La Vardera, il grande comunicatore, il giornalista professionista della comunicazione, mi «ruba» persino lo slogan

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Il mio «Si può fare», utilizzato nella campagna elettorale con 104 punti programmatici, finisce sul palco nazionale di Progetto Civico Italia. Anche Giuseppe Conte lo ripete. E intanto La Vardera esporta il modello Agrigento, che considero già un fallimento.

AGRIGENTO. Ismaele La Vardera, il grande comunicatore, il giornalista professionista, l’uomo che ha costruito buona parte della propria carriera politica sulla capacità di comunicare, alla fine sembra avere avuto bisogno persino del mio slogan elettorale.

«SI PUÒ FARE!»

Proprio quello che avevo utilizzato nella campagna elettorale per le amministrative di Agrigento del 2026, stampato sui manifesti e ripetuto nei 104 punti del mio programma amministrativo.

Evidentemente, tra tante idee innovative, mancavano proprio tre parole. Quelle che avevo già scelto io.

Il grande comunicatore scopre il mio «Si può fare»

Nella grafica di Progetto Civico Italia compare anche un «NON», ma durante la manifestazione romana lo slogan viene utilizzato senza alcuna negazione.

A dimostrarlo è Giuseppe Conte che, nel suo intervento del 24 ottobre, esordisce ripetendo «Si può fare, si può fare».

E continua a scandire quelle parole parlando di infrastrutture, lavoro e legalità.

Al minuto 2 e 6 secondi ribadisce «Si può fare? Certo che si può fare».

Le stesse parole che avevo utilizzato come filo conduttore delle mie 104 proposte per Agrigento.

Una coincidenza? Può darsi.

Ma da un professionista della comunicazione come La Vardera mi sarei aspettato almeno uno slogan originale.

Caro Ismaele, oltre allo slogan potevi prendere anche qualche idea

Il mio «Si può fare» non era soltanto una frase a effetto.

Dietro c’erano 104 proposte su trasparenza, servizi pubblici, acqua, rifiuti, patrimonio comunale, sicurezza e sviluppo della città.

Un programma concreto, costruito per dimostrare che molti problemi di Agrigento potevano essere affrontati con competenza e volontà politica.

Non pretendo di avere inventato tre parole della lingua italiana, ma rivendico di averle utilizzate pubblicamente come simbolo della mia campagna elettorale.

Caro Ismaele, se proprio volevi riprendere il mio slogan, potevi almeno leggere anche il programma che lo accompagnava.

Magari avresti trovato qualche proposta utile da suggerire al tuo sindaco Michele Sodano.

A Roma lo slogan di Di Rosa e il modello Agrigento che non funziona

Il paradosso è che La Vardera non porta a Roma soltanto il mio «Si può fare», ma anche il cosiddetto modello Agrigento.

Un modello nato attraverso apparentamenti, convergenze e garanzie politiche che hanno sollevato interrogativi sui rapporti con il centrodestra.

Dopo quattro mesi di amministrazione Sodano, continuo a vedere una città alle prese con problemi irrisolti e un cambiamento promesso che, a mio giudizio, non si è ancora concretizzato.

Vincere le elezioni non significa avere dimostrato di sapere governare.

E prima di esportare un modello bisognerebbe almeno dimostrare che funziona.

Il mio slogan è arrivato a Roma, i risultati quando arriveranno ad Agrigento?

Non posso affermare che La Vardera abbia deliberatamente copiato il mio slogan. Posso però documentare che lo avevo già utilizzato nella mia campagna elettorale, accompagnandolo a 104 impegni precisi.

E oggi quelle stesse parole risuonano dal palco nazionale di Progetto Civico Italia, pronunciate persino da Giuseppe Conte.

Caro Ismaele, da un grande comunicatore come te mi sarei aspettato qualcosa di più originale.

Ma soprattutto mi sarei aspettato che, prima di portare il modello Agrigento a Roma, ti preoccupassi di verificare cosa stia realmente accadendo nella nostra città.

Il mio slogan lo hai portato a Roma. Adesso prova a portare ad Agrigento anche qualche risultato.

Perché «Si può fare» è facile da ripetere.

Il difficile è dimostrare di saperlo fare.

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