PD Agrigento, la guerra dei numeri: Granata acclamato coordinatore, Cuffaro smentisce Sciortino e riapre la ferita del congresso

La nomina per acclamazione di Diego Granata alla guida del circolo «Vittoria Giunti» riaccende lo scontro tra la vecchia e la nuova governance del Partito democratico agrigentino. Alla domanda su quanti iscritti abbiano scelto il nuovo coordinatore, l’assessora Eleonora Sciortino nega che fossero sei, ma il numero non lo fornisce. Interviene l’ex segretario Nino Cuffaro: smentisce i dati del congresso 2025 e lancia un’accusa sul tesseramento. Tutto, alla fine, rimanda a un documento che nessuno ha ancora mostrato: il verbale.
Un post celebrativo, una domanda semplice
Il post con cui Eleonora Sciortino, componente dell’Assemblea nazionale del PD e assessora all’Urbanistica della giunta Sodano, ha salutato la nomina di Diego Granata a coordinatore del circolo «Vittoria Giunti» era un elogio della politica come «elaborazione collettiva». Proprio per questo ha attirato una domanda elementare, posta pubblicamente anche da chi scrive: quanti iscritti hanno scelto Granata? Il numero non è arrivato. È arrivato invece Nino Cuffaro, ex segretario cittadino, con altre cifre e un’accusa pesante. Lo scambio, riportato integralmente più avanti, è diventato la radiografia di una frattura che attraversa il PD agrigentino da almeno un anno.
Due governance, una frattura
La cronologia aiuta a capire. Nel gennaio 2026 il circolo guidato da Cuffaro denunciava presunte trattative sottobanco verso il centrodestra in vista delle amministrative, smentite dal segretario provinciale Francesco Cacciatore. Il 20 marzo Cuffaro lascia la segreteria e il partito, nel silenzio dei vertici. Il 9 aprile la segreteria regionale costituisce un coordinamento cittadino a tre, formato da Sciortino, Maurizio Masone e Granata, e parla apertamente di «defezione» del segretario; Cuffaro replica di essere stato esautorato contro lo statuto, pur annunciando sostegno a Michele Sodano. A giugno Sodano vince il ballottaggio con il 72,31% e Sciortino entra in giunta con le deleghe all’urbanistica e al centro storico. Il 21 ottobre l’assemblea degli iscritti acclama Granata coordinatore fino al congresso cittadino.
La linea di frattura, dunque, non passa tra chi sostiene Sodano e chi no: entrambi i fronti lo hanno appoggiato. Passa tra una gestione che rivendicava autonomia e conflitto anche verso la federazione e un gruppo dirigente che oggi coincide in larga parte con la responsabilità di governo della città. All’assemblea, riferiscono i comunicati, sedevano anche assessori e consiglieri comunali. Nessun documento finora mette in dubbio la legittimità della nomina; la questione è l’autonomia. Il circolo controlla l’amministrazione o si limita a sostenerla?
La risposta che sposta la domanda
Sciortino nega che i votanti fossero sei, ma non dice quanti fossero. Introduce invece un altro dato: al congresso del 2025 la mozione sostenuta da Cuffaro avrebbe raccolto 6 voti contro 50. È uno spostamento dell’oggetto, dalla rappresentatività di oggi del gruppo dirigente a quella di ieri dell’avversario. Anche le dimissioni di Cuffaro, collocate «a giugno se non erro», non coincidono con le cronache, che le registrano a marzo. Quanto ai comunicati sull’assemblea, parlano di «numerosi iscritti» e di «ampia partecipazione». Nessuna cifra.
L’affondo di Cuffaro
Il cuore della vicenda è l’intervento dell’ex segretario. Cuffaro apre con un proverbio, «le bugie hanno le gambe corte», e mette sul tavolo quelli che definisce i veri risultati dell’assemblea congressuale cittadina del 2025: 75 aventi diritto, 49 votanti, 28 voti a Cacciatore, 21 a Giacomo Vivacqua. O uno dei due sbaglia, o si riferiscono a votazioni diverse. Solo il verbale può chiudere la partita.
Poi l’accusa. Sciortino avrebbe accompagnato al voto oltre venti persone tesseratesi il 30 e 31 dicembre 2024, «mai visti al circolo prima di allora e spariti dopo»: le «truppe cammellate», nella definizione di Cuffaro, senza le quali Cacciatore avrebbe perso. È un’accusa, non un fatto accertato, e va letta accanto a un dato regolamentare: le norme congressuali siciliane ammettevano al voto tutti gli iscritti entro il 31 dicembre 2024 presenti nell’anagrafe certificata. Un’iscrizione dell’ultima ora, se certificata, era dunque legittima. La domanda politica è un’altra: militanza o mobilitazione congressuale? La risposta sta nei rinnovi del 2025 e del 2026 e nella partecipazione alle riunioni successive. Sciortino non ha finora replicato nel merito; la sua versione, come quella di chiunque sia chiamato in causa, troverà spazio.
Le domande che restano
Quanti iscritti conta oggi il circolo? Quanti erano presenti all’assemblea che ha eletto Granata, ed esiste un verbale? Dov’è il verbale del congresso 2025 che risolva il «6 contro 50» e il «28 contro 21»? Quante tessere furono registrate il 30 e 31 dicembre 2024, e quante sono state rinnovate? Bastano dati aggregati, senza nomi.
Un’acclamazione suona identica davanti a cinquanta persone o a cinque. Per questo il numero non è un dettaglio: è la notizia. Una comunità politica che si dichiara partecipata ha un modo semplice per dimostrarlo: pubblicare le cifre.






