La corsa solitaria di Michele Sodano candidato Sindaco: ambizione o errore tattico?

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Hanno scomodato pure San Gerlando e Davide che lotta contro Golia per presentare al Circolo Culturale Empedocleo la candidatura di Michele Sodano a Sindaco di Agrigento.Qualcuno però potrebbe vederci piuttosto Alcibiade, nella Atene del V secolo a.C. emblema dell’ambizione che destabilizza. Alcibiade cambia schieramento più volte, spacca il fronte politico, trascina la città in strategie contraddittorie. Non costruisce unità: la usa e la rompe a seconda del momento.

Nella politica locale, soprattutto in contesti civici e municipali, si segue in genere una regola quasi fisica: più candidature nello stesso spazio culturale producono dispersione di forza, non pluralismo reale. L’unità non è un valore morale ma una condizione strategica. Le scissioni raramente nascono da divergenze ideologiche profonde; molto più spesso derivano da leadership parallele che cercano legittimazione simbolica prima ancora che consenso reale. L’elettorato agrigentino,  nel caso della candidatura di Michele Sodano viene usato come cavia per appurare su quanti voti potrà contare il partito dell’onorevole Ismaele La Vardera, leader di Controcorrente, alle prossime regionali, per le quali lo stesso onorevole annunciato la candidatura a   governatore della Sicilia? E’ probabile, ma potrebbe diventare un boomerang e registrare piuttosto che che l’onorevole La Vardera ha scarso seguito ad Agrigento e per lui la strada diventerebbe in salita nelle prossime regionali. Ha calcolato questo rischio?

La Vardera al pubblico arrivato al Circolo Empedocleo dice che la sua decisione di presentare Michele Sodano nella corsa per le prossime elezioni amministrative è mossa “senza rompere il fronte” e di confronto con l’Area Progressista, messa insieme dall’agrigentino Nino Cuffaro,  su “programma e squadra”.Ma la critica resta sul tavolo, pesante: dividere l’opposizione progressista ad Agrigento è una scelta che andrà spiegata non con le emozioni del palco, ma con i numeri e con una strategia chiara.

La candidatura in solitaria mostra tutto il suo lato più fragile: l’area dell’opposizione al centro-destra ad Agrigento doveva dimostrare di saper unire,  prima ancora di governare.

Unire non vuol dire annacquare, vuol dire costruire una proposta capace di tenere insieme differenze reali senza cancellarle. La scelta di candidare Miche Sodano da parte di Contrrocorrente può essere letta come un atto identitario. Ma un atto identitario, in un campo già frammentato, spesso produce una conseguenza: l’identità si rafforza, la vittoria si allontana.C’è una domanda che, ad oggi, resta sospesa: Controcorrente lascia aperta una porta per un accordo più ampio con l’area progressita oppure la candidatura di Sodano è un punto definitivo?

Dal punto di vista di chi guarda all’interesse dell’opposizione, la critica non è contro le persone o le competenze. È contro il metodo.

Se l’obiettivo è battere un blocco politico radicato, la divisione non è coraggio, è un rischio calcolato sulla pelle della città.E se davvero l’ambizione è “cambiare” Agrigento, allora la domanda finale non riguarda solo chi è Michele Sodano o quanto è forte La Vardera, ma:  “è questa la strada migliore per chi vuole battere il centro-destra ad Agrigento?

E SOPRATTUTTO:  Controcorrente sta portando voti nuovi o sta spostando voti già esistenti?

Se i voti vengono in larga parte dallo stesso bacino progressista e civico, il risultato rischia di essere un’altra storia già vista ad Agrigento: opposizione divisa, avversari più sereni, ballottaggio meno controllabile. La data del voto, verosimilmente a fine maggio, rende tutto più stretto. In poco tempo bisogna costruire alleanze, liste, programmi e soprattutto fiducia. E la fiducia è la prima cosa che si rompe quando, soprattutto nell’area dell’opposizione ad Agrigento, ognuno decide di correre per sé.

Il modo di fare di Controcorrente porta con sé più i rischi di una sconfitta dell’area progressista e di quella civica che si oppone al centro-destra, perché un conto è denunciare un sistema (ad Agrigento si tratta di una attività piuttosto facile considerando il fallimento chi ha finora amministrato) e un conto è reggere una campagna elettorale dove ogni parola viene usata per isolarti. E qui arriva un altro passaggio delicato: il candidato e il movimento chiedono una campagna “per e non contro”, ma la scelta di correre da soli in un campo già frammentato produce, di fatto, un “contro” implicito: contro la possibilità di presentare un fronte unitario.

 

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