La generazione dei fenomeni di ritorno, dall’Erasmus alle poltrone del Comune

In campagna elettorale Michele Sodano e i suoi sostenitori facevano ascoltare alla città «Sogna ragazzo sogna» di Roberto Vecchioni. Quattro mesi dopo, tra nomine, amici, top player, vecchi equilibri e promesse ancora da mantenere, la colonna sonora sembra essere cambiata. Oggi a raccontare meglio le contraddizioni della rivoluzione annunciata è «Il conformista» di Giorgio Gaber. Perché il problema non è conquistare il Comune, ma dimostrare di voler cambiare davvero il modo di amministrarlo.
AGRIGENTO. In campagna elettorale Michele Sodano e i suoi facevano ascoltare agli agrigentini Sogna ragazzo sogna, la bellissima canzone di Roberto Vecchioni.
Una scelta musicale perfetta per accompagnare la narrazione di una rivoluzione.
Il sogno di cambiare Agrigento. Il sogno di liberarla dalle vecchie logiche politiche. Il sogno di affidarla a una nuova generazione di amministratori capaci, preparati, competenti e soprattutto diversi da quelli che li avevano preceduti.
Una città migliore, un’amministrazione trasparente, la fine delle spartizioni e dei soliti accordi di potere.
Tutto molto bello.
Poi, però, le elezioni sono finite.
Michele Sodano è diventato sindaco, i suoi amici e collaboratori sono arrivati al Comune e il sogno ha dovuto fare i conti con la realtà.
Ed è proprio guardando quello che sta accadendo ad Agrigento che ci siamo convinti di una cosa.
Forse è arrivato il momento di cambiare colonna sonora.
Non più Sogna ragazzo sogna di Roberto Vecchioni.
Oggi sembra molto più appropriata Il conformista di Giorgio Gaber.
Una canzone straordinaria, che abbiamo deciso di proporre a corredo di questo articolo, perché racconta con ironia la capacità di adattarsi alle circostanze, cambiare posizione e trovare sempre una collocazione compatibile con le convenienze del momento.
E c’è una coincidenza che sembra scritta apposta per Agrigento.
A un certo punto il protagonista della canzone dice
«Ultimamente sono un po’ controcorrente».
Giorgio Gaber non poteva certamente immaginare che, molti anni dopo, ad Agrigento sarebbe arrivato un movimento politico chiamato proprio Controcorrente, con Ismaele La Vardera a sostenere un sindaco che avrebbe promesso di rivoluzionare tutto.
Naturalmente il brano non ha alcun riferimento alla politica agrigentina.
Ma la coincidenza è talmente efficace da suggerire una domanda.
Michele Sodano e i suoi sono davvero controcorrente oppure hanno semplicemente imparato ad adattarsi alla corrente che porta al potere?
Perché tra il sogno raccontato durante la campagna elettorale e quello che stiamo osservando dopo quattro mesi di amministrazione sembra esserci una distanza che merita di essere raccontata.
La generazione dei fenomeni di ritorno, dall’Erasmus alle poltrone del Comune
Una volta gli Stadio cantavano Generazione di fenomeni.
Erano i tempi dei Ragazzi del muretto.
Non esistevano ancora Millennials, Generazione Z e tutte queste etichette con cui oggi si pretende di classificare intere generazioni.
Ad Agrigento, invece, sembra essere nata una categoria completamente nuova.
La generazione dei fenomeni di ritorno.
Quelli che hanno fatto l’Erasmus, studiato fuori, vissuto lontano da Agrigento, conosciuto il mondo e sono tornati per spiegarci come funziona.
Noi, nel frattempo, eravamo rimasti sul muretto ad aspettarli.
Evidentemente aspettavamo i salvatori della patria.
Sono arrivati con Michele Sodano, accompagnati dalla narrazione delle eccellenze, delle competenze internazionali, dei curricula straordinari e dei famosi top player che avrebbero dovuto rivoluzionare Agrigento.
Una squadra presentata quasi come se il Comune fosse diventato una multinazionale alla ricerca dei migliori talenti del pianeta.
Il messaggio era chiaro.
Finalmente arrivavano quelli bravi.
Quelli preparati.
Quelli che avevano visto il mondo.
Quelli che avrebbero insegnato alla vecchia politica come si amministra una città.
E noi, poveri agrigentini rimasti sul muretto, avremmo dovuto limitarci ad applaudire.
Poi, però, è arrivato il momento di governare.
E improvvisamente abbiamo scoperto che amministrare Agrigento è un po’ più complicato che raccontare le proprie esperienze internazionali.
Perché una città non si governa con l’Erasmus.
