Troppe “cose strane” sul dissalatore, Mare Nostrum invia denuncia civica a Mattarella, Meloni e… Schifani

Al Presidente della Repubblica, alla presidente del Consiglio dei Ministri e al presidente della Regione Sicilia. Hanno scelto i massimi esponenti delle istituzioni politiche quelli del Comitato cittadino spontaneo MARE NOSTRUM, per esporre quella che chiamano “denuncia civica” che nasce – scrivono, “da un senso di responsabilità verso il territorio e da una richiesta di buona amministrazione, di verità istituzionale e di rispetto delle comunità locali”. Tema centrale, il dissalatore (ex provvisorio) di Porto Empedocle. Ecco il testo integrale della denuncia: “Con il Decreto n. 42 del 17 dicembre 2025, il Commissario straordinario nazionale per la scarsità idrica ha approvato il programma di sviluppo degli impianti di dissalazione nel lungo periodo per i siti di Trapani, Gela e Porto Empedocle. In particolare dispone che l’impianto di dissalazione di Porto Empedocle diventi definitivo e non si proceda come previsto al suo smantellamento al termine del regime emergenziale. Tale decisione solleva gravi criticità di metodo e di merito, che si ritiene doveroso sottoporre all’attenzione di Codeste Istituzioni. La conferma come impianto definitivo con un semplice atto commissariale configura una trasformazione sostanziale di un’opera emergenziale in infrastruttura stabile, senza il ricorso agli strumenti ordinari di pianificazione territoriale, ambientale e urbanistica. La decisione contestata presenta inoltre profili di possibile danno erariale in quanto comporta l’utilizzo improprio delle risorse pubbliche per rendere permanenti opere che avrebbero dovuto essere transitorie e per interventi di bonifica che avrebbero dovuto gravare su soggetti privati.
Localizzazione incompatibile con il contesto urbano e costiero
“L’impianto di dissalazione che dovrebbe essere dismesso si trova:
● su un litorale frequentato da migliaia di turisti e noto per i romanzi dello scrittore Camilleri;
● in prossimità del centro abitato;
● addossato ad un edificio militare (Capitaneria);
● in un’area con vocazione pubblica e turistica, caratterizzata da un delicato equilibrio ambientale
dove nidificano le tartarughe caretta-caretta
La sua permanenza comporta un impatto irreversibile su paesaggio, fruizione del litorale, tutela
ambientale e sviluppo urbanistico. Nessuno di questi aspetti fondamentali per il vivere civile sono stati tenuti in considerazione nel corso della progettazione dell’impianto se non in modo marginale e su stimolo della associazioni ambientaliste (scarico salamoia) o per le proteste dei cittadini (rumorosità impianto). L’area destinata agli insediamenti industriali si trova ad est del porto”.
Utilizzo reiterato e dilatato dei poteri derogatori
“Per la realizzazione del dissalatore temporaneo di Porto Empedocle si è fatto ricorso ai poteri
derogatori concessi al Commissario per:
● realizzare una condotta di quasi quattro chilometri per il centro della città al fine di collegare il
dissalatore temporaneo all’acquedotto
● fronteggiare gravi carenze non previste in fase progettuale quali a) realizzazione di una condotta
da 600 metri per lo sversamento in mare della salamoia e b) insonorizzazione dell’impianto;
● designare Siciliacque S.p.A. quale soggetto attuatore;
● operare con una prospettiva temporale che esula dall’emergenza contingente.
Quanto sopra esposto evidenzia la normalizzazione dell’eccezione in quanto lo strumento emergenziale è stato utilizzato in modo improprio per decisioni strutturali che avranno un impatto nel lungo periodo su tutto il territorio. Ne risulta che i poteri derogatori non sono stati utilizzati per fronteggiare ostacoli imprevedibili, ma per correggere ex post una progettazione carente e per rendere strutturali interventi che avrebbero dovuto essere temporanei”.
Scelta del sito permanente senza adeguata e trasparente valutazione possibili alternative
“Il Decreto Commissariale n. 42/2025, in assenza di una istruttoria comparativa, formalizzata,
accessibile e verificabile, afferma in modo perentorio che:
● il sito industriale ex ASI di Porto Empedocle, individuato per un impianto fisso alternativo,
presenta criticità tecniche, morfologiche, batimetriche e contenziosi;
● e che tali criticità incidono su tempi, costi e fattibilità dell’opera da sconsigliarne la realizzazione.
Si ritiene opportuno sottolineare che queste affermazioni sono state formulate per la prima volta soltanto nel dicembre 2025 ed in assenza di nuovi fattori esterni che possano giustificare il cambio di programma.
Si sottolinea anche che la scelta del sito definitivo è stata oggetto di valutazione nella riunione della Cabina di Regia del 25 agosto 2025 e nessuno dei presenti ha sollevato queste obiezioni. Appare del tutto evidente che la conferma dell’impianto attuale non deriva da una valutazione comparativa trasparente ed oggettiva, ma dalla rinuncia a soluzioni alternative che sono state pretestuosamente ritenute più complesse ed onerose.
