Teatro Pirandello, Leandro Picarella scelto dal CdA senza bando? La rivoluzione di Sodano e il nodo dello statuto

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Giovedì 15 ottobre alle 9.30 la conferenza stampa nel foyer del Teatro Pirandello. Dopo Michele Guardì, Mario Gaziano, Gianfranco Jannuzzo, Sebastiano Lo Monaco, Francesco Bellomo e Roberta Torre arriva il regista cinematografico Leandro Picarella. Ma chi lo ha scelto e con quale procedura? Secondo lo statuto la nomina spetta al direttore generale, sentito il Consiglio di amministrazione. Eppure la scelta sarebbe stata effettuata proprio dal CdA. Report Sicilia chiede la pubblicazione degli atti e una spiegazione al presidente Osvaldo Lo Iacono.

AGRIGENTO. Prima, secondo la narrazione politica della rivoluzione annunciata da Michele Sodano, le scelte venivano fatte da pochi. Adesso viene spontaneo chiedersi se a decidere sia rimasto soltanto il sindaco.

Leandro Picarella, regista cinematografico agrigentino, è il professionista individuato per la direzione artistica della Fondazione Teatro Luigi Pirandello.

La presentazione ufficiale è prevista per domani, giovedì 15 ottobre 2026, alle ore 9.30, nel foyer del Teatro.

Ma la notizia, più che chiudere una fase di incertezza sulla direzione artistica, apre una serie di interrogativi che riguardano il metodo, le competenze professionali, l’autonomia della Fondazione e soprattutto il rispetto delle disposizioni statutarie.

Perché, secondo le informazioni in possesso di Report Sicilia, la scelta di Picarella sarebbe stata effettuata direttamente dal Consiglio di amministrazione.

E qui nasce il primo problema.

Lo statuto della Fondazione attribuisce la nomina del direttore artistico al direttore generale, sentito il Consiglio di amministrazione.

Due funzioni differenti.

Una cosa è scegliere e nominare esercitando una competenza statutaria.

Un’altra è esprimere una valutazione nell’ambito di un procedimento attribuito a un diverso organo.

Ed è proprio su questa distinzione che il presidente Osvaldo Lo Iacono e la direttrice generale Alessandra Fiaccabrino dovrebbero fare chiarezza.

Perché la rivoluzione promessa da Michele Sodano dovrebbe cominciare dal rispetto delle regole.

Il CdA sceglie Picarella, ma lo statuto attribuisce la nomina al direttore generale

Partiamo dalle disposizioni che regolano il funzionamento della Fondazione.

Lo statuto prevede che il direttore artistico venga nominato e revocato dal direttore generale, sentito il Consiglio di amministrazione.

Questo significa che il CdA partecipa al procedimento attraverso la consultazione prevista, mentre la competenza di nomina è attribuita al direttore generale.

Nel caso di Leandro Picarella, invece, secondo quanto appreso dalla nostra redazione, sarebbe stato il Consiglio di amministrazione a individuare direttamente il nuovo direttore artistico.

E allora occorre chiarire un passaggio fondamentale.

Il CdA ha espresso un orientamento sul nome di Picarella oppure ha assunto direttamente la decisione di nominarlo?

La direttrice generale Alessandra Fiaccabrino ha esercitato autonomamente la propria competenza?

Esiste un provvedimento di nomina sottoscritto dalla direttrice generale?

Il Consiglio di amministrazione è stato semplicemente sentito oppure ha deliberato la scelta?

Non sono formalità secondarie.

Sono questioni che riguardano la distribuzione delle competenze tra gli organi della Fondazione.

Naturalmente, il fatto che il CdA abbia discusso o condiviso il nome di Picarella non dimostra automaticamente una violazione statutaria.

Occorre verificare quale organo abbia adottato il provvedimento finale e attraverso quale procedimento.

Ma se la scelta fosse stata assunta direttamente dal Consiglio in sostituzione dell’organo competente, allora si porrebbe una questione concreta di conformità allo statuto.

Per questo Report Sicilia chiede che vengano pubblicati il verbale della riunione del CdA e l’atto formale di nomina.

Perché non basta annunciare una decisione.

Occorre dimostrare che sia stata assunta rispettando le regole.

Nessun avviso pubblico individuato, ma questo sarebbe il nuovo metodo?

C’è poi un’altra questione.

Dove è stato pubblicato l’avviso per individuare il nuovo direttore artistico?

Quali professionisti hanno avuto la possibilità di candidarsi?

Quanti curricula sono stati esaminati?

Quali progetti artistici sono stati valutati?

Quali criteri hanno portato alla scelta di Leandro Picarella?

Dalle informazioni pubblicamente disponibili che abbiamo potuto esaminare non emerge un avviso di selezione relativo al nuovo incarico.

