Piazza Lena e Piazza San Giuseppe: oggi lo scempio, ieri le scelte. Dieci anni dopo restano solo degrado e sentenze e c’è chi ha dimenticato lo scempio voluto dai sindaci di allora

Agrigento – Le immagini scattate in questi giorni parlano da sole. Piazza Lena e Piazza San Giuseppe oggi sono due spazi urbani abbandonati, snaturati, privi di una funzione chiara e ridotti a un miscuglio di blocchi lapidei fuori contesto, installazioni artistiche degradate, pavimentazione sporca e aree trasformate di fatto in parcheggi.
Non è una riqualificazione, non è una piazza vissuta: è uno scempio urbano.
Ed è proprio dallo stato attuale di disastro che bisogna partire per ricostruire una vicenda che non è di oggi, ma affonda le sue radici nelle scelte politiche e amministrative di anni fa, oggi cristallizzate da sentenze definitive della giustizia amministrativa.
Due piazze ridotte a simbolo dell’abbandono
Chi attraversa oggi Piazza Lena e Piazza San Giuseppe vede:
opere artistiche inermi e senza manutenzione;
massi e pannelli che sembrano ostacoli più che arredi urbani;
assenza totale di controllo e gestione;
spazio pubblico occupato dalle auto;
un’area che non invita a sostare, ma solo a transitare o parcheggiare.
Questo non è frutto del caso o del tempo che passa: è l’esito finale di un progetto voluto, realizzato e mai governato.
Un progetto nato prima, ma voluto e definito così dall’amministrazione Firetto
È bene chiarirlo subito:
il progetto di riqualificazione delle due piazze era stato avviato negli anni precedenti, ma fu l’amministrazione guidata da Lillo Firetto a realizzare l’intervento, a scegliere l’artista, a definire la collocazione delle installazioni e a dare forma concreta a quello che oggi vediamo.
Ed è altrettanto importante chiarire che non si parla di opinioni, ma di fatti accertati giudiziariamente, seppur riferiti agli anni passati.
Le sentenze: una procedura dichiarata illegittima
Nel 2017, l’amministrazione Firetto aggiudicò i lavori di realizzazione delle opere artistiche all’artista Silvio Benedetto, al termine di una procedura alla quale parteciparono soltanto due concorrenti, tra cui l’architetto Vincenzo Venezia.
Venezia impugnò l’esito:
perse inizialmente al TAR;
ma ottenne una parziale vittoria al Consiglio di Giustizia Amministrativa (CGA).
I giudici amministrativi hanno stabilito un punto fermo:
la commissione giudicatrice era illegittima, perché nominata dal sindaco e non dal dirigente competente, come impone la normativa.
Un errore definito senza mezzi termini un “vizio genetico”, tale da rendere l’organo non legittimamente costituito.
Il tentativo del Comune di ribaltare tutto: respinto
Il Comune di Agrigento ha successivamente chiesto la revocazione della sentenza, sostenendo che, comunque, il progetto di Venezia non avrebbe potuto vincere.
Il CGA ha respinto anche questo tentativo, chiarendo che:
non esistono errori materiali nella sentenza;
con due soli partecipanti, Venezia aveva almeno il 50% di possibilità di aggiudicarsi il concorso;
la discrezionalità artistica poteva essere esercitata solo da una commissione legittima, non da una nominata fuori dalle regole.
Il risultato è definitivo: la procedura resta illegittima e il Comune ha già risarcito Venezia con 16mila euro, soldi pubblici.
“Commissione voluta dal sindaco Firetto”: non una ricostruzione, ma un fatto
All’epoca dei fatti, fu lo stesso sindaco a rivendicare pubblicamente la scelta:
“Il progetto è stato scelto da una speciale Commissione artistica, voluta dal sindaco Lillo Firetto”.
Ed è proprio questa rivendicazione politica che oggi assume un peso decisivo:
la collocazione delle installazioni e l’impostazione artistica delle due piazze sono figlie di una scelta politica precisa, successivamente dichiarata illegittima dai giudici.
Dal contenzioso al degrado: il conto lo paga la città
Oggi, a distanza di anni:
le opere sono lì, inermi e abbandonate;
il contenzioso è chiuso, ma ha già prodotto danni economici;
la città si ritrova con due piazze né rimosse né curate, sospese in un limbo.
Questo è il vero punto politico:
non solo una procedura sbagliata, ma nessuna assunzione di responsabilità successiva.
La fotografia degli ultimi dieci anni
Piazza Lena e Piazza San Giuseppe, così come appaiono oggi, sono la fotografia fedele degli ultimi dieci anni di amministrazione cittadina:
progetti imposti dall’alto, procedure viziate, inaugurazioni, contenziosi, risarcimenti e infine abbandono totale.
Non è polemica.
Sono sentenze, atti e immagini.
E finché nessuno avrà il coraggio di rimettere mano seriamente a questi spazi – anche ammettendo gli errori del passato – queste due piazze continueranno a raccontare, ogni giorno, il fallimento di un’idea di città che ha confuso la riqualificazione con l’improvvisazione.















