Rifiuti: più 63mila euro, per l’inflazione: il servizio si paga tutto, ma per molti cittadini tanta immondizia resta per strada.

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Agrigento paga di più per i rifiuti, ma resta sporca.

È questa, in sintesi, la contraddizione che emerge dal nuovo atto di liquidazione dell’adeguamento ISTAT a favore del RTI ISEDA–SEA–SEAP, da un lato, e dalle lamentele quotidiane dei cittadini dall’altro.

Più soldi per il servizio, città ancora sporca

Con l’ultima determinazione dirigenziale il Comune di Agrigento liquida alle imprese che gestiscono spazzamento, raccolta e trasporto dei rifiuti urbani e dei servizi di igiene urbana l’adeguamento del contratto per effetto dell’inflazione, così come previsto dall’articolo 20 del Capitolato Speciale d’Appalto. L’adeguamento riguarda il periodo dal 1 febbraio 2025 al 28 febbraio 2026 e si traduce in una spesa complessiva di 63.264,98 euro, imputata al capitolo 9512 del bilancio comunale, a copertura dell’aumento dell’1,5% riconosciuto sul canone contrattuale.

Dietro le cifre ci sono fatture precise: poco più di 30 mila euro per ISEDA con due documenti, oltre 29 mila per SEA e circa 2.700 euro per SEAP, somme che coprono il solo adeguamento dei prezzi e non il costo complessivo del servizio.

Tutto formalmente in regola: DURC regolari per le tre società, richiami alle norme nazionali e regionali su appalti, contabilità e revisione prezzi, IVA versata direttamente all’Erario secondo il meccanismo del reverse charge, come imposto dal D.P.R. 633/72 e dalla legge 190/2014.

Il malcontento dei cittadini: “Paghiamo, ma la città è una discarica diffusa”

Se i documenti certificano la correttezza amministrativa, è la città reale a raccontare un’altra storia.

Agrigento da mesi è al centro di segnalazioni, foto, post indignati e articoli che descrivono un territorio costellato di rifiuti abbandonati, discariche abusive e quartieri che si sentono dimenticati. Secondo un recente resoconto, il Comune rivendica controlli “costanti ed efficaci”, con circa 30 sanzioni in un solo mese per errato conferimento, un uso “capillare” delle fototrappole e oltre 20 informative in Procura per abbandono di rifiuti, ma basta allontanarsi di poche centinaia di metri dal centro per imbattersi in cumuli di sacchetti e ingombranti che restano per settimane.

Sulle pagine social dedicate alla città, nei gruppi cittadini e nei commenti agli articoli online ricorre lo stesso refrain: periferie sommerse dai rifiuti, campagne trasformate in punti di scarico, aree commerciali come il Villaggio Mosè più volte indicate come simbolo di degrado e sporcizia.

La percezione diffusa è che, nonostante il pagamento puntuale del servizio e il rafforzamento del sistema sanzionatorio, il livello di pulizia e igiene urbana resti lontano da quello che ci si aspetterebbe.

Numeri e realtà: la marcia indietro della differenziata

A complicare il quadro ci sono i dati sulla raccolta differenziata, che raccontano una “marcia del gambero”: Agrigento registra un calo della differenziata di oltre il 7% in un anno, nonostante multe, telecamere e campagne di sensibilizzazione.​

L’assessore imputa parte delle responsabilità a comportamenti scorretti di residenti, pendolari e stranieri, ma la regressione delle percentuali solleva dubbi sulla tenuta complessiva del sistema di raccolta porta a porta, sull’efficienza dei Centri comunali di raccolta e sulla reale capacità di presidiare il territorio.

Nel frattempo, il Comune rivendica 153 verbali per abbandono illecito dei rifiuti nel 2025, di cui 55 elevati tramite fototrappole, con sanzioni inasprite fino a 10.000 euro e persino sequestri di veicoli per i casi più gravi.​

Ma il paradosso resta: si inaspriscono le multe, si moltiplicano gli annunci sulla tolleranza zero, e tuttavia per molti quartieri l’immagine quotidiana è quella di strade sporche, marciapiedi invasi da sacchi e microdiscariche che si riformano ciclicamente.

Tra revisioni prezzi e qualità del servizio: le domande inevase

La revisione dei prezzi per effetto dell’inflazione è un diritto previsto dalla legge e dai contratti di appalto, pensato per garantire l’equilibrio economico delle imprese che erogano servizi essenziali come la gestione dei rifiuti.

Ma la domanda che oggi molti cittadini si pongono è se ogni euro in più riconosciuto al gestore corrisponda a un reale miglioramento del servizio, in termini di pulizia delle strade, riduzione delle discariche abusive, regolarità dei passaggi e maggiore decoro nei quartieri più fragili.

La distanza tra le carte e l’asfalto è tutta qui: da una parte un atto amministrativo ineccepibile che liquida 63 mila euro di adeguamento ISTAT a un RTI formalmente in regola, dall’altra una città che, agli occhi di tanti, continua a “pagare per servizi che non vede”, tra TARI, sanzioni e adeguamenti di prezzo.

Resta aperto il nodo politico e amministrativo: chi e come verifica, in modo trasparente e pubblico, che l’aumento del canone si traduca in più spazzamento, raccolta più efficiente, interventi tempestivi nelle periferie e non solo nel salotto buono della città.

Verso una vera accountability sul servizio rifiuti

Per colmare il divario tra bilanci comunali e cassonetti traboccanti servirebbero almeno tre passaggi:

una rendicontazione periodica e accessibile sui livelli di servizio (zone coperte, frequenze di passaggio, tempi di bonifica delle discariche);

la pubblicazione dei dati su costi, penali, contestazioni e obiettivi assegnati al RTI;

un confronto strutturato con comitati, associazioni e quartieri più colpiti dal degrado.

In assenza di questi strumenti di trasparenza e controllo, ogni nuova determinazione di adeguamento prezzi rischia di essere percepita come l’ennesimo “assegno in bianco” a fronte di strade sporche, cittadini esasperati e una città che, almeno sul fronte dei rifiuti, continua a fare passi indietro invece che avanti. parola chiave il servizio viene pagato fino all’ultimo centesimo la città ha problemi di pulizia

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