Questo non significa automaticamente che la nomina sia illegittima.

L’eventuale obbligo di una procedura pubblica deve essere verificato sulla base dello statuto, dei regolamenti e della disciplina applicabile alla Fondazione.

Ma il problema politico è evidente.

Michele Sodano aveva annunciato una rivoluzione.

Aveva promesso di superare le vecchie logiche, le spartizioni e le scelte maturate all’interno di ristrette cerchie di potere.

E allora perché non introdurre una procedura aperta, anche qualora non fosse obbligatoria?

Perché non consentire a professionisti del teatro italiano di presentare curricula e progetti?

Perché non valutare pubblicamente più candidature?

Sarebbe stata una scelta capace di dimostrare concretamente la discontinuità rispetto al passato.

Invece la città apprende il nome del nuovo direttore artistico prima ancora di conoscere il procedimento che ha portato alla sua individuazione.

È questo il cambiamento annunciato?

Leandro Picarella, dal cinema alla direzione di un teatro di prosa

Chiariamo subito un aspetto.

Report Sicilia non intende mettere in discussione il talento artistico di Leandro Picarella.

Il regista agrigentino ha costruito un percorso professionale nel mondo del cinema, della produzione audiovisiva e delle arti visive.

Ha realizzato documentari e opere cinematografiche, partecipato a manifestazioni culturali e maturato esperienze nella direzione di iniziative legate al settore cinematografico.

Un percorso che merita rispetto.

Ma dirigere artisticamente un teatro di prosa comporta responsabilità differenti.

Significa conoscere il mercato teatrale nazionale, i circuiti di distribuzione degli spettacoli, le compagnie, i produttori, gli attori, i registi e le dinamiche economiche che accompagnano una stagione teatrale.

Significa costruire cartelloni, individuare produzioni, sviluppare collaborazioni e definire una linea artistica riconoscibile.

E allora la domanda è legittima.

Quale esperienza specifica possiede Picarella nella direzione artistica di un teatro di prosa?

Ha già diretto un teatro con una programmazione stabile?

Ha organizzato stagioni teatrali complete?

Ha gestito rapporti con compagnie e produttori nazionali?

Ha presentato un progetto artistico per il Pirandello?

Dalle biografie professionali pubblicamente disponibili emerge soprattutto un’esperienza cinematografica.

Non abbiamo individuato precedenti incarichi documentati alla direzione artistica di un teatro di prosa paragonabile al Pirandello.

Questo non significa che Picarella non possa svolgere egregiamente il nuovo incarico.

Significa che sarebbe opportuno conoscere quali competenze specifiche siano state valutate e quale progetto abbia determinato la scelta.

Perché il Teatro Luigi Pirandello non è una struttura culturale qualsiasi.

E la sua storia merita particolare attenzione.

Da Michele Guardì a Roberta Torre, sei direttori artistici prima di Picarella

Il Teatro Luigi Pirandello ha conosciuto direzioni artistiche affidate a personalità importanti del mondo teatrale e dello spettacolo.

Una storia che oggi merita di essere ricordata.

Michele Guardì durante l’amministrazione Sodano senior

Tra i precedenti direttori artistici figura Michele Guardì, autore e regista agrigentino di fama nazionale.

Guardì ha legato il proprio nome a importanti produzioni televisive e teatrali, costruendo una carriera riconosciuta nel panorama dello spettacolo italiano.

La sua esperienza alla direzione artistica del Pirandello risale al periodo dell’amministrazione comunale guidata da Sodano senior.

Un particolare che oggi assume anche un significato politico e storico.

Durante quella stagione amministrativa il Teatro veniva affidato artisticamente a un professionista con un’esperienza consolidata nello spettacolo.

Oggi, con Michele Sodano sindaco, la scelta ricade su un regista cinematografico del quale sarebbe interessante conoscere le precedenti esperienze specifiche nella gestione di un teatro di prosa.

Mario Gaziano durante la gestione della commissaria Giammanco

Anche Mario Gaziano ha ricoperto la direzione artistica del Teatro Pirandello.

Il suo incarico, durato un solo anno, risale al periodo della gestione commissariale della dottoressa Giammanco.

Gaziano rappresenta una figura legata alla storia culturale agrigentina, con esperienze nel teatro, nella regia e nell’organizzazione di iniziative artistiche.

Un altro nome che appartiene alla storia delle direzioni artistiche del Pirandello.

Gianfranco Jannuzzo e il teatro nazionale

Gianfranco Jannuzzo è uno degli attori agrigentini più conosciuti nel panorama teatrale italiano.

Ha lavorato con importanti protagonisti dello spettacolo, costruendo una carriera attraverso produzioni rappresentate nei principali teatri nazionali.