Non si governa con le fotografie.
Non si governa con i video motivazionali.
E soprattutto non si governa continuando a raccontare quanto si è diversi dagli altri.
Una città si governa con gli atti, con le decisioni e con i risultati.
I top player e quei redditi che fanno sorgere qualche domanda
C’è poi un aspetto che rende ancora più singolare la narrazione costruita intorno alla nuova amministrazione.
Quello dei redditi.
Report Sicilia si è già occupato delle dichiarazioni reddituali e patrimoniali pubblicate dai componenti della Giunta comunale.
Documenti che consentono di conoscere la situazione economica dichiarata da alcuni protagonisti della nuova stagione amministrativa.
Ed è proprio confrontando quelle dichiarazioni con la rappresentazione pubblica delle loro carriere che emerge una contraddizione politica degna di attenzione.
Alcuni professionisti presentati come autentiche eccellenze, con esperienze straordinarie e competenze che avrebbero dovuto fare la differenza, hanno dichiarato redditi particolarmente contenuti.
Tanto da suggerire una provocazione.
Ma questi top player, prima di arrivare al Comune, quanto guadagnavano davvero?
Quali risultati professionali avevano conseguito?
Quali organizzazioni avevano diretto?
Quali bilanci avevano gestito?
Quali esperienze amministrative avevano maturato?
Quali risultati concreti giustificavano quella presentazione quasi trionfale?
Naturalmente un reddito basso non significa essere incapaci.
Non dimostra l’assenza di competenze e non rappresenta una colpa.
E non consente, da solo, di stabilire se qualcuno avrebbe avuto diritto al Reddito di cittadinanza, misura ormai superata e per la quale erano previsti anche requisiti patrimoniali e familiari.
Ma resta il contrasto tra la narrazione delle carriere straordinarie e i risultati economici dichiarati da alcuni dei protagonisti.
Non è il reddito a stabilire il valore di una persona.
Ma se si presenta una squadra come un concentrato di successi professionali, è legittimo chiedere quali siano stati quei successi.
E soprattutto quali benefici stiano producendo oggi per Agrigento.
Perché aver fatto l’Erasmus non significa automaticamente saper amministrare.
Aver vissuto all’estero non rende necessariamente più competenti di chi è rimasto.
E tornare ad Agrigento non conferisce il diritto di spiegare agli agrigentini come devono vivere, lavorare e governare la propria città.
Dalla rivoluzione annunciata alla conquista del Palazzo
Michele Sodano aveva promesso di cambiare tutto.
Aveva raccontato una città ostaggio delle vecchie logiche politiche, delle spartizioni, degli accordi tra partiti e delle decisioni assunte nelle stanze del potere.
Aveva promesso trasparenza, meritocrazia, partecipazione e discontinuità.
Poi è diventato sindaco.
E oggi la domanda è inevitabile.
Che cosa è cambiato realmente?
Sono cambiati alcuni nomi.
Sono cambiate alcune persone che occupano le poltrone.
Sono cambiati gli equilibri politici.
Ma sono cambiate le procedure?
Sono cambiati i criteri delle nomine?
Sono cambiate le modalità attraverso le quali vengono individuati i collaboratori?
Oppure quella che era stata presentata come una rivoluzione si sta rivelando una semplice conquista delle posizioni di potere?
Il rischio politico è che gli agrigentini abbiano assistito a quello che, con una provocazione, potremmo definire un colpo di Stato della narrazione.
Non certo un colpo di Stato in senso giuridico o istituzionale.
Michele Sodano è stato eletto democraticamente e nessuno mette in discussione la legittimità del suo mandato.
Ma una cosa è conquistare legittimamente il governo della città.
Un’altra è presentare quella conquista come una rivoluzione amministrativa senza dimostrare di avere realmente cambiato il metodo.
Perché cambiare chi occupa le poltrone non significa necessariamente cambiare il sistema.
Michele e i suoi amici, quando le conoscenze diventano una questione politica
Le amicizie esistono.
I rapporti personali esistono.
Le affinità politiche fanno parte della vita pubblica.
Nessuno sostiene che conoscere il sindaco costituisca un’incompatibilità o che un rapporto di amicizia dimostri automaticamente un favoritismo.
Ma quando una campagna elettorale viene costruita sulla promessa di rompere con le vecchie logiche, anche le scelte fiduciarie assumono un significato politico particolare.
Perché non si può contestare per anni il metodo degli altri e poi considerare normale quello stesso metodo quando si conquista il potere.
La rivoluzione promessa avrebbe dovuto introdurre nuove regole.
Procedure più trasparenti.
Criteri di scelta conoscibili.
