Niente ascensore esterno nello stabile di via Crispi, ripristinati i luoghi già sventrati

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Report Sicilia nel gennaio scorso aveva segnalato l’inizio e la prosecuzione dei lavori per l’installazione di un ascensore esterno a servizio di più condomìni in via Crispi, ad Agrigento. In tanti avevano mosso perplessità dal punto di vista tecnico, amministrativo e di trasparenza. A distanza di otto mesi, la zona è stata ripristinata come era all’origine, prima dello scavo e della prosecuzione dei lavori. Cosa sarà successo?

La finalità dichiarata dell’intervento pare fosse quella del superamento delle barriere architettoniche, obiettivo legittimo e pienamente tutelato dalla normativa vigente. Garantire l’accessibilità a persone anziane e a chi convive con disabilità, anche ai sensi della legge 104/92, non è una “stravaganza estetica”, ma un’esigenza sociale reale che nessuno mette in discussione.

Tuttavia, la finalità dell’opera, da sola, non esaurisce il tema.

Il nodo delle opere strutturali

Dalle immagini e dai riscontri raccolti a suo tempo emerse che, per la realizzazione dell’ascensore, sarebbe stato necessario abbattere o modificare un muro di contenimento, con uno scavo profondo a ridosso degli edifici e del piano stradale. Un muro di contenimento non è un elemento secondario: incide direttamente sulla stabilità dei luoghi e sulla sicurezza di residenti e passanti. La domanda fu quindi inevitabile: gli organi tecnici preposti – Comune, Genio Civile e, trattandosi di area vincolata, anche gli enti competenti in materia paesaggistica – erano pienamente a conoscenza di quanto realizzato? E soprattutto: tali opere risultavano formalmente autorizzate in ogni loro parte?

Area comunale o privata?

Altro punto tutt’altro che marginale riguardava l’eventuale interferenza con suolo comunale.
Se l’intervento insisteva, anche solo parzialmente, su area pubblica, occorreva chiarire:

  • con quale titolo concessorio,

  • sulla base di quale atto amministrativo,

  • e con quale valutazione di interesse pubblico.

Il requisito della “necessità”

C’era poi un aspetto che merita particolare attenzione. La normativa consente interventi anche invasivi quando sussiste una necessità concreta, attuale e documentata, come la presenza di persone con disabilità o l’impossibilità di soluzioni alternative meno impattanti. Secondo quanto segnalato, nessuno dei residenti risulterebbe in possesso dei requisiti richiesti per qualificare l’opera come necessaria ai fini del superamento delle barriere architettoniche. Se ciò fosse confermato, l’intervento rischiava di collocarsi non nell’ambito della necessità, ma in quello del semplice miglioramento. Una distinzione non formale: se il criterio diventasse “potrebbe servire”, allora – per coerenza – si dovrebbe intervenire su tutti i palazzi della città, anche occupando suolo pubblico e derogando alle regole ordinarie. Uno scenario che la legge, evidentemente, non prevede.

Informare significa fare chiarezza

Il tema, dunque, non era e non è essere “contro” l’accessibilità, ma pretendere chiarezza totale su:

  • autorizzazioni rilasciate,

  • impatto strutturale delle opere,

  • utilizzo di suolo pubblico,

  • reale sussistenza dei presupposti di legge.

Chiedere trasparenza e verifiche non significa ostacolare i diritti delle persone fragili, ma garantire che tali diritti vengano tutelati nel rispetto delle regole, della sicurezza e dell’uguaglianza. Perché se una norma vale per un intervento, deve valere per tutti. Adesso in questo angolo di via Crispi la situazione è tornata a come si presentava fino allo scorso dicembre, senza ascensore, con un accesso al palazzo “normale”. 

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