Teatro Pirandello, il bando cambia senza cambiare data: sparisce l’articolo 7 sull’esclusiva. Report Sicilia pubblica le due versioni dello stesso avviso

Clamorosa scoperta dopo le contestazioni dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia. La Fondazione modifica il documento della selezione per l’addetto stampa, elimina la clausola contestata e rinumera gli articoli, ma entrambe le versioni riportano la data del 2 novembre 2026. Nessuna indicazione di rettifica nei documenti esaminati. E la scadenza resta il 10 novembre. Adesso servono spiegazioni ufficiali.
AGRIGENTO – Pensavamo di avere già raccontato abbastanza sul pasticcio del bando per l’addetto stampa della Fondazione Teatro Luigi Pirandello. Evidentemente ci sbagliavamo.
Perché quello che ha scoperto il colleg schicchi ed a noi era sfuggito adesso è ancora più grave sotto il profilo della trasparenza amministrativa.
Esistono due versioni differenti dello stesso avviso pubblico, entrambe datate 2 novembre 2026, ma con contenuti diversi.
Avviso_Selezione_Addetto_Stampa_Fondazione_Teatro_Pirandello prima versione
Avviso_Selezione_Addetto_Stampa_Fondazione_Teatro_Pirandello seconda versione
Non stiamo parlando di una virgola, di un errore di battitura o di una correzione marginale.
È stato eliminato un intero articolo, quello che prevedeva il divieto per il giornalista incaricato di svolgere analoghe attività presso altri teatri siciliani senza l’autorizzazione del Direttore generale.
Eppure, nei documenti in nostro possesso, non compare alcuna indicazione che permetta di distinguere formalmente la versione originaria da quella successiva.
Abbiamo le due versioni: ecco cosa è cambiato
Report Sicilia ha confrontato integralmente i due documenti.
Nella prima versione, l’articolo 7 era intitolato “Clausola di esclusiva di settore nel territorio regionale”.
Prevedeva che il professionista incaricato non potesse svolgere la medesima attività per altri enti teatrali, teatri o organizzatori di stagioni teatrali operanti in Sicilia, salvo autorizzazione scritta del Direttore generale.
La violazione della clausola avrebbe potuto determinare la risoluzione del contratto ai sensi dell’articolo 1456 del Codice civile.
Una disposizione particolarmente restrittiva, considerando che il compenso previsto è di appena 10 mila euro annui.
Nella seconda versione, invece, quell’articolo non esiste più.
È stato cancellato completamente.
Il precedente articolo 8, relativo al contratto, alla durata e al corrispettivo, è diventato articolo 7.
Il precedente articolo 9, relativo alle disposizioni finali, è diventato articolo 8.
Ma c’è un altro particolare.
Nel titolo della nuova versione sono scomparse anche le parole “gestione social media e sito”, mentre nel corpo dell’avviso quelle attività continuano a essere richieste al professionista.
Quindi non soltanto è stato eliminato l’articolo sull’esclusiva, ma è stata modificata anche l’intestazione del documento, senza adeguare coerentemente il contenuto dell’incarico.
Due documenti diversi, la stessa data: 2 novembre 2026
Ed eccoci alla questione centrale.
Entrambe le versioni riportano in calce la medesima data: 2 novembre 2026.
Entrambe recano il nominativo della Direttrice generale della Fondazione, Alessandra Fiaccabrino.
Entrambe prevedono che le candidature debbano pervenire entro le ore 12 del 10 novembre 2026.
Ma una contiene la clausola di esclusiva e l’altra no.
A questo punto chiediamo alla Fondazione: quale dei due documenti è quello ufficialmente approvato il 2 novembre?
Se la prima versione era quella originaria, quando è stata modificata?
Chi ha disposto la modifica?
Con quale provvedimento?
E soprattutto, dove è stata pubblicata la comunicazione ufficiale di rettifica?
Perché non basta sostituire un documento pubblicato su un sito istituzionale per garantire automaticamente la conoscibilità delle modifiche a tutti i potenziali partecipanti.
