Trapani, rivolta nel carcere Pietro Cerulli. Detenuti danneggiano il reparto e aprono i cancelli dei passeggi

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Momenti di forte tensione nel carcere Pietro Cerulli di Trapani, dove un gruppo di detenuti ha dato vita a una violenta protesta all’interno del reparto Mediterraneo, provocando danneggiamenti e riuscendo ad aprire i cancelli che conducono ai cortili destinati ai passeggi.

A rendere nota la situazione è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, SAPPE, attraverso un comunicato diffuso oggi, 30 ottobre 2026.

Secondo quanto riferito dall’organizzazione sindacale, la gravità dei disordini ha reso necessario il richiamo in servizio degli appartenenti alla Polizia Penitenziaria liberi dal turno e la richiesta di intervento del Gruppo di Intervento Operativo, GIO, reparto specializzato nella gestione delle situazioni particolarmente critiche.

Allertate anche le altre Forze di polizia per predisporre un dispositivo di sicurezza all’esterno dell’istituto.

Capece denuncia una situazione gravissima

Il segretario generale del SAPPE, Donato Capece, esprime forte preoccupazione per quanto sta accadendo nel penitenziario trapanese.

«Siamo di fronte a un episodio estremamente grave, che conferma quanto sia diventato difficile garantire l’ordine e la sicurezza all’interno delle carceri».

Capece sottolinea come l’apertura dei cancelli di accesso ai cortili e i danneggiamenti provocati dai detenuti rappresentino segnali che non possono essere sottovalutati.

«La Polizia Penitenziaria sta fronteggiando l’emergenza con grande senso di responsabilità, ma non si può continuare a chiedere agli agenti di supplire con il sacrificio personale alle carenze organizzative e alle criticità del sistema».

Richiamati gli agenti liberi dal servizio

Il ricorso a personale fuori turno e la richiesta di intervento del GIO testimoniano, secondo il sindacato, la particolare delicatezza della situazione.

Capece chiede al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria di intervenire immediatamente, garantendo il necessario supporto operativo e disponendo accertamenti sulle cause che hanno determinato la protesta.

Per il SAPPE occorrono organici adeguati, strumenti efficaci e un’organizzazione capace di prevenire e gestire tempestivamente episodi di violenza collettiva.

Daguanno denuncia il rischio di un aggravamento dei disordini

A intervenire è anche Gaspare Daguanno, segretario SAPPE di Trapani, che descrive una situazione estremamente preoccupante.

«I colleghi stanno affrontando momenti di forte tensione e sono chiamati a gestire una situazione complessa, con il rischio concreto che i disordini possano aggravarsi».

Daguanno evidenzia come la priorità assoluta debba essere il ripristino delle condizioni di sicurezza, salvaguardando l’incolumità degli appartenenti alla Polizia Penitenziaria e di tutte le persone presenti nell’istituto.

La sicurezza nelle carceri torna al centro dell’emergenza

L’episodio di Trapani riporta l’attenzione sulle criticità del sistema penitenziario italiano e sulle difficoltà operative denunciate da tempo dalle organizzazioni sindacali.

Proprio nei mesi scorsi il SAPPE, attraverso il segretario generale Capece, aveva richiamato l’attenzione sulle conseguenze delle trasformazioni organizzative degli istituti, sulla carenza di personale e sulla necessità di restituire strumenti e autorevolezza alla Polizia Penitenziaria.

Una posizione ribadita anche in occasione delle dichiarazioni del procuratore capo di Palermo, Maurizio De Lucia, sulla capacità della criminalità organizzata di mantenere la propria influenza all’interno delle strutture detentive.

Il sindacato aveva allora sottolineato come le criticità del sistema non potessero essere attribuite agli uomini e alle donne in uniforme, chiamati quotidianamente a garantire ordine e sicurezza in condizioni spesso difficili.

Il SAPPE chiede interventi immediati

Capece e Daguanno chiedono che vengano adottate tutte le misure necessarie per riportare la situazione sotto controllo, rafforzare la sicurezza e verificare le condizioni strutturali e organizzative del reparto Mediterraneo.

«Non è più possibile rincorrere le emergenze ogni volta che esplode una protesta. La sicurezza penitenziaria deve tornare a essere una priorità concreta».

Il messaggio del sindacato è rivolto direttamente ai vertici dell’Amministrazione Penitenziaria.

Servono risorse, decisioni tempestive e condizioni operative adeguate per garantire la sicurezza degli istituti e la tutela del personale.

Resta ora da conoscere l’esito degli interventi di sicurezza, l’eventuale presenza di feriti e l’entità dei danneggiamenti, elementi sui quali il comunicato sindacale non fornisce ancora informazioni definitive.

La Polizia Penitenziaria, ribadisce il SAPPE, non può essere lasciata sola ad affrontare emergenze di questa gravità.

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