Valutazioni comparative quando previste o comunque opportune.
Motivazioni verificabili.
Invece, almeno in alcune vicende che Report Sicilia ha seguito, il metodo utilizzato appare ancora tutto da spiegare.
E il caso del Teatro Pirandello rappresenta un esempio particolarmente significativo.
Teatro Pirandello, arriva Picarella e il ruolo del CdA solleva interrogativi
Domani, giovedì 15 ottobre 2026, alle ore 9.30, nel foyer del Teatro Luigi Pirandello, è prevista la conferenza stampa di presentazione del nuovo direttore artistico Leandro Picarella.
Un regista cinematografico agrigentino che ha maturato esperienze nel mondo del cinema e della produzione audiovisiva.
Un professionista il cui percorso merita rispetto.
Ma AgrigentoOggi ha riferito anche dell’esistenza di un rapporto di amicizia tra Picarella e Michele Sodano.
Un’amicizia che, da sola, non dimostra alcuna irregolarità.
La questione riguarda il metodo.
Chi ha scelto Picarella?
Quanti curricula sono stati valutati?
È stato pubblicato un avviso?
Quali progetti artistici sono stati esaminati?
Quali competenze specifiche nella direzione di un teatro di prosa sono state considerate?
E soprattutto, quale organo della Fondazione ha assunto formalmente la decisione?
Perché, secondo le informazioni raccolte da Report Sicilia, la scelta sarebbe stata effettuata direttamente dal Consiglio di amministrazione.
Ma lo statuto della Fondazione attribuisce al direttore generale la competenza a nominare e revocare il direttore artistico, sentito il CdA.
Una differenza tutt’altro che secondaria.
La direttrice generale Alessandra Fiaccabrino ha esercitato formalmente la propria competenza?
Il Consiglio di amministrazione ha espresso un parere oppure ha adottato direttamente la decisione?
Esiste un provvedimento di nomina sottoscritto dall’organo competente?
Non affermiamo che sia stata commessa una violazione statutaria.
Per stabilirlo occorre esaminare gli atti.
Ma proprio per questo chiediamo al presidente Osvaldo Lo Iacono di rendere pubblici il verbale del CdA e il provvedimento formale di nomina.
Perché se si promette una rivoluzione amministrativa, il rispetto delle competenze statutarie dovrebbe rappresentare il punto di partenza.
Non un dettaglio da chiarire dopo una conferenza stampa.
Da Guardì a Torre, il Teatro aveva già conosciuto grandi professionisti
Prima di Leandro Picarella, il Teatro Pirandello ha conosciuto direzioni artistiche affidate a personalità importanti del mondo dello spettacolo.
Michele Guardì, direttore artistico durante l’amministrazione Sodano senior.
Mario Gaziano, che ha ricoperto l’incarico per un anno durante la gestione commissariale della dottoressa Giammanco.
Gianfranco Jannuzzo, protagonista del teatro nazionale.
Sebastiano Lo Monaco, alla guida artistica del Pirandello dal 2015 al 2020.
Francesco Bellomo, produttore teatrale agrigentino nominato nel 2021.
E infine Roberta Torre, regista e autrice con esperienze nel cinema e nel teatro.
Sei personalità con percorsi differenti, ma tutte legate al mondo dello spettacolo e della produzione artistica.
Adesso arriva Picarella.
Nessuno sostiene che un regista cinematografico non possa dirigere artisticamente un teatro di prosa.
Ma sarebbe interessante conoscere quali precedenti esperienze specifiche abbiano determinato la scelta.
Anche perché la stagione teatrale 2026/2027, predisposta da Roberta Torre, è stata mantenuta dalla nuova governance.
Dunque si cambia il direttore artistico, ma si conserva il cartellone preparato dalla precedente direzione.
E allora perché non confermare Torre?
Quale progetto nuovo porterà Picarella?
E quale rivoluzione culturale si intende realizzare?
Fiaccabrino resta, Cinque diventa vicepresidente e il passato non scompare
La rivoluzione del Teatro Pirandello presenta anche un’altra particolarità.
Alessandra Fiaccabrino, già candidata alle elezioni regionali del 2022 con Forza Italia e indicata come vicina all’area politica del deputato Riccardo Gallo, è stata mantenuta alla Direzione generale fino alla fine dell’anno.
Giulio Cinque, già componente della precedente governance e nominato dalla Regione, è diventato vicepresidente della Fondazione.
Roberta Torre non è stata confermata.
E ora arriva Leandro Picarella.
Dunque alcune figure del precedente assetto rimangono, altre vengono sostituite.
