L’appello del marito di Marianna Bello: “E’ calato il silenzio sulla nostra tragedia, i responsabili vadano in galera”

“E’ calato il silenzio sulla tragedia che ha colpito la mia famiglia. Una cosa sola mi sento di dire: i responsabili devono fare la galera“. A parlare è Renato Salamone, il marito di Marianna Bello, la giovane donna di Favara inghiottita (!) la mattina dell’1 ottobre scorso dal convogliatore delle acque nella zona detta “do Conzu”, durante il nubifragio che si abbattè quella tragica mattina sull’agrigentino. Quello del giovane è la richiesta garbata, ma netta, per sollecitare chi di dovere a stabilire eventuali responsabilità per la morte della donna. Marianna era appena andata a lasciare uno dei propri figlioli a scuola e stava andando a svolgere faccende domestiche, a dispetto dell’alluvione in corso in quella zona. Il resto lo ha fatto il destino, ma forse non solo quello. Il suo corpo è stato ritrovato dopo 19 giorni di incessanti ricerche a chilometri di distanza, nei pressi di un canale di scolo tra Cannatello e Zingarello, in contrada Misita. A lanciare l’allarme fu un gruppo di cacciatori che hanno notato il cadavere di una persona riaffiorare nell’acqua del canale che sfocia nel fiume Naro e poi porta verso il mare. La Procura di Agrigento ha aperto una indagine che, al momento, non vedrebbe indagati per l’ipotesi di reato principale di omicidio colposo. A quasi 5 mesi dalla tragedia tutto tace, almeno pubblicamente.






