Maddalusa, Legambiente detta la linea alla giunta di cui è parte: «Acqua temporanea, poi via dalle case abusive»

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Il Circolo Rabat, rappresentato nell’amministrazione Sodano dall’assessore Giuseppe Riccobene, propone alloggi alternativi per gli aventi diritto e la liberazione della Valle. Non una semplice posizione esterna, ma un indirizzo politico che arriva dall’interno della maggioranza

AGRIGENTO – Acqua soltanto in via temporanea, sistemazioni alternative per le famiglie che possiedono i requisiti previsti dalla legge e successiva liberazione della Valle dei Templi dagli immobili abusivi.

È questa la posizione che Legambiente Circolo Rabat APS porta nella seduta aperta del Consiglio comunale di Agrigento del 27 agosto, convocata per affrontare la crisi idrica di Maddalusa.

Ma c’è un aspetto politico che non può essere relegato in secondo piano: Legambiente non interviene nella vicenda come un soggetto completamente esterno all’amministrazione comunale. Il Circolo è infatti rappresentato nella giunta guidata dal sindaco Michele Sodano dall’assessore Giuseppe Riccobene, titolare, peraltro, delle deleghe all’Igiene e sanità pubblica, alle Politiche per l’ambiente e ai rapporti con i gestori dei servizi idrico e dei rifiuti.

Proprio quelle deleghe che incrociano direttamente la crisi di Maddalusa.

Il documento firmato dal presidente Daniele Gucciardo assume, dunque, un valore che va ben oltre la posizione di un’associazione ambientalista. È un indirizzo politico proveniente da una realtà che esprime un proprio rappresentante nell’esecutivo Sodano e che, attraverso Riccobene, partecipa alle scelte amministrative sulla gestione dell’acqua, dell’ambiente e dell’emergenza igienico-sanitaria.

«Liberare la Valle dagli immobili abusivi»

La posizione espressa da Legambiente è netta: la crisi idrica non può diventare l’occasione per modificare i confini del Parco o mettere in discussione il sistema di norme e vincoli che tutela la Valle dei Templi.

«La crisi idrica non si risolve mettendo in discussione un sistema organico di norme e vincoli – si legge nel documento –. Occorre, invece, liberare la Valle dagli immobili abusivi e, per le famiglie che ne hanno diritto, prevedere l’accesso agli alloggi popolari disponibili o da realizzare, oppure individuare immobili esistenti e non abitati da destinare all’edilizia residenziale pubblica».

La proposta è quindi composta da due passaggi: garantire una soluzione abitativa alle famiglie realmente bisognose e, subito dopo, procedere alla liberazione dell’area dagli immobili abusivi.

Acqua ai fragili, ma solo per il tempo necessario a lasciare le case

Legambiente riconosce la necessità di tutelare i soggetti fragili, i disabili, gli anziani e i minori, ma sostiene che la fornitura idrica d’emergenza non debba trasformarsi in uno strumento capace di cristallizzare la situazione esistente.

«La concessione dell’acqua – sostiene il Circolo Rabat – dovrebbe avere carattere temporaneo ed essere limitata al periodo strettamente necessario per lasciare l’abitazione abusiva».

Nel documento viene richiamata l’ordinanza con la quale il sindaco Michele Sodano ha disposto l’attivazione del Centro operativo comunale e l’approvvigionamento attraverso le autobotti per le famiglie con soggetti fragili.

Secondo Legambiente, tuttavia, il numero limitato di famiglie che si sarebbero rivolte al COC rappresenta un dato politico e amministrativo da valutare. L’associazione chiede quindi un censimento puntuale del fabbisogno idrico e abitativo, distinguendo le reali emergenze sociali dai possibili tentativi di utilizzare la questione dell’acqua per ottenere una legittimazione indiretta dell’abusivismo.

La presenza di un soggetto fragile all’interno di una famiglia, inoltre, non coinciderebbe automaticamente con una situazione di povertà tale da rendere indispensabile l’assegnazione di un alloggio popolare. Nei casi in cui il nucleo familiare disponga delle risorse necessarie, la fornitura temporanea dovrebbe consentire esclusivamente il trasferimento in un’altra abitazione.

Una posizione particolarmente rigida che, proprio perché proveniente da una componente rappresentata nella giunta comunale, impone adesso di comprendere se sia condivisa anche dal sindaco Sodano e dall’intero esecutivo.

Meno di cento famiglie da trasferire

Legambiente prova anche a quantificare il problema. Nel documento si afferma che le costruzioni abusive censite nella zona A sarebbero 329 e si richiamano le dichiarazioni del procuratore della Repubblica Giovanni Di Leo, secondo cui, con riferimento a Maddalusa, circa il 70 per cento degli immobili sarebbe costituito da seconde case.