Una scelta che può anche avere ragioni amministrative e professionali legittime.
Ma quali sono?
Perché mantenere alcune persone e sostituirne altre?
Quali criteri sono stati adottati?
Se il precedente sistema era davvero quello da superare, perché conservarne una parte?
E se invece alcune figure erano valide, perché presentare l’intera stagione precedente come qualcosa da rivoluzionare?
Il problema non è chi rimane e chi arriva. Il problema è la coerenza tra quello che si promette e quello che si fa.
Il Comune costa, ma quali risultati stanno producendo i top player?
Nei primi quattro mesi di amministrazione, dall’11 giugno all’11 ottobre, Report Sicilia ha stimato in circa 200.000 euro il costo complessivo della Giunta comunale.
Una cifra che rappresenta una valutazione dei costi del periodo e che deve essere distinta dalle somme effettivamente liquidate e certificate dagli uffici.
Ma il punto politico non è soltanto quanto costi amministrare.
Il punto è cosa produca l’amministrazione in cambio delle risorse pubbliche impiegate.
Quali problemi sono stati risolti?
Quali servizi sono migliorati?
Quali provvedimenti strutturali sono stati adottati?
Quali risultati possono essere verificati dai cittadini?
Agrigento continua a fare i conti con una viabilità in condizioni difficili, con le perdite idriche, con le criticità della gestione dei rifiuti e con numerosi problemi della macchina comunale.
Le condizioni di via Imera, i rifiuti di via Manzoni, le perdite d’acqua e le difficoltà dei servizi pubblici sono soltanto alcuni degli argomenti che Report Sicilia ha documentato.
Naturalmente nessuno può pretendere che un sindaco risolva in quattro mesi problemi accumulati in anni.
Ma si può pretendere che presenti atti, programmi, priorità e risultati.
Soprattutto quando ha promesso una rivoluzione.
Perché un conto è amministrare una città complessa.
Un altro è continuare a raccontare che la rivoluzione sia già cominciata senza mostrare concretamente dove.
Il bilancio e gli accordi con la politica che doveva essere superata
C’è poi il rapporto con il Consiglio comunale.
La rivoluzione annunciata si è dovuta confrontare con gli equilibri politici esistenti.
Con una maggioranza consiliare nella quale il centrodestra mantiene un peso determinante.
Con accordi, votazioni, commissioni e trattative che appartengono alla normale dialettica istituzionale.
Ma che assumono un significato particolare quando vengono osservati alla luce delle promesse elettorali.
Perché Michele Sodano aveva costruito la propria immagine sulla rottura con le vecchie logiche.
E oggi deve spiegare come intenda governare senza riprodurre proprio quelle dinamiche che aveva contestato.
Il bilancio comunale rappresenta un esempio.
Predisporre e sottoporre al Consiglio gli strumenti finanziari necessari all’amministrazione compete agli organi dell’amministrazione attiva, secondo le rispettive attribuzioni.
Il Consiglio esercita poi le proprie competenze di esame e approvazione.
Non si può trasferire automaticamente sui consiglieri la responsabilità politica di un documento che l’amministrazione non ha ancora portato al voto.
E non si può trasformare ogni difficoltà amministrativa in uno scontro propagandistico.
Perché governare significa assumersi responsabilità.
Non soltanto individuare avversari ai quali attribuire le colpe.
Le promesse ai cittadini e il caso di Danilo
E poi ci sono le promesse.
Quelle fatte durante la campagna elettorale.
Quelle ripetute davanti alle telecamere.
Quelle rivolte direttamente ai cittadini.
Tra queste c’è la vicenda di Danilo, il senzatetto al quale Michele Sodano aveva promesso una casa e un posto di lavoro.
Una storia che Report Sicilia continua a seguire.
Perché le promesse fatte da un sindaco non possono essere considerate semplici frasi pronunciate per ottenere consenso.
Devono essere affrontate con responsabilità, nel rispetto delle procedure e delle possibilità effettive dell’amministrazione.
Danilo non è un argomento da utilizzare soltanto durante una campagna elettorale.
È una persona.
E la sua vicenda rappresenta un banco di prova della credibilità politica del sindaco.
Che fine hanno fatto quelle promesse?
Quali iniziative concrete sono state assunte?
Quali risposte sono state date?
Perché una rivoluzione che vuole mettere al centro le persone deve dimostrarlo proprio quando le telecamere si spengono.
E La Vardera cosa pensa della rivoluzione degli amici?
C’è infine una responsabilità politica che non può essere ignorata.
Quella di Ismaele La Vardera.
Controcorrente ha costruito una parte importante della propria identità sulla denuncia delle vecchie logiche di potere.
