Inchiesta sugli appalti, il deputato regionale Di Mauro tra gli indagati: Cosa emerge dall’atto della Procura

9 min di lettura

L’esponente autonomista, già assessore regionale ed ex vicepresidente dell’Ars, compare nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari insieme ad altre 23 persone. Il fascicolo riguarda numerosi appalti e forniture pubbliche. Le contestazioni devono ancora essere provate e per tutti vale la presunzione d’innocenza

Giovanni Roberto Di Mauro, attuale deputato regionale, già assessore regionale ed ex vicepresidente dell’Assemblea regionale siciliana, figura tra le persone alle quali la Procura della Repubblica di Agrigento ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nell’ambito del procedimento penale n. 870/2024.

Il nome del parlamentare regionale compare espressamente nel documento di 48 pagine esaminato da Report Sicilia. Di Mauro è indicato al numero 10 dell’elenco delle persone sottoposte a indagine, insieme all’indicazione dei suoi difensori di fiducia.

Questo è il primo dato documentale certo. Il secondo riguarda la natura dell’atto: non siamo davanti a una sentenza e neppure a un rinvio a giudizio già disposto.

L’avviso previsto dall’articolo 415-bis del Codice di procedura penale comunica agli interessati la conclusione delle indagini preliminari e le contestazioni formulate dalla Procura. Di Mauro e tutte le altre persone coinvolte devono essere considerate innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva.

Gli indagati avranno la possibilità di presentare memorie e documenti, depositare i risultati di proprie investigazioni, chiedere di essere interrogati e contestare l’intera ricostruzione dell’accusa.

La posizione di Di Mauro deve essere tenuta distinta dalle altre

La presenza del nome di Di Mauro nell’elenco degli indagati non consente di attribuirgli automaticamente tutte le vicende descritte nelle 48 pagine del documento.

Il procedimento riunisce infatti numerosi filoni, ipotesi di reato differenti e condotte che la Procura attribuisce a soggetti diversi. Non tutti gli indagati rispondono delle stesse contestazioni e non tutte le procedure richiamate nell’atto coinvolgono ciascuna delle 24 persone elencate.

Per questa ragione, a Di Mauro possono essere riferite esclusivamente le condotte che la Procura gli contesta espressamente. Ogni generalizzazione sarebbe impropria e rischierebbe di sovrapporre posizioni processuali differenti.

Resta però il fatto, giornalisticamente rilevante, che un deputato regionale ancora in carica, già componente del governo siciliano ed ex vicepresidente dell’Ars, risulta formalmente inserito tra i destinatari dell’avviso di conclusione delle indagini.

Un’inchiesta molto più vasta della vicenda di Licata

Dalla lettura dell’atto emerge la dimensione particolarmente ampia dell’attività investigativa coordinata dalla Procura di Agrigento.

Nel documento vengono elencate 24 persone fisiche e otto società. I diversi filoni riguardano procedure pubbliche, forniture e appalti milionari distribuiti tra più amministrazioni.

Tra le vicende espressamente richiamate figurano:

  • l’acquisto dei mezzi destinati ai servizi dei rifiuti dei Comuni di Licata e Ravanusa;
  • l’appalto integrato relativo allo stadio comunale “Dino Liotta” di Licata;
  • i lavori di ripristino delle coperture e delle pareti danneggiate dopo il crollo degli edifici di via Trilussa;
  • l’appalto per la manutenzione straordinaria della strada provinciale Salaparuta-Santa Margherita Belice;
  • la gara per la realizzazione dell’impianto di trattamento dei rifiuti urbani e produzione di compost di Ravanusa.

Si tratta di procedimenti amministrativi distinti che devono essere analizzati separatamente, senza confondere soggetti, ruoli e responsabilità ancora da accertare.

I mezzi per i rifiuti di Licata

Uno dei filoni descritti nell’avviso riguarda la determinazione dirigenziale n. 681 del 24 settembre 2024 del Comune di Licata.

