Ranucci ad Agrigento, Fratelli d’Italia contesta l’uso del Giardino Botanico: «Inopportuno dopo le parole su Riina»

Il presidente provinciale Adriano Barba chiede al Libero Consorzio di rivalutare la concessione del Teatro dell’Efebo e di chiarire condizioni economiche, titolo dell’utilizzo ed eventuali patrocini. Il giornalista sarà ad Agrigento il 29 agosto con “Diario di un trapezista”
AGRIGENTO – Fratelli d’Italia contesta l’opportunità di mettere a disposizione uno spazio pubblico per l’iniziativa che vedrà protagonista Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore della trasmissione televisiva Report, atteso ad Agrigento sabato 29 agosto.
Ranucci porterà al Teatro dell’Efebo, all’interno del Giardino Botanico di via Demetra, lo spettacolo Diario di un trapezista. L’appuntamento è inserito nel cartellone ufficiale della stagione 2026, presentato dal Libero Consorzio comunale di Agrigento.
A sollevare il caso è il presidente provinciale di Fratelli d’Italia, Adriano Barba, il quale, attraverso una nota stampa, esprime «forte perplessità e contrarietà» rispetto alla concessione dello spazio, alla luce delle recenti dichiarazioni con le quali Ranucci ha affermato: «Se potessi andare a cena con Totò Riina, io ci andrei».
La frase è stata effettivamente pronunciata dal giornalista rispondendo alle domande riguardanti il rapporto di amicizia con Valter Lavitola e spiegando il proprio metodo di lavoro. Ranucci ha sostenuto di essere abituato, per ragioni professionali, a frequentare e ascoltare anche persone lontane dal proprio mondo e dai propri valori. La dichiarazione è stata trasmessa da La7.
Barba: «Agrigento è la terra di Rosario Livatino»
Secondo Barba, tuttavia, quelle parole sarebbero «inopportune, infelici e profondamente irrispettose della sensibilità di una terra che ha pagato un prezzo altissimo alla violenza mafiosa».
Il presidente provinciale di Fratelli d’Italia chiarisce che la contestazione non riguarda la libertà di espressione del giornalista né il suo diritto a partecipare a iniziative pubbliche o private.
«La questione – precisa Barba – non riguarda in alcun modo la libertà di espressione, che deve essere sempre garantita, né tantomeno la possibilità per un giornalista di presentare il proprio lavoro e confrontarsi liberamente con il pubblico».
Il nodo politico sollevato da Fratelli d’Italia riguarda esclusivamente la decisione di rendere disponibile il Teatro dell’Efebo, struttura realizzata all’interno del Giardino Botanico e appartenente al Libero Consorzio comunale di Agrigento.
«Il Giardino Botanico è del Libero Consorzio e, dunque, dei cittadini della provincia di Agrigento che hanno conosciuto sulla propria pelle il dolore che Totò Riina e Cosa nostra hanno provocato», sostiene Barba.
Particolare rilievo viene attribuito alla figura del giudice Rosario Livatino, magistrato agrigentino assassinato dalla mafia il 21 settembre 1990.
«Agrigento non è una città qualunque quando si parla di mafia, di legalità e del peso che assumono le parole pronunciate nello spazio pubblico. Questa è la terra del giudice Rosario Livatino, assassinato dalla mafia per avere servito lo Stato con rigore, discrezione e straordinario senso delle istituzioni».
Per Fratelli d’Italia, il sacrificio di Livatino costituisce un patrimonio morale dell’intera comunità e imporrebbe alle istituzioni una responsabilità ancora maggiore nella difesa della memoria e nella valutazione delle iniziative ospitate negli spazi pubblici.
Il riferimento all’indagine sull’attentato
Nella nota viene richiamata anche la recente vicenda giudiziaria relativa all’attentato subito da Ranucci nell’ottobre del 2025.
Su questo passaggio è necessario distinguere nettamente i fatti accertati dalle ipotesi investigative. Ranucci è parte offesa, non risulta indagato e, secondo quanto finora emerso, sarebbe stato completamente all’oscuro del piano.
Valter Lavitola è accusato di avere organizzato l’attentato. Una delle ipotesi riportate negli atti giudiziari è che l’azione potesse servire ad accrescere la popolarità del giornalista e a favorirne un possibile percorso politico, ma Lavitola, tramite il proprio difensore, ha fornito una ricostruzione differente delle motivazioni. Le indagini e le valutazioni dell’autorità giudiziaria sono ancora in corso. RaiNews ha ricostruito l’interrogatorio e le ipotesi contenute negli atti.
Lo stesso Barba specifica nella nota che non intende «alimentare insinuazioni né anticipare giudizi» e riconosce espressamente che Ranucci è parte offesa ed estraneo, sulla base degli elementi emersi fino a questo momento, all’organizzazione dell’attentato.
Secondo il dirigente di Fratelli d’Italia, però, la delicatezza della vicenda avrebbe dovuto suggerire al giornalista maggiore prudenza e sensibilità nelle dichiarazioni pubbliche, soprattutto alla vigilia di un appuntamento organizzato in Sicilia.
La richiesta al Libero Consorzio
Fratelli d’Italia non chiede di impedire a Ranucci di venire ad Agrigento, ma invita gli enti competenti a rivalutare la concessione del Teatro dell’Efebo.
«Si contesta non la presenza di Ranucci ad Agrigento, essendo egli naturalmente libero di partecipare a iniziative e di esprimere le proprie opinioni, ma la scelta di concedere e mettere a disposizione uno spazio pubblico per ospitare l’evento», afferma Barba.
Il partito domanda inoltre al Libero Consorzio e alle altre istituzioni coinvolte di rendere pubblici alcuni elementi amministrativi:
- a quale titolo sia stato concesso il Teatro dell’Efebo;
- quali siano le condizioni economiche previste;
- chi abbia presentato la richiesta;
- se l’evento benefici di patrocinio, sostegno economico o di altre forme di partecipazione istituzionale;
- se la concessione possa essere rivalutata alla luce delle dichiarazioni pronunciate da Ranucci.
L’appuntamento del 29 agosto risulta indicato nel cartellone ufficiale del Teatro dell’Efebo come iniziativa curata dall’Associazione culturale Fuoririga. Sul sito dedicato alla manifestazione è prevista la vendita dei biglietti a partire da 20 euro. Il programma è pubblicato sul sito del Giardino Botanico e del Teatro dell’Efebo.
Libertà di parola e responsabilità istituzionale
La posizione di Fratelli d’Italia apre adesso una discussione che coinvolge due piani distinti: il diritto di Ranucci a esprimersi e a presentare liberamente il proprio spettacolo e la responsabilità politica e amministrativa dell’ente proprietario dello spazio.
Per Barba, valutare l’opportunità della concessione non equivarrebbe a esercitare una censura.
«Le istituzioni non esercitano censura quando valutano l’opportunità di concedere i propri spazi: esercitano una responsabilità politica e amministrativa nei confronti della comunità che rappresentano».
Resta ora da comprendere quale sarà la risposta del Libero Consorzio comunale di Agrigento, se verranno rese note le condizioni della concessione e se l’evento del 29 agosto resterà regolarmente confermato.
La conclusione della nota di Barba è netta: «Agrigento è la terra di Rosario Livatino. Totò Riina rappresenta esattamente ciò contro cui uomini come Livatino hanno combattuto, pagando con la propria vita. Questa differenza non può essere cancellata in nome di una provocazione comunicativa e non può essere ignorata da chi amministra il patrimonio pubblico».





