Ristori post-ciclone Harry: così il rischio è una crisi finanziaria, non la ripresa

La Regione Siciliana ha annunciato un primo bando di sostegno per le attività economiche danneggiate dall’eccezionale maltempo che si è abbattuto sulla Sicilia.
Riportiamo quanto spiega una comunicazione di IRFIS FIN Sicilia riguardo a cosa prevederà il bando.
- Domande online: dalla settimana successiva alla pubblicazione, con finestra di 30 giorni per l’invio delle istanze
- Contributo immediato: 5.000 € a fondo perduto come primo aiuto
- Procedure semplificate: senza DURC e senza certificazioni Agenzia delle Entrate (necessarie perizia giurata e autocertificazioni)
In parallelo, vi sarà l’attivazione di un secondo canale di supporto attraverso Fondo Sicilia:
- Fino a 400.000 € per impresa;
- 40% contributo a fondo perduto + 60% finanziamento agevolato/zero interessi, con durata lunga e pre-ammortamento;
- Pagamenti attesi entro marzo (graduatoria valida anche per eventuali aiuti successivi)
Tutti i dettagli operativi, i requisiti e le modalità di presentazione delle domande saranno presto disponibili sul sito IRFIS: www.irfis.it.
I contributi descritti rappresentano un primo paracadute di liquidità e un canale strutturato di sostegno, ma non sono affatto proporzionati, da soli, alla gravità complessiva dei danni subiti dalle imprese colpite dal ciclone Harry in Sicilia.
Le stime ufficiali dei danni del ciclone Harry in Sicilia superano il miliardo di euro (solo la prima ricognizione della Protezione civile parla di circa 740 milioni, cui vanno aggiunti mancati redditi e altri effetti indiretti).
Il bando di “prima fase” per le imprese ha una dotazione di circa 23 milioni di euro, di cui 20 regionali e 3 della Protezione civile, con contributo minimo di 5.000 euro a fondo perduto per ogni impresa.
Il rapporto tra entità complessiva del danno e risorse disponibili mostra quindi una copertura molto parziale: siamo nell’ordine di pochi punti percentuali rispetto al fabbisogno complessivo, persino prima di calcolare le perdite di fatturato.
Il contributo “immediato” da 5.000 €
I 5.000 euro a fondo perduto sono pensati come aiuto rapido per riattivare attività ferme, non per ripagare danni strutturali.
Per un’impresa con “gravi danni” (laboratorio allagato, macchinari guasti, scorte distrutte, locali inagibili) questa cifra copre al massimo spese urgenti di pulizia, messa in sicurezza, prime riparazioni o il pagamento di qualche mensilità di affitto e stipendi arretrati.
Di fatto, è un indennizzo simbolico e di emergenza, utile a non lasciare completamente sole le imprese nelle settimane successive all’evento, ma del tutto insufficiente rispetto alla perdita patrimoniale e al blocco della capacità produttiva.
Il canale Fondo Sicilia: 40% a fondo perduto + 60% prestito
La “fase due” prevede fino a 400.000 euro per impresa, di cui 40% contributo a fondo perduto e 60% finanziamento agevolato/tasso zero, con lungo pre–ammortamento (prime rate dopo tre anni).
Questo schema ha due facce:
da un lato permette, per alcune imprese, di ricostruire o ristrutturare con una combinazione di risorse non restituibili e debito a costo molto basso, dando tempo prima di iniziare a rimborsare;
Ma dall’altro carica comunque sulle imprese una nuova esposizione debitoria in un contesto in cui hanno già perso capitali, magazzino, clientela e fatturato. Per le realtà più fragili o già indebitate, anche un prestito a tasso zero può essere insostenibile nel medio periodo.
In termini di copertura, un massimale di 400.000 euro per impresa può essere adeguato per attività medio–piccole con danni limitati a impianti e locali, ma diventa modesto per imprese più grandi o filiere produttive con danni multimilionari.
Semplificazione burocratica e tempi
L’eliminazione di DURC e certificazioni dell’Agenzia delle Entrate, sostituite da perizia giurata e autocertificazioni, è un elemento positivo perché accelera l’accesso alle risorse, riducendo un ostacolo tipico dei ristori post–calamità.
Per chi ha avuto danni lievi o moderati, il mix 5.000 euro + eventuale accesso al Fondo Sicilia può risultare sufficiente a rimettersi in piedi, soprattutto se integrato da altre misure statali/assicurative future.
Per chi ha subito gravi danni strutturali o perdite ingenti di fatturato, questi strumenti rappresentano solo un tassello: il contributo immediato è troppo basso e la parte di aiuto più cospicua arriva sotto forma di debito, con il rischio di trasformare una crisi da evento naturale in crisi finanziaria d’impresa.
Siamo comunqnue di fronte a un intervento emergenziale di contenimento, non a un vero ristoro integrale dei danni; la sostenibilità per le imprese più colpite dipenderà da eventuali ulteriori fondi (regionali, nazionali, europei, assicurativi) che si aggiungeranno; dalla capacità del sistema produttivo locale di assorbire nuovo debito, anche se agevolato; dalla selettività dei criteri: se il plafond è fisso, l’aver subito “gravi danni” non garantisce affatto una copertura proporzionata.