La procedura era finalizzata all’acquisizione di mezzi operativi destinati al servizio comunale di raccolta dei rifiuti, per un valore complessivo di 190 mila euro.

L’importo superava la soglia di 140 mila euro prevista dall’articolo 50 del decreto legislativo n. 36 del 2023 per l’affidamento diretto delle forniture. Per questo motivo fu avviata una procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando.

Secondo la contestazione formulata dalla Procura nei confronti di Sebastiano Alesci e Raffaele De Sio, il contenuto della determina e del relativo disciplinare sarebbe stato condizionato mediante la predisposizione di specifiche tecniche calibrate sulle caratteristiche dei mezzi commercializzati dalla Omnitech S.r.l.

Alesci viene indicato nell’atto come responsabile del procedimento amministrativo e delegato alle funzioni dirigenziali del Comune di Licata. De Sio è invece indicato come procuratore della società.

Per la Procura, i due avrebbero concordato atti e caratteristiche tecniche della procedura, che si concluse con l’aggiudicazione del contratto di fornitura alla stessa Omnitech.

È importante ribadire che si tratta dell’ipotesi formulata dall’accusa e non di una responsabilità già accertata.

Un’altra procedura nello stesso giorno a Ravanusa

L’atto contiene un elemento ulteriore: una procedura molto simile sarebbe stata avviata nello stesso giorno dal Comune di Ravanusa.

La Procura richiama la determinazione dirigenziale n. 838 del 24 settembre 2024, relativa all’acquisizione di un automezzo scarrabile destinato al servizio di raccolta differenziata svolto dalla Ravanusa Ambiente e Risorse per conto del Comune.

Il valore indicato era di 175 mila euro oltre Iva.

Anche in questo caso, secondo l’accusa, le specifiche tecniche sarebbero state calibrate sulle caratteristiche dei mezzi commercializzati dalla Omnitech, società che successivamente si aggiudicò la fornitura.

Due Comuni, due determine adottate il 24 settembre 2024, due procedure superiori alla soglia dell’affidamento diretto e la stessa società aggiudicataria.

Complessivamente, le due forniture avevano un valore di 365 mila euro, oltre all’Iva prevista per quella di Ravanusa. È una coincidenza amministrativa che risulta direttamente dal documento della Procura e che costituisce uno degli aspetti più significativi dell’intera vicenda.

Le contestazioni relative a queste due forniture sono formulate specificamente nei confronti di Alesci e De Sio e non possono essere automaticamente estese a Di Mauro o agli altri indagati.

Le contestazioni alla società aggiudicataria

Anche la Omnitech S.r.l. figura tra i soggetti destinatari dell’avviso.

Alla società vengono contestati illeciti amministrativi ai sensi del decreto legislativo n. 231 del 2001. Secondo la Procura, l’impresa non avrebbe adottato ed efficacemente attuato modelli organizzativi idonei a prevenire reati della stessa specie di quelli ipotizzati nei confronti del proprio procuratore.

Nell’atto vengono indicati un profitto di almeno 190 mila euro per la procedura di Licata e uno di almeno 175 mila euro per quella di Ravanusa.

Anche queste contestazioni dovranno essere sottoposte alla valutazione del giudice e potranno essere contrastate dalla società attraverso gli strumenti previsti dalla legge.

Il progetto sarebbe stato avviato prima dell’incarico formale

La ricostruzione giornalistica pubblicata da AgrigentoNotizie, fondata sui contenuti dell’informativa della Squadra mobile, aggiunge ulteriori particolari sulle fasi precedenti alla procedura.

Secondo tale ricostruzione, il professionista individuato per la redazione del piano industriale sarebbe stato già al lavoro mentre l’affidamento dell’incarico non risultava ancora formalizzato.