Sulla promessa di rompere con le spartizioni.
Sulla necessità di introdurre un modo diverso di fare politica.
Michele Sodano è stato presentato come uno degli interpreti di questo cambiamento.
E allora La Vardera dovrebbe spiegare se considera coerenti con quel progetto le modalità delle scelte che si stanno compiendo ad Agrigento.
Condivide il metodo seguito nella Fondazione Teatro Pirandello?
Ritiene che le nomine fiduciarie rappresentino una discontinuità rispetto al passato?
Considera sufficiente cambiare i nomi oppure ritiene necessario introdurre nuove procedure?
E soprattutto, ritiene che la trasparenza debba essere pretesa soltanto dagli avversari politici oppure anche dagli amministratori sostenuti dal proprio movimento?
Perché è facile contestare le scelte degli altri quando si è all’opposizione.
Più difficile è dimostrare di saper amministrare diversamente quando si conquista il governo delle istituzioni.
E qui torniamo a Giorgio Gaber.
Al suo Conformista.
A quella straordinaria rappresentazione di chi riesce sempre a trovare una posizione compatibile con le convenienze del momento.
Una satira che non appartiene a un solo partito o a una sola stagione politica.
Perché il conformismo non ha colore.
E può riguardare anche chi si presenta come il più convinto degli anticonformisti.
Michele, il Comune non è il salotto degli amici
Il Comune di Agrigento non appartiene a Michele Sodano.
Non apparteneva ai sindaci precedenti.
Non appartiene ai partiti che compongono il Consiglio comunale.
E non appartiene agli amici di chi governa.
Appartiene agli agrigentini.
Le istituzioni non possono essere considerate luoghi da conquistare per sostituire una rete di relazioni con un’altra.
Gli incarichi pubblici devono essere conferiti nel rispetto delle norme, delle competenze e dei criteri previsti.
Le decisioni devono essere motivate.
Gli organi amministrativi devono esercitare le proprie responsabilità.
E i cittadini devono poter verificare come vengono utilizzate le risorse pubbliche.
Perché una rivoluzione autentica non consiste nel prendere possesso delle stanze del potere.
Consiste nel cambiare il modo in cui quel potere viene esercitato.
Da Vecchioni a Gaber, il sogno è finito oppure è cambiata soltanto la musica?
Ed eccoci alla conclusione.
Durante la campagna elettorale Michele Sodano e i suoi facevano ascoltare Sogna ragazzo sogna di Roberto Vecchioni.
Era la colonna sonora della speranza.
Del cambiamento.
Di una generazione che prometteva di restituire Agrigento agli agrigentini.
Oggi, dopo quattro mesi, quella canzone sembra appartenere a un’altra stagione.
Perché quando il sogno incontra il potere, arriva il momento della verità.
E la verità si misura attraverso le scelte.
Attraverso gli incarichi.
Attraverso il rispetto delle regole.
Attraverso la capacità di mantenere le promesse.
Attraverso i risultati.
Per questo abbiamo scelto di accompagnare l’articolo con Il conformista di Giorgio Gaber.
Non perché vogliamo attribuire automaticamente ai protagonisti della politica agrigentina il personaggio raccontato nella canzone.
Ma perché quella satira offre una chiave di lettura delle contraddizioni tra le parole pronunciate quando si cerca il consenso e i comportamenti adottati quando si conquista il potere.
Michele Sodano e i suoi hanno ricevuto un mandato democratico per amministrare Agrigento.
Nessuno lo mette in discussione.
Ma governare non significa considerare il Comune una conquista personale.
E soprattutto non significa poter chiamare rivoluzione qualsiasi decisione della nuova amministrazione.
Avete cambiato il sistema oppure avete soltanto cambiato le persone che lo controllano?
È questa la domanda alla quale il sindaco dovrebbe rispondere.
Non con un altro video.
Non con un’altra fotografia.
Non con un’altra conferenza stampa.
Ma con gli atti e con i risultati.
Noi, intanto, siamo ancora qui.
Sul nostro vecchio muretto.
Non aspettiamo più che i fenomeni tornino a spiegarci il mondo.
Aspettiamo che comincino a dimostrare cosa sanno fare per Agrigento.
Perché in campagna elettorale ci invitavano a sognare.
Oggi vorremmo soltanto evitare di svegliarci e scoprire che la rivoluzione era una promessa elettorale e che, una volta conquistato il Palazzo, la musica è cambiata.
Da Sogna ragazzo sogna a Il conformista.
Forse la colonna sonora più appropriata per raccontare i primi quattro mesi della rivoluzione di Michele Sodano.