Jannuzzo ha ricoperto la direzione artistica del Teatro Pirandello, risultando documentato in questo ruolo nelle stagioni 2012/2013 e 2013/2014.

Un professionista che conosce direttamente le dinamiche della produzione teatrale e il rapporto con il pubblico.

Sebastiano Lo Monaco, cinque anni alla guida artistica

Dal 2015 al 2020 la direzione artistica del Teatro Pirandello è stata affidata a Sebastiano Lo Monaco.

Attore di grande esperienza, protagonista di numerose produzioni teatrali e interprete particolarmente legato all’opera di Luigi Pirandello.

Lo Monaco ha rappresentato una direzione artistica costruita sull’esperienza diretta del palcoscenico, della produzione e dei rapporti con il teatro nazionale.

Francesco Bellomo, il produttore teatrale agrigentino

Nel novembre 2021 la direzione artistica venne affidata a Francesco Bellomo.

Produttore teatrale agrigentino, con numerose produzioni alle spalle e collaborazioni con importanti protagonisti del teatro italiano.

Bellomo aveva maturato un’esperienza consolidata nel settore della produzione teatrale.

E c’è un particolare che oggi merita di essere ricordato.

All’epoca della sua nomina, la stampa riferì che il Consiglio di amministrazione aveva valutato diversi curricula prima di arrivare alla scelta.

Un elemento che rende ancora più interessante il confronto con quanto sta accadendo oggi.

Roberta Torre, la regista che lascia un cartellone già pronto

Infine Roberta Torre.

Regista e autrice affermata, con esperienze nel cinema e nel teatro, era stata nominata direttrice artistica nel 2025.

La nuova governance ha deciso di non proseguire il rapporto con lei.

Eppure il cartellone della stagione 2026/2027, predisposto proprio dalla regista, è stato mantenuto.

Dunque si cambia il direttore artistico, ma si conserva la programmazione artistica della precedente direzione.

Una scelta certamente possibile.

Ma che merita una spiegazione.

Se il progetto di Torre era valido, perché non confermarla?

Se invece si voleva cambiare linea artistica, perché mantenere il suo cartellone?

E soprattutto, quale sarà concretamente il ruolo di Picarella durante una stagione già programmata?

Sei precedenti direttori artistici e una domanda sulle competenze

Michele Guardì.

Mario Gaziano.

Gianfranco Jannuzzo.

Sebastiano Lo Monaco.

Francesco Bellomo.

Roberta Torre.

Sei nomi, sei percorsi differenti, ma tutti legati a esperienze significative nel mondo del teatro e dello spettacolo.

Adesso arriva Leandro Picarella.

Nessuno sostiene che il nuovo direttore artistico debba necessariamente possedere un curriculum identico a quello dei predecessori.

Il rinnovamento culturale può passare anche attraverso figure provenienti da esperienze differenti.

Ma proprio per questo sarebbe stato interessante conoscere il progetto artistico che ha determinato la scelta.

Perché un conto è individuare un professionista dopo avere valutato una pluralità di proposte.

Un altro è scegliere una persona attraverso un rapporto fiduciario senza spiegare pubblicamente le motivazioni.

Picarella e il rapporto di amicizia con Sodano

AgrigentoOggi, che aveva anticipato il nome di Leandro Picarella già alla fine di agosto, ha riferito anche dell’esistenza di un rapporto di amicizia tra il regista e il sindaco Michele Sodano.

Una circostanza che, da sola, non rappresenta alcuna incompatibilità.

Nessuno sostiene che un professionista non possa ricevere un incarico perché conosce personalmente un amministratore.

Ma quando un sindaco promette di superare le vecchie logiche, anche le modalità delle scelte fiduciarie diventano politicamente rilevanti.

Picarella è stato individuato perché il suo progetto artistico è risultato il migliore tra quelli esaminati?

Oppure perché gode della fiducia personale del sindaco?

Se la scelta è stata fiduciaria, perché non spiegarlo chiaramente?

Perché presentare come una rivoluzione ciò che potrebbe essere semplicemente una diversa modalità di esercizio della discrezionalità?

Fiaccabrino di Forza Italia resta, Torre esce e arriva Picarella

Mettiamo insieme gli elementi.

Alessandra Fiaccabrino, nominata dalla precedente governance e già candidata alle regionali con Forza Italia, rimane alla Direzione generale fino alla fine dell’anno.

Giulio Cinque, già componente del precedente Consiglio di amministrazione, diventa vicepresidente della Fondazione.

Roberta Torre non viene confermata, nonostante il cartellone da lei predisposto venga mantenuto.

Leandro Picarella, indicato dalla stampa locale come amico del sindaco, si prepara ad assumere la direzione artistica.

