Scarichi fognari ad Agrigento: chi blocca le pratiche e perché?

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L’Ordine degli Architetti ha trasmesso al Comune una dettagliata nota sulle autorizzazioni allo scarico e sugli allacci alla rete fognaria, individuando le principali criticità del sistema attuale ma anche possibili soluzioni per superarle. Numerose pratiche rimarrebbero pendenti per diversi mesi oltre i termini previsti dalla normativa, con conseguenze che si riflettono direttamente su cittadini, professionisti e attività economiche.

Pratiche ferme per mesi oltre i termini di legge e un regolamento comunale del 1995 mai aggiornato: così l’Ordine degli Architetti di Agrigento, in un comunicato diffuso oggi, mentre Aica, il gestore idrico, si dice disponibile a un tavolo tecnico.

Chi decide e con quali regole

Il Testo unico ambientale impone di autorizzare ogni scarico, ma ammette in fognatura i reflui domestici che rispettino il regolamento del gestore, approvato dall’ente di governo dell’ambito, per Agrigento l’Assemblea territoriale idrica (Repubblica Italiana, 2006).

Il gestore è Aica, che richiama un regolamento di utenza del 2011, aggiornato nel 2017 (Aica, 2026).

Il regolamento comunale, che l’Ordine degli Architetti  data al 1995, precede di undici anni il Testo unico: quale atto governi quale pratica è la prima cosa da chiarire.

 I diritti fissi di Aica distinguono quattro casi, da 68,22 a 426,36 euro (Aica, 2026); resta da verificare se i tempi li distinguano altrettanto.

I tempi: norme, standard e dati mancanti

Il Testo unico (salvo diversa disciplina regionale) fissa i primi due orologi: novanta giorni per rilasciarla; validità di quattro anni, con rinnovo da chiedere un anno prima, nel qual caso lo scarico prosegue provvisoriamente (Repubblica Italiana, 2006).

Tacere non basta: in materia ambientale il silenzio non vale assenso (Repubblica Italiana, 1990; Corte costituzionale, 2014).

 Il terzo è l’allaccio: l’ARERA impone venti giorni lavorativi per il preventivo con sopralluogo e per un allaccio semplice, con indennizzo automatico da 30 a 90 euro; per i complessi, trenta giorni nel 90% dei casi. Il quarto orologio, gli atti di altri enti, non è addebitato al gestore, che però deve registrarne le date e comunicare tempi e cause dei ritardi ad ARERA e all’ente d’ambito (ARERA, 2015): dati che, per gli allacci, dovrebbero esistere.

Le proposte dell’Ordine (procedura telematica unica, schemi standard, percorsi distinti, istruttorie non duplicate) agiscono su tempi diversi; per le istruttorie plurime esiste la conferenza di servizi, resa strutturale nel 2026 (Repubblica Italiana, 2026).

Dalla pratica alla città

Per l’Ordine i ritardi bloccano immobili finiti, agibilità, nuove attività. Il 27 agosto, in via Saponara, è crollato un edificio disabitato; gli architetti chiedono di ripartire da Hyperion, censimento della stabilità degli edifici del centro storico, avviato nel 2006-2010.

 Non intendiamo legare il crollo alle reti, ma esperimenti di laboratorio mostrano però che condotte difettose possono innescare erosione interna e cavità (Indiketiya et al., 2017; Zhang et al., 2020): ipotesi da verificare, non diagnosi.

Dopo la frana del 1966 Astengo, della commissione d’inchiesta, evidenziò la «stretta connessione» fra carenze di pianificazione e dissesti (Camera dei deputati, 2022); il nuovo Piano urbanistico generale, previsto dalla legge regionale 19/2020 (Regione Siciliana, 2020), potrebbe legare gli allacci alla capacità delle reti.

Il tavolo avrà senso se partirà dai dati, a cominciare da quelli che il gestore già registra e comunica; poi un testo che dica chi decide cosa, con scadenze verificabili.  I ritardi risultano dichiarati dall’Ordine, senza repliche del Comune né dati di Aica o studi sulle reti.

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