Un avviso pubblico non è un post su Facebook che si può modificare senza lasciare traccia delle correzioni.
La clausola sparisce dopo le contestazioni. Ma la Fondazione deve spiegare come
Il 4 novembre l’Ordine dei giornalisti di Sicilia è intervenuto pubblicamente sulle condizioni del bando.
Ha contestato il compenso previsto, ritenuto sproporzionato rispetto alla mole di lavoro richiesta, e soprattutto la clausola di esclusiva che limitava le possibilità professionali dell’addetto stampa.
Report Sicilia aveva già dedicato alla vicenda diversi approfondimenti, evidenziando i costi degli incarichi esterni e le criticità della procedura.
Adesso quella clausola è scomparsa dalla versione successiva del documento.
Non possiamo stabilire, sulla base dei soli file, il momento esatto in cui sia avvenuta la sostituzione, né se sia stata determinata direttamente dalle contestazioni pubbliche.
Ma possiamo affermare con certezza che le due versioni sono differenti e che la clausola contestata è presente nella prima e assente nella seconda.
Questo è un fatto documentale.
E la Fondazione deve spiegare pubblicamente perché e attraverso quale procedimento è intervenuta.
E chi aveva già presentato domanda?
C’è poi un problema che riguarda direttamente i potenziali partecipanti.
Chi ha consultato il primo documento ha letto condizioni diverse da quelle riportate nel secondo.
Un giornalista che lavora già per un altro teatro siciliano potrebbe avere rinunciato a partecipare proprio a causa della clausola di esclusiva.
Un altro candidato, leggendo la versione successiva, potrebbe invece decidere di presentare domanda.
È evidente che le due versioni possono incidere diversamente sulle scelte dei professionisti interessati.
E allora la domanda è inevitabile: come si garantisce la parità di trattamento se le condizioni della selezione cambiano durante il periodo di pubblicazione?
Lo stesso avviso, all’articolo 2, prevede la pubblicazione per almeno quindici giorni consecutivi.
Ma la scadenza indicata è il 10 novembre, appena otto giorni dopo la data del documento.
Anche questo aspetto merita un chiarimento.
Se poi le condizioni sostanziali vengono modificate durante il periodo di pubblicazione, occorre garantire che tutti gli interessati possano conoscere tempestivamente la nuova versione.
Non stiamo affermando che la procedura sia automaticamente nulla.
Stiamo chiedendo alla Fondazione di dimostrare la regolarità e la trasparenza delle modifiche effettuate.
Sodano e il Teatro Pirandello: il cambiamento continua a somigliare al passato
La vicenda assume inevitabilmente anche un significato politico.
L’amministrazione Michele Sodano aveva promesso discontinuità rispetto alla precedente gestione di Francesco Miccichè.
Ma al Teatro Pirandello, dopo il calo degli abbonamenti, le difficoltà della stagione teatrale e le polemiche sui nuovi incarichi, arriva adesso anche il caso di un avviso pubblico che cambia contenuto senza che nei documenti esaminati sia identificata formalmente la rettifica.
Siamo davanti all’ennesima situazione che avrebbe potuto essere evitata con una gestione amministrativa più attenta.
Naturalmente la responsabilità gestionale dell’avviso appartiene alla Fondazione e alla sua Direzione generale.
Ma il sindaco non può considerarsi politicamente estraneo alla gestione di un’istituzione culturale sulla quale esercita le proprie prerogative istituzionali.
Caro Michele, più passa il tempo, più la tua amministrazione somiglia a quella che avevi promesso di superare.
E continua a tornarci in mente Cimabue: ne fa una e ne sbaglia due.
La soluzione? Pubblicare gli atti e chiarire tutto
A questo punto riteniamo necessario che la Fondazione Teatro Luigi Pirandello renda pubblici il provvedimento che ha autorizzato la modifica, se esistente, la data effettiva della sostituzione del documento e le modalità attraverso le quali la rettifica è stata comunicata ai potenziali partecipanti.