In una conversazione del 3 agosto 2024, riportata dal giornale, alla domanda sullo stato del progetto sarebbe stato risposto che il professionista non lo aveva ancora concluso. Nel corso della stessa telefonata sarebbe emerso che l’incarico non era stato formalizzato, sebbene il lavoro fosse già iniziato e fosse stata indicata una data per la consegna.

Questo specifico episodio deriva dalla ricostruzione dell’informativa investigativa e non dai capi riguardanti le forniture riportati nell’avviso di conclusione delle indagini in possesso di Report Sicilia.

Sarebbe quindi opportuno che il Comune di Licata pubblicasse tutti gli atti relativi all’affidamento: determina, disciplinare, data di conferimento dell’incarico, avvio delle prestazioni, protocollo di consegna del piano e pagamenti eventualmente effettuati.

La gestione in house e i rilievi dell’Antitrust

Il progetto del nuovo Centro comunale di raccolta e l’acquisto dei mezzi si inserivano nel percorso avviato dal Comune di Licata per arrivare alla gestione in house di alcuni servizi del ciclo dei rifiuti.

Su quel percorso intervenne anche l’Autorità garante della concorrenza e del mercato.

Nel parere del 26 novembre 2024, l’Antitrust formulò rilievi sulla deliberazione del Consiglio comunale di Licata del 17 settembre 2024, relativa all’acquisizione integrale delle quote della società Apea.

L’Autorità evidenziò, tra gli altri aspetti, carenze nella motivazione della scelta, l’indeterminatezza dei servizi da affidare e la mancanza, in quella fase, di un piano d’intervento approvato dal Comune e assentito dal competente dipartimento regionale.

Anche questo passaggio merita attenzione: mentre il progetto della gestione in house presentava criticità amministrative rilevate dall’Antitrust, secondo la ricostruzione della Procura si sarebbe contemporaneamente lavorato sulle forniture dei mezzi attraverso procedure le cui caratteristiche tecniche sarebbero state concordate con il rappresentante della società poi aggiudicataria.

Il Comune renda pubblici tutti gli atti

La trasparenza amministrativa, soprattutto davanti a un’inchiesta di queste dimensioni, non può dipendere dall’esito del futuro percorso giudiziario.

Il Comune di Licata dovrebbe rendere accessibile l’intero fascicolo relativo alla fornitura:

  • la determinazione n. 681 del 24 settembre 2024;
  • il disciplinare e il capitolato tecnico;
  • i preventivi acquisiti;
  • le verifiche e le consultazioni effettuate sul Mepa;
  • l’elenco delle imprese invitate;
  • le offerte presentate;
  • i verbali della procedura;
  • l’atto di aggiudicazione;
  • il contratto stipulato;
  • le fatture e i pagamenti;
  • gli atti relativi al piano industriale e alla gestione in house.

La pubblicazione dei documenti non rappresenterebbe una condanna anticipata nei confronti di nessuno. Servirebbe, al contrario, a consentire una verifica oggettiva delle scelte compiute e a separare i fatti amministrativi dalle ipotesi investigative.

Nessun processo mediatico, ma neppure silenzio

L’inchiesta dovrà adesso seguire il proprio corso. La Procura valuterà le difese e deciderà se chiedere il rinvio a giudizio; successivamente spetterà al giudice pronunciarsi.

Giovanni Roberto Di Mauro è un deputato regionale ancora in carica, già assessore regionale ed ex vicepresidente dell’Ars. Il suo coinvolgimento nell’indagine rappresenta quindi una notizia di evidente interesse pubblico.

Riferirla non significa dichiararlo colpevole né attribuirgli fatti contestati ad altri. Significa dare conto dell’esistenza di un atto ufficiale della Procura nel quale il suo nome compare tra quelli degli indagati.

Nessun processo mediatico e nessuna sentenza anticipata, dunque. Ma neppure silenzio. Saranno gli ulteriori sviluppi del procedimento, nel pieno rispetto dei diritti della difesa e della presunzione d’innocenza, a stabilire se le contestazioni formulate abbiano o meno fondamento.

Lascia un commento