Cosa resta dal disastro nel centro storico, tra degrado e oltraggio alla memoria

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Ci vogliono questi disastri in certi contesti per ricordare a tutti – amministratori e cittadini – la decadenza del nostro tempo. Ieri notte qualche mentecatto ha dato fuoco all’immondizia ammassata da decenni dentro uno dei “palazzi” abbandonati da altrettanti decenni alle spalle del Municipio, a due passi dal cosiddetto “parcheggio” pluripiano – dato alle fiamme settimane fa – dai soliti ignoti. Teatro di questo scempio è la zona della via Quattro Canti, pienissimo centro storico empedoclino, dove le discariche non si contano, dove i ruderi di palazzi abbandonati svettano nella totale indifferenza dei proprietari. Tutta gente morta o emigrata, difficile da rintracciare dal Comune che il suo in questo senso lo fa. Ma in attesa che qualche proprietario non defunto venga prima rintracciato e poi convinto a ristrutturare o demolire il proprio fabbricato, il degrado e i vandali spadroneggiano.

La cronaca già nota ai più, racconta di scene infernali, con i vigili del fuoco che hanno dovuto faticare parecchio prima di spegnere il rogo, propagatosi su tutti i piani dello “stabile”. Fiamme che hanno causato il crollo dei tetti in legno della palazzina, diventato uno spettrale monumento al degrado, annerito dalle fiamme e puzzolente per le sostanze tossiche sprigionate durante l’incendio. Cosa resta? Resta questa ennesima bomba ecologica nel centro del paese, immortalata dal mondo dei social come un cadavere sulla strada, specie da quegli empedoclini che non si rassegnano a questo scempio senza fine della storia cittadina. Al comune adesso toccherà mettere mani al portafogli e mettere in sicurezza ciò che resta del fabbricato, in attesa di rivalersi – chissà se e quando – con i proprietari, al netto di eventuali sedute spiritiche da effettuare con gente defunta. Sulla vergognosa condizione dell’area attigua alla scena del rogo, dedicheremo un altro spazio adeguato a breve. 

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