella, in prefabbricati”, è prossimo a essere ultimato, con tanto di vegetazione posizionata per camuffarne la pesantezza (non solo estetica). Report Sicilia continua a chiedere (senza risposta delle istituzioni) chiarimenti sull’iter che ha prima autorizzato, poi permesso di completare l’opera.

Un’opera destinata a un fantomatico asilo, in una città dalla natalità ai minimi storici, un’opera palesemente frutto dinamiche che poco o nulla hanno a che fare con l’interesse pubblico. Questo giornale ha sempre chiesto verità su quanto riguarda la sequenza degli atti: il finanziamento PNRR, l’acquisizione del nulla osta della Soprintendenza e l’avvio dei lavori. Secondo quanto abbiamo segnalato, il cantiere sarebbe stato avviato prima del rilascio dell’autorizzazione necessaria. Abbiamo inoltre posto il problema dei requisiti richiesti nella precedente fase di accesso al finanziamento. Ovviamente, lo scempio non è consumato da questa amministrazione, anche se – dal punto di vista politico – molti consiglieri comunali rieletti nel giugno scorso sono tra coloro i quali autorizzarono i lavori, al cospetto della supercazzola esposta dalla precedente giunta comunale.
Sono due verifiche distinte, entrambe necessarie: quali autorizzazioni occorrevano per ottenere i fondi e quali dovevano essere acquisite prima di iniziare i lavori? Il Comune deve rispondere con date e documenti: domanda di finanziamento, condizioni di ammissione, richiesta del nulla osta, rilascio dell’autorizzazione e avvio del cantiere. Se la sequenza da noi contestata è confermata, occorre spiegare come sia stato possibile procedere prima di completare i passaggi autorizzativi necessari e a chi spettassero le relative verifiche. Non attribuiamo alla Procura omissioni che non possiamo documentare. L’assenza di informazioni pubbliche non dimostra l’assenza di accertamenti. Si chiede invece all’amministrazione conto di atti amministrativi che riguardano un’opera pubblica e risorse pubbliche.
I nuovi amministratori comunali – tra i quali l’assessore Riccobbene, esponente di Legambiente, inizialmente perplesso dinanzi al mostro – hanno il dovere di fare luce su questa vergogna alla quale gli agrigentini non possono assuefarsi. Perchè fermare tutto e procedere all’avvio dell’iter per la demolizione del fabbricato e il ripristino dei luoghi, a danno di chi ha autorizzato tutto, è possibile.