Chiediamo inoltre che venga chiarito se sia stata valutata la necessità di riaprire o prorogare i termini della selezione, proprio per assicurare a tutti gli interessati la possibilità di partecipare sulla base delle medesime condizioni.
Perché qui non si tratta più soltanto dei 10 mila euro destinati all’addetto stampa.
Si tratta della certezza delle regole.
Un candidato deve sapere a quale bando partecipa, quali obblighi assume e quali condizioni contrattuali dovrà rispettare.
Non può scoprire che l’avviso consultato pochi giorni prima è diventato un documento diverso, pur continuando a riportare la stessa data.
Report Sicilia conserva entrambe le versioni del documento ed è in grado di dimostrare le modifiche intervenute.
Non sappiamo ancora se esista un provvedimento formale di rettifica non allegato ai documenti che abbiamo esaminato.
Proprio per questo chiediamo alla Fondazione di pubblicarlo, qualora esista.
In caso contrario, sarebbe opportuno spiegare perché un avviso pubblico sia stato modificato senza una rettifica formalmente identificabile.
Il Teatro Pirandello merita professionalità, serietà e trasparenza.
E gli agrigentini meritano un’amministrazione capace di pubblicare un bando senza doverlo correggere strada facendo, lasciando ai giornalisti il compito di scoprire che cosa sia cambiato.
Perché il vero problema, a questo punto, non è soltanto l’articolo 7 che è scomparso. È capire chi lo abbia fatto scomparire, quando, con quale atto e perché i cittadini non possano ricostruire immediatamente la storia delle modifiche.
E questa volta non basterà cambiare un altro PDF.
Un appello ai vertici della Fondazione e all’amministrazione Sodano: ma pensate di amministrare un circolo privato dei pensionati?
A questo punto voglio rivolgere un appello pubblico al sindaco Michele Sodano, ai componenti del Consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro Luigi Pirandello e alla Direttrice generale Alessandra Fiaccabrino.
Ma pensate davvero di amministrare un circolo privato dei pensionati?
Perché, da quello che avete fatto e soprattutto da come lo avete fatto, viene da chiedersi se abbiate pienamente presente la natura e le responsabilità dell’istituzione che siete chiamati ad amministrare.
Qui non siamo davanti a una gestione privata nella quale si può cambiare un documento, sostituirlo con un altro e considerare chiusa la questione.
State amministrando una Fondazione che gestisce un patrimonio culturale della città, utilizza risorse e opera secondo obblighi di trasparenza e correttezza.
Un avviso pubblico non è un foglio da correggere a piacimento. Una procedura comparativa non è una decisione da prendere tra amici. E la pubblicazione degli atti non è una formalità da sistemare quando qualcuno scopre un errore.
Avete pubblicato un bando contenente una clausola di esclusiva. Quella clausola è stata pubblicamente contestata. Adesso disponiamo di una seconda versione dello stesso documento nella quale la clausola è scomparsa, mentre la data è rimasta identica.
E noi dovremmo considerare tutto questo normale?
Non vi stiamo chiedendo un favore. Vi stiamo chiedendo di spiegare ai cittadini quali atti avete adottato, quando li avete adottati e con quali modalità avete modificato una selezione pubblica già avviata.
Se esiste un provvedimento formale di rettifica, pubblicatelo e rendetelo chiaramente accessibile. Se non esiste, spiegate perché avete proceduto in questo modo.
Perché il Teatro Pirandello non è casa vostra, non appartiene al sindaco, non appartiene al Consiglio di amministrazione e non appartiene alla Direzione generale.
Il Teatro Pirandello è un patrimonio di Agrigento. E chi lo amministra deve rendere conto delle proprie decisioni.
Il rispetto delle regole, la trasparenza degli atti e la parità di trattamento non sono optional.
Sono il minimo che i cittadini hanno diritto di pretendere.
E se tutto questo vi sembra eccessivo, forse è il caso di ricordare una cosa semplicissima: amministrare un’istituzione pubblica o una Fondazione soggetta a obblighi di trasparenza non significa comportarsi come se fosse una proprietà privata.





