Il sogno spezzato dell’aeroporto: D’Orsi rompe il silenzio e fa nomi e cognomi

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AGRIGENTO – Il progetto dell’aeroporto nella piana di Licata torna al centro del dibattito politico e, con esso, anche le parole di chi quell’opera la inseguì fino all’ultimo giorno del proprio mandato. Eugenio D’Orsi, ultimo presidente della Provincia regionale di Agrigento eletto dal popolo, ha scelto di raccontare la sua verità in una lunga intervista realizzata da AgrigentoNotizie.

Un’intervista intensa, firmata dal videomaker di AgrigentoNotizie https://www.agrigentonotizie.it/attualita/intervista-progetto-aeroporto-bocciature-politiche.html Giuseppe Caruana, cui va riconosciuto il merito di aver raccolto e documentato un racconto che riporta alla memoria una delle stagioni politiche più controverse degli ultimi vent’anni in provincia.


I 35 milioni, i privati e l’accordo con l’Enac

D’Orsi rivendica con forza di avere avuto tutto pronto:

“Avevamo 35 milioni di euro, un accordo con Vito Riggio dell’Enac, il business plan e investitori privati pronti a partire”.

Il riferimento è a Vito Riggio, allora presidente dell’ENAC, con cui – secondo l’ex presidente – era stato definito un percorso chiaro: niente fondi pubblici, ma un’iniziativa interamente privata.

Secondo D’Orsi, il nodo normativo sarebbe stato già allora evidente: una legge nazionale non consente il finanziamento pubblico per nuovi aeroporti in territori già coperti da scali funzionanti. Da qui la scelta – a suo dire – di puntare su capitali privati, compresi investitori maltesi e imprenditori internazionali.


Dal progetto di Racalmuto alla scelta della piana di Licata

Quando D’Orsi arrivò alla guida della Provincia, trovò sul tavolo un precedente progetto localizzato a Racalmuto. Un’ipotesi che – racconta – prevedeva l’abbattimento di oltre cento immobili, tra cui anche la casa di Leonardo Sciascia, e che giudicò irrealizzabile.

Dopo un sopralluogo aereo con tecnici ENAC, la scelta sarebbe ricaduta sulla zona Oliva, nella piana di Licata. Da lì l’avvio delle procedure di esproprio e delle verifiche tecniche.

Ma è in questa fase che, secondo il racconto dell’ex presidente, sarebbero iniziati ostacoli, tensioni e intimidazioni. D’Orsi parla apertamente di minacce, atti vandalici e pressioni.


“È il mio progetto”: le accuse politiche

L’attuale discussione sul rilancio dell’aeroporto, per D’Orsi, sarebbe solo una riproposizione del progetto originario:

“È identico, è il mio progetto”.

Nel suo racconto emergono nomi precisi. L’ex presidente della Regione Raffaele Lombardo viene ricordato per essere intervenuto pubblicamente durante la protesta con la tenda a Porta di Ponte, rassicurando sulla realizzazione dell’opera.

Ma il vero “nemico politico”, secondo D’Orsi, sarebbe stato Roberto Di Mauro, accusato di non aver sostenuto l’iniziativa.

Nel suo racconto compaiono anche riferimenti a dinamiche interne al centrodestra dell’epoca, citando rapporti con l’allora ministro Angelino Alfano e tensioni che – secondo la sua ricostruzione – avrebbero inciso sul destino del progetto.


“Non serve un altro aeroporto”

D’Orsi sottolinea inoltre un punto centrale: la posizione del Ministero delle Infrastrutture, secondo cui gli aeroporti già presenti in Sicilia sarebbero sufficienti. Con il raddoppio della SS640 e la riduzione dei tempi verso Catania, l’argomento della necessità infrastrutturale sarebbe stato ulteriormente indebolito.

In sostanza, per l’ex presidente, l’aeroporto di Agrigento sarebbe stato possibile solo come iniziativa privata e con un forte sostegno politico compatto, che – a suo dire – non arrivò mai.


Un dibattito che non si spegne

A distanza di anni, il tema aeroporto continua a riemergere ciclicamente nel dibattito pubblico agrigentino. Le parole di D’Orsi riaprono ferite politiche mai rimarginate e riportano alla luce un progetto che, tra plastici costosi, commissioni e sopralluoghi in elicottero, ha attraversato diverse stagioni amministrative.

Resta una domanda sospesa: l’aeroporto di Agrigento è stato davvero un’occasione perduta o un sogno irrealizzabile sin dall’inizio?