Tutto questo mentre Michele Sodano continua a presentare il proprio progetto amministrativo come una rottura rispetto al passato.

Non abbiamo elementi per sostenere che queste decisioni siano il risultato di accordi politici.

Ma abbiamo certamente il diritto di chiedere se la nuova governance stia utilizzando un metodo realmente diverso da quello precedente.

Perché non basta sostituire una persona per dimostrare di avere cambiato sistema.

Osvaldo Lo Iacono chiarisca il ruolo del CdA

Domani, giovedì 15 ottobre, alla conferenza stampa delle ore 9.30, sarà presente anche il presidente Osvaldo Lo Iacono.

Sarebbe opportuno che il presidente non si limitasse a illustrare il nuovo progetto culturale.

Dovrebbe spiegare come si è arrivati alla scelta.

Il Consiglio di amministrazione ha esaminato il curriculum e un progetto artistico?

È stato formalmente consultato dalla direttrice generale?

Ha espresso osservazioni?

Ha adottato una deliberazione?

Quali sono le motivazioni della nomina?

Quale durata avrà l’incarico?

Quale compenso è previsto?

E soprattutto, quale autonomia decisionale ha esercitato la Fondazione rispetto all’amministrazione comunale?

Lo Iacono presiede un organismo dotato di autonomia statutaria.

Non un ufficio alle dirette dipendenze del sindaco.

E proprio per questo dovrebbe essere il primo a rendere pubbliche le motivazioni delle decisioni assunte.

Perché se lo statuto attribuisce la nomina alla direttrice generale, occorre comprendere perché la scelta sia stata effettuata dal Consiglio di amministrazione e quale atto abbia formalmente concluso il procedimento.

E La Vardera continua a non spiegare la rivoluzione

Infine rimane una domanda politica rivolta a Ismaele La Vardera.

Controcorrente aveva promesso di rompere con le vecchie logiche.

Michele Sodano avrebbe dovuto rappresentare il cambiamento ad Agrigento.

Ma cosa cambia rispetto al passato se i cittadini continuano a conoscere i nomi dei prescelti prima ancora di conoscere i criteri delle nomine?

La Vardera condivide questo metodo?

Ritiene che la scelta di un direttore artistico possa essere affidata a decisioni fiduciarie senza una procedura pubblica?

Oppure considera opportuno introdurre nuove regole che garantiscano maggiore partecipazione e trasparenza?

E soprattutto, ritiene che il rispetto delle competenze previste dallo statuto sia un elemento essenziale del cambiamento amministrativo?

Perché è facile contestare le scelte degli altri quando si è all’opposizione.

Più difficile è dimostrare di saper amministrare diversamente quando si conquista il governo della città.

Domani non basteranno gli applausi, serviranno risposte

Giovedì 15 ottobre Leandro Picarella sarà presentato alla città, secondo quanto annunciato.

Gli auguriamo di poter svolgere un lavoro importante per il Teatro Pirandello e per Agrigento.

Ma gli auguri personali non cancellano gli interrogativi istituzionali.

Report Sicilia chiede che vengano resi pubblici il procedimento seguito, l’eventuale valutazione delle candidature, il progetto artistico, il verbale del Consiglio di amministrazione, il provvedimento formale di nomina, la durata dell’incarico e il compenso previsto.

Non perché si voglia contestare preventivamente la professionalità del nuovo direttore.

Ma perché la trasparenza non deve dipendere dalla simpatia politica di chi viene nominato.

Il Teatro Pirandello ha conosciuto direttori artistici come Michele Guardì, Mario Gaziano, Gianfranco Jannuzzo, Sebastiano Lo Monaco, Francesco Bellomo e Roberta Torre.

Sei personalità con percorsi differenti, ma tutte legate al mondo del teatro e dello spettacolo.

Adesso arriva Leandro Picarella.

E la città ha il diritto di sapere perché sia stato scelto proprio lui e attraverso quale procedimento.

Ma soprattutto deve sapere se la scelta sia stata compiuta rispettando le competenze previste dallo statuto della Fondazione.

Perché il problema non è soltanto chi sia stato scelto. Il problema è chi aveva il potere di scegliere e nominare.

Michele Sodano aveva promesso di cambiare il sistema.

Ma se prima, secondo la sua stessa narrazione politica, sceglievano in quattro e adesso a scegliere fosse soltanto lui, dove sarebbe la rivoluzione?

Perché cambiare i nomi senza cambiare le regole non significa rivoluzionare nulla.

E cambiare il metodo ignorando le competenze previste dallo statuto, qualora ciò fosse confermato dagli atti, sarebbe ancora più grave.

La rivoluzione non consiste nel cambiare chi comanda. Consiste nel garantire che nessuno possa comandare al di fuori delle regole.

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