La guerra di La Vardera a Report Sicilia parte da lontano: Quel video del 25 febbraio spiega molto di ciò che accade oggi

Prima Report Sicilia raccontava e rilanciava le battaglie del deputato. Poi, durante la presentazione di Michele Sodano, una domanda del giornalista Elio Di Bella cambiò tutto: «Non è che questa domanda è commissionata da un candidato sindaco?». Da quel giorno il rapporto con la testata si spezza. E oggi, davanti agli attacchi social che accompagnano gli articoli scomodi, vale la pena riavvolgere il nastro.
AGRIGENTO – Per capire ciò che sta accadendo oggi intorno a Report Sicilia bisogna tornare indietro di qualche mese.
Bisogna riavvolgere il nastro.
E questa volta l’espressione non è metaforica, perché il nastro esiste davvero.
È un video.
Era il 25 febbraio 2026, giorno della conferenza stampa nella quale veniva ufficializzata la candidatura di Michele Sodano a sindaco di Agrigento con Controcorrente.
Quel filmato, che oggi riproponiamo, rappresenta uno spartiacque nei rapporti tra Report Sicilia e Ismaele La Vardera.
Non pretendiamo di stabilire quali fossero le intenzioni del deputato.
Raccontiamo ciò che accadde pubblicamente.
E ciò che accadde è documentato.
Guarda il video della conferenza stampa
Prima di quel giorno Report Sicilia raccontava La Vardera. Eccome se lo raccontava
C’è un particolare che oggi qualcuno sembra avere dimenticato.
Report Sicilia non nasce come giornale “contro La Vardera”.
È sufficiente consultare il nostro archivio per scoprire esattamente il contrario.
Quando La Vardera conduceva battaglie che ritenevamo meritevoli di essere raccontate, questo giornale le raccontava.
Quando arrivò ad Agrigento nel dicembre 2025 per intervenire sulla vicenda delle intercettazioni relative alla cosiddetta nuova mafia di Villaseta, Report Sicilia diede ampio spazio alla sua iniziativa. In quella stessa occasione La Vardera riconobbe pubblicamente il ruolo svolto da Giuseppe Di Rosa nelle denunce sul territorio.
Ancora nei primi mesi del 2026, Report Sicilia manifestava pubblicamente solidarietà a La Vardera per le sue battaglie contro il malaffare e per la condizione nella quale era costretto a vivere sotto scorta.
Questo va ricordato.
Perché rende ancora più interessante ciò che accadde dopo.
25 febbraio 2026: arriva una domanda
Durante la conferenza stampa per la candidatura di Michele Sodano, il giornalista di Report Sicilia Elio Di Bella pone una domanda politica.
La domanda riguardava gli equilibri nell’area progressista e l’eventuale convergenza delle diverse componenti su uno dei candidati.
Nulla di clandestino.
Nulla di segreto.
Una domanda pronunciata davanti a tutti.
Ed è a quel punto che La Vardera interviene.
Secondo la ricostruzione pubblicata all’epoca anche da AgrigentoOggi, il deputato chiese:
«Stiamo rispondendo a quale giornale? Report Sicilia? Non è che questa domanda è commissionata da un candidato sindaco?»
Poi aggiunse:
«Ritengo che non sia opportuno che un candidato sindaco sia editore di un giornale. Un candidato o fa il candidato o fa l’editore».
Ecco il punto.
Ecco il momento che oggi, alla luce di tutto ciò che è accaduto successivamente, merita di essere ricordato.
Perché non venne contestata semplicemente una domanda.
Venne messo in discussione il rapporto tra il giornalista che l’aveva formulata e l’editore della testata.
In altre parole, davanti a tutti, venne avanzato il sospetto che quella domanda potesse essere stata “commissionata”.
Report Sicilia reagì immediatamente sostenendo che la domanda fosse stata formulata autonomamente dal giornalista e considerando quell’insinuazione un attacco alla sua professionalità.
Da quel momento Report Sicilia diventa improvvisamente “il problema”
Ed è qui che la cronologia diventa interessante.
Perché prima Report Sicilia andava bene.
Andava bene quando pubblicava le battaglie di La Vardera.
Andava bene quando rilanciava le sue denunce.
Andava bene quando gli dava spazio.
Andava bene quando raccontava il suo arrivo davanti al Comune.
Poi Giuseppe Di Rosa diventa candidato sindaco.
La Vardera sceglie Michele Sodano.
Report Sicilia continua a fare domande.
E improvvisamente nasce il problema dell’editore.
Curiosa coincidenza temporale.
Ognuno potrà trarre le proprie conclusioni.
Noi ci limitiamo alla cronologia.
Poche settimane dopo arriva un altro episodio
Il 13 marzo Report Sicilia chiede un’intervista a Michele Sodano.
L’intervista viene rifiutata.
Secondo quanto pubblicato allora dalla nostra testata, la motivazione era legata proprio al fatto che Report Sicilia avesse come editore Giuseppe Di Rosa, candidato sindaco.
Il giornale aveva dichiarato di essere disponibile a concedere a Sodano spazio gratuito e libertà di rispondere anche criticando lo stesso Di Rosa.
L’intervista non si fece.
A quel punto la frattura era ormai evidente.
Eppure c’è un elemento fondamentale.