Di certo, grazie all’intervista documentata da Giuseppe Caruana per AgrigentoNotizie, oggi abbiamo una versione dei fatti dettagliata, con nomi, accuse e una ricostruzione che inevitabilmente riaccenderà il confronto politico sul futuro infrastrutturale della provincia.

E il sogno – spezzato o solo rimandato – continua a far discutere.

STRALCIO DELL’INTERVISTA : 

“Avevamo 35 milioni e investitori pronti”

Presidente, aveva un sogno che però non è riuscito a realizzare. Perché?

«Avevamo 35 milioni di euro per il fantomatico aeroporto che i miei amici politici hanno fatto fallire. Ero riuscito a trovare fondi privati, avevo un accordo con Vito Riggio dell’Enac, tutte le autorizzazioni necessarie e anche il business plan.

Oggi stanno utilizzando il mio progetto, ma senza considerare che esiste una legge che non finanzia con soldi pubblici la realizzazione di nuovi aeroporti. Agrigento, con fondi pubblici, non potrà mai averlo.

Riggio mi disse chiaramente: fatelo privato. E io, insieme a collaboratori maltesi, trovai sia i capitali sia la flotta, grazie all’imprenditore Tony Zara, allora maggiore azionista di Air Malta».


“È propaganda inutile”

Crede a questo rinnovato entusiasmo?

«È propaganda inutile. Lo Stato sostiene che gli aeroporti attualmente presenti in Italia siano sufficienti. Inoltre, con il raddoppio della Statale 640 si sono accorciati i tempi verso Catania: in un’ora si arriva a Fontanarossa. Questo, secondo Roma, riduce l’esigenza di un nuovo scalo».


Il progetto di Racalmuto e il plastico da 850 mila euro

Quanto spese la sua amministrazione?

«Il mio progetto non costò nulla. Quando arrivai trovai un’idea per un aeroporto a Racalmuto che prevedeva l’abbattimento di 105 immobili, tra cui la casa di Leonardo Sciascia.

In Provincia c’era un plastico costato 850 mila euro versati come anticipo per la progettazione.

Per lo sviluppo dell’aeroporto di Racalmuto era stata creata una commissione voluta da Totò Cuffaro, con compensi di 500 euro a seduta. Riunioni in cui, di fatto, non si concludeva nulla.

Quando arrivai demolii tutto, perché Riggio mi aveva spiegato che non c’erano autorizzazioni e che non sarebbero mai state concesse per quel sito».

D’Orsi cita anche la presenza, in quella commissione, di figure legate politicamente a Roberto Di Mauro, Angelino Alfano e Michele Cimino.


La scelta della piana di Licata

Come nacque l’idea della piana di Licata?

«Chiesi all’Enac un tecnico per sorvolare la provincia con un elicottero della Protezione civile. Arrivati in zona Oliva, nella piana di Licata, il tecnico indicò quel sito come idoneo.

Avviammo le procedure di esproprio, ma durante i sopralluoghi i nostri tecnici venivano attaccati perché nella zona c’erano serre di marijuana.

Durante una riunione al Comune di Licata venni bloccato da alcuni individui che non volevano farmi uscire. Per questa vicenda mi hanno bruciato una casa, inviato tremila pallottole e hanno pestato mio figlio».


“È il mio progetto”

L’attuale proposta è simile alla sua?

«È identica, è proprio il mio progetto. Nessuno mi ha mai chiesto confronto o supporto.

Nella cordata c’erano investitori israeliani pronti a finanziare l’opera. Avrebbero gestito lo scalo, ma tutto il personale sarebbe stato agrigentino.

Oggi alcuni deputati parlano di passi avanti, ma il ministro delle Infrastrutture continua a ritenere non necessario un nuovo aeroporto.

Noi avevamo tutto pronto e lo avremmo fatto con fondi privati, grazie anche alla mediazione di Joseph Mifsud, allora presidente del consorzio universitario, che mi mise in contatto con investitori maltesi».


“Mi hanno fermato per ragioni politiche”

Perché non le hanno fatto realizzare l’aeroporto?

«Se lo avessi fatto sarei diventato politicamente troppo forte. In questo territorio c’è troppa accondiscendenza tra politica e criminalità.

Sono cresciuto dove la mafia era presente, ma ad Agrigento la Massoneria conta più di Cosa nostra. Io sono stato fatto fuori da loro. Prima con minacce e intimidazioni, poi con processi».


Il riferimento a Di Mauro

Chi le ha messo i bastoni tra le ruote?

«Ricordo che durante la protesta per l’aeroporto Lombardo venne ad Agrigento rassicurando tutti. Ma avevamo un nemico: Di Mauro, che forse non gradiva i miei rapporti con altri partiti del centrodestra e in particolare con Alfano».

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