Palazzo Tomasi mai utilizzato, ma il Comune continua a pagare la luce: Perché mantenere un contratto senza decidere cosa fare dell’immobile?

Palazzo Tomasi non è mai stato realmente utilizzato, eppure il Comune di Agrigento continua a mantenere attiva la fornitura di energia elettrica e a pagarne i relativi costi.
Con la determinazione dirigenziale numero 2577 del 2 settembre 2026 OMISSIS_Determina+Dirigenziale+2026-2577, il Comune ha liquidato alla società Hera Comm complessivamente 86,45 euro per le bollette relative ai mesi di maggio, giugno e luglio 2026:
- 28,71 euro per maggio;
- 28,52 euro per giugno;
- 29,22 euro per luglio.
Tre importi quasi identici che, in assenza dell’indicazione dei chilowattora consumati, fanno ragionevolmente pensare soprattutto ai costi fissi legati al mantenimento del contratto e del contatore. Per averne certezza, tuttavia, l’Amministrazione dovrebbe pubblicare le fatture complete e indicare i consumi effettivamente registrati.
Il punto politico e amministrativo è un altro: perché il Comune continua a pagare una fornitura per un palazzo che non utilizza?
Una sede annunciata ma mai entrata realmente in funzione
Nel gennaio 2025 Palazzo Tomasi era stato indicato come sede di Agrigento Capitale italiana della cultura. L’annuncio avrebbe dovuto rappresentare l’avvio del recupero e della valorizzazione dello storico immobile comunale di Piano Sanzo.
Nella realtà, però, il palazzo non è mai diventato una sede operativa effettivamente utilizzata.
Agrigento 2025 si è conclusa, siamo ormai nel settembre 2026 e Palazzo Tomasi continua a rimanere privo di una destinazione concreta. Nonostante questo, il Comune conserva il contratto di fornitura elettrica e ne sostiene i costi.
Non è la singola bolletta da 28 o 29 euro a rappresentare il problema. Il problema è l’assenza di una decisione.
Il contratto è stato previsto anche per il 2027
La determina rivela un particolare ancora più significativo.
Il 31 marzo 2026, quando l’esperienza di Agrigento Capitale italiana della cultura era già terminata, il Comune ha aderito alla convenzione Consip per la fornitura di energia elettrica a Palazzo Tomasi per dodici mesi.
Successivamente sono stati impegnati 400 euro: 200 euro sul bilancio 2026 e altri 200 euro su quello del 2027.
L’Amministrazione ha quindi programmato di continuare a pagare la fornitura anche nel prossimo anno. Ma per fare cosa?
Esiste un progetto concreto di apertura del palazzo? Sono previsti lavori? È stata individuata una destinazione? Esiste un cronoprogramma? Oppure il Comune continuerà semplicemente a pagare i costi fissi di un contratto per mantenere acceso un contatore in un immobile chiuso?
Prima di pagare bisognerebbe programmare
Una buona amministrazione del patrimonio pubblico dovrebbe partire da una ricognizione puntuale:
- quali immobili comunali sono effettivamente utilizzati;
- quali risultano chiusi o abbandonati;
- quali utenze sono ancora attive;
- quanto costano annualmente luce, acqua e manutenzione;
- quali forniture possono essere sospese o ridimensionate;
- quali edifici devono essere recuperati, affidati, concessi o alienati;
- quali destinazioni pubbliche siano concretamente realizzabili.
Non basta liquidare regolarmente le fatture. Bisogna domandarsi se la spesa abbia ancora una ragione.
Mantenere un’utenza attiva può essere giustificato se esiste un intervento imminente, se sono in corso lavori, se occorre alimentare sistemi di sicurezza oppure se è stata programmata a breve l’apertura dell’edificio. Ma tutto questo deve risultare dagli atti.
Nella determina numero 2577 non viene indicata alcuna attività svolta a Palazzo Tomasi, nessun progetto imminente e nessuna ragione specifica che giustifichi il mantenimento della fornitura.
Quanti altri contatori vengono pagati inutilmente?
Il caso di Palazzo Tomasi pone una questione più ampia.
Quanti immobili comunali inutilizzati conservano ancora contratti di energia elettrica o acqua regolarmente pagati dal Comune? Quanto spendono complessivamente ogni anno i cittadini per utenze intestate a edifici chiusi, abbandonati o privi di una destinazione?
Una bolletta di 29 euro può sembrare irrilevante. Ma dieci, venti o cinquanta utenze mantenute senza una verifica diventano una spesa significativa.
È precisamente questo che l’Amministrazione dovrebbe controllare: non soltanto la regolarità contabile delle fatture, ma l’utilità effettiva dei contratti.
Sodano e Crosta decidano cosa fare di Palazzo Tomasi
Il sindaco Michele Sodano e il vicesindaco Giovanni Crosta, titolare della delega al Patrimonio, devono adesso chiarire quale futuro intendano assegnare a Palazzo Tomasi.
Il Comune dovrebbe rendere pubblici:
- i consumi effettivi in kWh registrati nei mesi di maggio, giugno e luglio;
- la parte delle fatture riferibile ai consumi e quella dovuta ai costi fissi;
- le ragioni per cui il contratto è stato attivato o mantenuto nel marzo 2026;
- l’esistenza di eventuali apparecchiature o impianti che richiedano alimentazione continua;
- il progetto previsto per l’utilizzo dell’edificio;
- i tempi necessari per la sua apertura;
- i costi stimati per renderlo realmente fruibile;
- l’eventuale possibilità di sospendere o ridimensionare la fornitura sino alla concreta utilizzazione.
Se esiste un progetto, venga presentato alla città. Se non esiste, si valuti immediatamente se abbia senso continuare a pagare.
Non è soltanto una bolletta: è assenza di programmazione
Il vero spreco non consiste esclusivamente negli 86,45 euro liquidati. Consiste nel mantenere contratti, sostenere costi e approvare pagamenti senza avere stabilito quale funzione debba svolgere il bene pubblico al quale quelle spese sono collegate.
Palazzo Tomasi è un immobile storico di proprietà comunale. Non può rimanere indefinitamente chiuso, inutilizzato e privo di prospettive mentre il Comune continua a pagarne le utenze.
L’Amministrazione Sodano avvii una ricognizione di tutti gli immobili comunali e dei relativi contratti. Per Palazzo Tomasi, soprattutto, assuma finalmente una decisione: recuperarlo e utilizzarlo, affidarlo attraverso procedure trasparenti oppure adottare un diverso progetto di valorizzazione.
Continuare semplicemente a pagare una bolletta, anche se composta presumibilmente soltanto da costi fissi, non è amministrare. È rinviare ancora una volta il problema a spese dei cittadini.