Partendo da questi dati, le famiglie da sistemare – qualora possiedano i requisiti per accedere all’edilizia residenziale pubblica – sarebbero meno di cento.

Il Circolo Rabat mette questa cifra a confronto con le circa 5.800 abitazioni che ad Agrigento risulterebbero sottoutilizzate, pari a circa il 24 per cento del patrimonio abitativo cittadino.

La soluzione proposta consiste nell’utilizzare gli alloggi popolari già disponibili, realizzarne di nuovi oppure acquisire o destinare all’edilizia residenziale pubblica una parte degli immobili privati non abitati.

Legambiente ipotizza anche il ricorso alle misure regionali e agli strumenti finanziari gestiti attraverso IRFIS-FinSicilia, compresi contributi straordinari, agevolazioni sui mutui per la prima casa o interventi per il rimborso degli interessi bancari.

L’associazione riconosce, tuttavia, che si tratterebbe comunque di un’operazione finanziata dalla collettività e invita a non dimenticare i cittadini che, pur non possedendo una casa, hanno rispettato la legge e non hanno costruito all’interno di un territorio sottoposto a vincoli.

Nessun nuovo studio per modificare il Parco

Una parte consistente del documento ricostruisce la storia dei vincoli posti a tutela della Valle dei Templi: dal vincolo paesaggistico del 1957 alla legge nazionale del 1966, dal decreto Gui-Mancini del 1968 alla legge regionale Misasi-Lauricella del 1971, fino all’istituzione del Parco archeologico e paesaggistico.

Legambiente respinge apertamente l’ipotesi di affidare un nuovo studio per modificare la perimetrazione del Parco. Secondo l’associazione, la validità scientifica degli attuali confini sarebbe già stata confermata dal Piano del Parco adottato nel 2008 da un gruppo di progettazione composto anche da autorevoli studiosi.

La suddivisione dell’area in tre zone non avrebbe creato porzioni edificabili, ma soltanto differenti modalità di tutela, fruizione pubblica e recupero degli edifici già legittimamente esistenti.

I numeri dell’abusivismo

Nel documento vengono riportati anche i dati relativi alle costruzioni sorte nell’area tutelata. Fino al 1993 sarebbero state presentate 329 denunce per fabbricati residenziali, 195 per immobili non residenziali, 81 per manufatti di destinazione incerta e 68 per ampliamenti di edifici esistenti.

Legambiente ricorda che molte demolizioni sono state eseguite soltanto dopo decenni, quando gli immobili erano già stati completati e abitati. Una situazione che avrebbe trasformato una questione urbanistica e giudiziaria in un problema sociale e di ordine pubblico.

Il Circolo Rabat richiama anche le responsabilità politiche e amministrative del passato e le condanne definitive che, nel 2004, avrebbero riguardato amministratori ed ex sindaci accusati di avere omesso la vigilanza, ostacolato i controlli e non proceduto alle demolizioni.

Legambiente difende Sodano e attacca il centrodestra

Il documento assume infine un contenuto apertamente politico. Legambiente definisce Michele Sodano «espressione di una nuova generazione di cittadini e amministratori» e sostiene che il sindaco sia stato legittimato da «una vittoria elettorale senza precedenti».

Il Circolo Rabat accusa il centrodestra presente in Consiglio comunale di tentare di trasferire sul sindaco la responsabilità di una vicenda che si trascina da circa sessant’anni.

Allo stesso tempo chiama in causa la deputazione regionale progressista, invitandola a esprimere, insieme a Sodano, «una posizione chiara e netta sull’abusivismo edilizio nell’area».

La conclusione è un appello politico al Consiglio comunale: «Chiediamo al Consiglio comunale di sostenere Michele Sodano, affinché possa guidare la chiusura di una vicenda aperta da sessant’anni».

Ed è proprio qui che emerge con maggiore evidenza la natura politica dell’intervento. Legambiente sostiene il sindaco, invita il Consiglio comunale a fare altrettanto e indica una soluzione precisa: acqua temporanea, trasferimento delle famiglie aventi diritto e demolizione degli immobili abusivi.

Non è soltanto la voce di un’associazione. È la posizione di una realtà che siede politicamente nella giunta Sodano attraverso l’assessore Riccobene, al quale sono state affidate proprio le deleghe che riguardano l’acqua, l’ambiente e la sanità pubblica.

Adesso, quindi, la domanda è inevitabile: la linea espressa da Legambiente è anche la linea ufficiale dell’amministrazione Sodano?

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