Rifiuti ad Agrigento, proroghe infinite e promesse tradite

Un contratto definito “capestro”, mai corretto e rinnovato per l’ennesima volta. Così l’emergenza diventa sistema
Agrigento – Non è più una gestione emergenziale. È una scelta politica precisa, reiterata nel tempo e oggi arrivata al suo punto più critico.
Dopo oltre cinque anni di amministrazione, il Comune di Agrigento guidato dal sindaco Francesco Miccichè ha disposto l’ennesima proroga del servizio di raccolta e spazzamento rifiuti, prolungando ancora una volta un contratto che lo stesso primo cittadino aveva pubblicamente definito “capestro”.
Parole pesanti, mai seguite però da fatti concreti.
Con la determinazione dirigenziale n. 560 del 27 febbraio 2026 Determina+Dirigenziale+2026-560, il servizio viene prorogato dal 1° marzo al 31 ottobre 2026 in favore del RTI ISEDA – SEA – SEAP, per un importo complessivo di 6.330.216,54 euro IVA compresa
Determina+Dirigenziale+2026-560
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Una cifra che si aggiunge a anni di proroghe, varianti, adeguamenti e affidamenti senza gara, trasformando un’eccezione prevista dalla legge in una prassi amministrativa strutturale.
Proroghe a catena: quando l’eccezione diventa regola
Il contratto originario, stipulato nel 2019 per la durata di cinque anni, è scaduto da tempo.
Da allora, il Comune ha proceduto con:
una prima proroga,
una seconda proroga tecnica di 13 mesi,
e ora una terza proroga tecnica di ulteriori otto mesi.
Tutto giustificato con il richiamo all’urgenza e alla tutela dell’igiene pubblica.
Ma su questo punto l’ANAC è chiarissima:
le proroghe non possono coprire ritardi programmabili, né possono sostituire una mancata capacità amministrativa di bandire e concludere una gara pubblica.
Quando diventano reiterate, le proroghe violano i principi di concorrenza, trasparenza ed economicità.
E ad Agrigento, quei principi risultano oggi completamente compressi.
Il nodo SRR e la gara che non arriva mai
La responsabilità viene da anni scaricata sulla SRR ATO 4 Agrigento Est e sui ritardi dell’iter regionale: documentazione mancante, URC, CIG non acquisito, attestazioni dei Comuni.
Un rimpallo burocratico infinito che ha prodotto un solo risultato concreto: continuare a pagare lo stesso gestore, alle stesse condizioni, senza alcuna gara.
Nel frattempo, il costo del servizio cresce, le proroghe si accumulano e il Comune perde qualsiasi leva contrattuale.
Il “quinto d’obbligo”: previsto dalla legge, mai applicato
C’è un aspetto ancora più grave e spesso taciuto.
Nonostante il contratto sia stato definito oneroso e penalizzante, l’amministrazione non ha mai applicato il cosiddetto “quinto d’obbligo”, lo strumento previsto dalla normativa per imporre al gestore un aumento delle prestazioni a parità di condizioni economiche.
Un’opzione legittima, utile per migliorare il servizio e tutelare l’interesse pubblico, mai utilizzata.
Al contrario, si è preferito prorogare, pagare e rinviare.
Dalla propaganda alla realtà
La raccolta differenziata è stata uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale di Miccichè: annunci, slogan, percentuali promesse, “svolte epocali” nel ciclo dei rifiuti.
Cinque anni dopo, la fotografia è impietosa:
proroghe senza fine,
gara d’ambito mai conclusa,
nessuna riforma strutturale del servizio,
città ancora sporca e piena di criticità.
Il contratto “capestro” non è mai stato scardinato.
È stato semplicemente normalizzato.
Un’amministrazione a fine corsa che corre sugli appalti
Il dato politico è evidente: negli ultimi mesi di mandato, l’amministrazione accelera su atti pesantissimi dal punto di vista economico e amministrativo, continuando a gestire milioni di euro in assenza di una procedura ordinaria.
L’emergenza è diventata alibi.
La proroga è diventata sistema.
E la responsabilità politica non può più essere elusa.
Conclusione
Agrigento non ha un problema tecnico sui rifiuti.
Ha un problema di governo.
Dopo anni di proroghe, rinvii e promesse mancate, il ciclo dei rifiuti resta imprigionato in una gestione fuori dallo spirito – e sempre più spesso anche fuori dalla lettera – della legge, come più volte chiarito da ANAC.
Il tempo delle giustificazioni è finito.
Ora restano solo gli atti. E parlano chiaro.