Le elezioni sono finite. Report Sicilia è ancora qui
Michele Sodano ha vinto le elezioni.
Giuseppe Di Rosa ha riconosciuto il risultato.
La campagna elettorale è terminata.
La direzione, il vicedirettore, l’editore e la redazione di Report Sicilia hanno scelto di raccontare l’amministrazione attraverso cronaca, documenti e servizio di informazione, senza formulare giudizi complessivi sull’operato della nuova amministrazione fino a quando non vi fossero risultati sufficientemente evidenti per poterla valutare.
Ma questo non significa chiudere il giornale.
Non significa smettere di leggere le determine.
Non significa evitare di pubblicare gli stipendi degli amministratori.
Non significa ignorare una strada sporca.
Non significa smettere di parlare dell’acqua.
Non significa che un giornalista debba chiedere il permesso prima di porre una domanda.
E soprattutto non significa che ciò che ieri era considerato giornalismo quando colpiva gli avversari politici possa diventare improvvisamente “campagna elettorale” quando riguarda chi oggi governa.
Ed eccoci all’oggi
Negli ultimi giorni è bastato pubblicare le determine relative alle indennità degli amministratori perché sotto gli articoli tornasse la solita valanga.
Non soltanto critiche.
Quelle sono legittime e benvenute.
Parliamo degli attacchi personali.
“Di Rosa ha perso”.
“È rancore”.
“Campagna elettorale”.
“Articolo miserabile”.
“Vergogna”.
E così via.
Come se pubblicare una determina comunale fosse diventato un referendum sulla simpatia dell’editore.
Ed ecco perché oggi quel video del 25 febbraio assume un significato particolare.
Perché consente ai lettori di comprendere quando si è verificata la prima rottura pubblicamente documentabile.
La domanda che facciamo oggi a La Vardera è semplicissima
Ismaele La Vardera ha costruito una parte importante della propria attività politica sulla denuncia.
Ha utilizzato documenti.
Ha fatto domande.
Ha inseguito politici.
Ha contestato amministratori.
Ha pubblicato video.
Ha denunciato privilegi.
Ha chiesto trasparenza.
Ed è esattamente per questo che la domanda diventa inevitabile:
perché ciò che è legittimo quando lo fa La Vardera dovrebbe diventare scorretto quando lo fa Report Sicilia?
Se un deputato può chiedere conto delle spese della politica, perché un giornale non dovrebbe pubblicare le indennità di un sindaco e della sua Giunta?
Se La Vardera può contestare il presidente della Regione, perché Report Sicilia non potrebbe rivolgere domande al sindaco di Agrigento?
Se Controcorrente può rivendicare il diritto di controllare chi governa Palermo, perché ad Agrigento il controllo dovrebbe essere interpretato come rancore?
È questa la contraddizione politica sulla quale vorremmo discutere.
Senza insulti.
Senza tifoserie.
Senza eserciti social.
Perché una buona opposizione serve anche a chi governa
Una buona opposizione migliora la democrazia.
Controlla gli atti della maggioranza.
Propone alternative.
Costringe chi governa a spiegare le proprie decisioni.
Previene gli abusi.
Lo stesso principio, con un ruolo completamente diverso, vale per la stampa.
Il giornalismo non deve fare opposizione politica.
Deve però controllare il potere.
Qualunque potere.
Ieri quello di Miccichè.
Oggi quello di Sodano.
Domani quello di chiunque altro.
Ed è proprio questo il punto che sembra essersi perso.
Guardate quel video e fatevi un’idea da soli
Non chiediamo ai nostri lettori di credere alla nostra interpretazione.
Facciamo qualcosa di molto più semplice.
Guardate il video.
Ascoltate la domanda.
Ascoltate la risposta.
Osservate ciò che accade.
Poi confrontatelo con quello che è successo nei mesi successivi.
Con il rifiuto dell’intervista.
Con gli attacchi al giornale.
Con le accuse di campagna elettorale che continuano ancora oggi.
Con i commenti che puntualmente spostano l’attenzione dal contenuto degli articoli a Giuseppe Di Rosa.
E fatevi liberamente la vostra opinione.
Noi la nostra ce la siamo fatta.
La rottura pubblica tra La Vardera e Report Sicilia non nasce oggi.
Non nasce dall’articolo sulle indennità.
Non nasce dalla TARI.
Non nasce da Maddalusa.
Non nasce dalle critiche all’amministrazione Sodano.
C’è un episodio preciso, documentato e pubblico che segna uno spartiacque: 25 febbraio 2026.
Prima Report Sicilia raccontava le battaglie di La Vardera e La Vardera arrivava persino a riconoscere pubblicamente il lavoro svolto da Giuseppe Di Rosa.
Poi arrivò quella conferenza stampa.
Arrivò quella domanda.
Arrivò quell’insinuazione.
Da allora molte cose sono cambiate.
Una, però, no.
Report Sicilia continuerà a fare domande.
Continuerà a pubblicare gli atti.
Continuerà a raccontare quello che accade ad Agrigento.
Anche quando piace.
Soprattutto quando dà fastidio.
Perché i sindaci cambiano.
Le maggioranze cambiano.
I movimenti politici cambiano.
Ma un giornale che vuole essere libero deve conservare una sola pessima abitudine:
non chiedere alla politica il permesso di fare il proprio mestiere.