Narrazione reiterata della “temporaneità” smentita dai fatti e dagli atti
“Per oltre un anno, in tutte le sedi istituzionali e pubbliche, è stata ripetutamente rappresentata ai
cittadini la natura temporanea dell’impianto di dissalazione realizzato in adiacenza al sito dell’ex centrale elettrica ma in una zona urbanisticamente e morfologicamente vocata all’utilizzo della spiaggia. Tale affermazione è stata ribadita in particolare:
● nel corso del Consiglio Comunale di Porto Empedocle del 10 luglio 2025 da parte del
rappresentante del Commissario Straordinario;
● nella Relazione al Parlamento della Cabina di Regia per la crisi idrica – anno 2024, nella quale gli
interventi di dissalazione in Sicilia venivano ricondotti esplicitamente alla gestione dell’emergenza. Si sottolinea la particolare gravità del fatto che il Parlamento della Repubblica sia stato informato esclusivamente della natura temporanea degli interventi senza alcuna rappresentazione della loro possibile stabilizzazione né della localizzazione in un’area urbana e turistica.
Soltanto nella riunione della Cabina di Regia del 25 agosto 2025 viene avanzata l’ipotesi di rendere
permanente l’impianto. Tale ipotesi non viene motivata per la impraticabilità del sito ASI, ma solo perchè “i conseguenti adeguamenti alle prescrizioni ricevute e man mano comunicate, sembrano acquisire un carattere permanente”. In definitiva ammettono che hanno dovuto realizzare rilevanti interventi che non hanno nulla di transitorio. Il Decreto n. 42/2025 smentisce radicalmente questa narrazione, configurando una evidente contraddizione tra quanto dichiarato alle Istituzioni rappresentative e ai cittadini con le decisioni poi effettivamente assunte. Ciò solleva un serio problema di lealtà istituzionale, trasparenza e correttezza dell’azione pubblica”.
Mancata bonifica delle infrastrutture della centrale elettrica dismessa
“Il dissalatore temporaneo si trova in un contesto già compromesso dalla presenza delle infrastrutture ad olio combustibile della centrale ENEL che avrebbero dovuto essere dismesse e bonificate (cfr DRS n. 31 del 18 gennaio 2024 dell’Assessorato regionale all’Energia). Sempre nella stessa area si trova una unità turbogas a ciclo aperto usata prevalentemente per stabilizzare la rete elettrica e non più inserita da Terna nell’elenco degli impianti essenziali. Sulla base di quanto prescritto nel Decreto 42, per il funzionamento del dissalatore si utilizzerà una parte di queste infrastrutture assumendosi l’onere della bonifica. Oltre alla conferma dell’impianto di dissalazione, il Decreto 42 prevede esplicitamente la bonifica di parte delle infrastrutture abbandonate che saranno ritenute necessarie. Procedendo in questo modo è del tutto evidente che:
● si rischia di cristallizzare una situazione di degrado ambientale preesistente;
● si rinvia o vanifica gli obblighi di bonifica e ripristino ambientale del sito;
● si trasforma di fatto una parte di area industriale, che dovrebbe essere dismessa, in un polo
infrastrutturale permanente.
● si ostacola o addirittura si impedisce un progetto complessivo di recupero e riconversione della
intera area quando si potrà mettere fuori servizio anche la unità turbo gas la cui licenza scade nel
dicembre 2026.
Appare del tutto evidente che questa decisione risulta in contrasto con i principi di tutela ambientale
e di corretta gestione delle risorse pubbliche in quanto esenta un soggetto privato dagli obblighi di bonifica dell’area che ha occupato per decenni. Inoltre la presenza permanente di un impianto industriale non consentirebbe di procedere con il recupero complessivo di un lungo tratto di litorale a beneficio dei cittadini e dei turisti.
Le richieste
Alla luce di quanto sopra, si chiede alle Autorevoli Istituzioni in indirizzo di:
● far verificare la legittimità dell’uso dei poteri commissariali per la realizzazione e la conferma di
un impianto in area urbana e costiera;
● far valutare la coerenza del Decreto n. 42/2025 con i principi di temporaneità, proporzionalità e
straordinarietà;
● far accertare il rispetto delle normative ambientali, paesaggistiche e urbanistiche, inclusi gli
obblighi di bonifica dei siti industriali dismessi;
● far verificare il corretto utilizzo delle risorse pubbliche, avuto riguardo a) al
sovradimensionamento di alcune infrastrutture idrauliche che attraversano inopinatamente il
centro urbano di Porto Empedocle e b) alla realizzazione di interventi di bonifica di aree industriali
private con somme pubbliche destinate all’emergenza idrica;
● far promuovere un percorso trasparente e partecipato, che coinvolga la comunità locale e gli enti
territoriali. Gli interessi delle future generazioni vanno tutelati prima di rendere definitive scelte
che incidono sullo sviluppo urbanistico e turistico della Città. Quelli del Comitato Mare nostrum sono pronti a dirle di persona a Mattarella, Meloni e Schifani le cose che hanno scritto.





