Il sindaco Miccichè dopo il “licenziamento” di Di Mauro: “Mi ha sostenuto lui, poi la politica mi ha lasciato solo”

Tra circa 60 giorni – salvo ballottaggio la prima metà di giugno – il sindaco di Agrigento in carica Francesco Miccichè consegnerà la fascia tricolore al suo successore o – chissà – a colei gli succederà sulla poltrona più comoda e scomoda del Comune. Un sindaco passato dalle grandi speranze nutrite dalla gente quando venne eletto sul finire del 2020, al giudizio non certo positivo emesso in primo luogo da chi lo aveva proposto a ricoprire l’importante carica. Nei giorni scorsi infatti era stato Roberto Di Mauro a licenziare Miccichè, catalogandolo urbi et orbi sul podcast Bibbirria come “una scelta sbagliata”, con lo stesso deputato regionale pronto a caricarsi la responsabilità di tale scelte errata. Come se il Comune fosse stato guidato da un incapace, un incompetente, una cattiva persona. Di Mauro in realtà non è entrato nel merito del giudizio negativo sull’operato del “suo” sindaco, limitandosi a circoscrivere a una mera questione caratteriale il limite più grande che avrebbe impedito a Miccichè di immaginare un secondo mandato. Questa mattina, abbiamo deciso di tastare gli umori del diretto interessato, del sindaco prossimo a lasciare l’ufficio di palazzo San Domenico e tornare a fare quello che tutti pensano sa fare bene, il medico. “Sono stanco”, attacca così la chiacchierata telefonica intercorsa poco fa con chi scrive, stanco come un maratoneta arrivato al traguardo con i crampi fino ai capelli. “Fino a un mese fa mi avevano chiesto di ricandidarmi, ma ho declinato l’invito, anche alla luce delle perplessità che una parte della coalizione aveva espresso sul mio conto. Ero considerato come l’unica soluzione agrigentina per mettere tutti d’accordo”.

Il “siluro” di un uomo ferito
Altro che Calogero Sodano, (tenuto ancora indecentemente a bagnomaria dai “padroni del vapore”) viene da pensare, visto che un mese fa come adesso, le anime del centrodestra agrigentino sono in pena, incapaci di trovare la sintesi su una figura capace di correre alla carica di sindaco. Ma la telefonata col sindaco uscente offre uno spaccato assai realistico su cosa provi Miccichè. Alla domanda “come giudica le parole di Di Mauro, pronto a definirla una scelta sbagliata?”, il sindaco risponde: “Lui mi ha sostenuto all’inizio di questa avventura, ma non sono stato aiutato dalla politica”. Come dire, mi avete lasciato solo come nave nel mare in tempesta. “Il Comune di Agrigento su 1000 impiegati in pianta organica ne ha solo 300, ha solo 3 dirigenti e una situazione economica difficile. Fare miracoli non è facile e molte cose fatte non sono conosciute. Per questo alla fine del mio mandato pubblicherò un piccolo libretto nel quale elencherò tutte le cose fatte, che nessuno conosce. Pensate a cosa abbiamo fatto a Villaseta, c’è perfino un ascensore. Cose mai viste”. Alla faccia dei pesci in faccia ricevuti da chi lo aveva proposto, Miccichè mostra l’orgoglio di chi sa di avere la coscienza a posto. “Ho sempre lavorato con onestà e attenzione, ho sempre sperato nel sostegno della politica a questa città, sostegno che ancora in questo momento sto aspettando. Ho ancora due mesi di lavoro da ultimare e nonostante mia moglie mi inviti ancora a lasciare perdere, il andrò avanti fino alla fine. Poi tornerò a fare il medico”. Come dire, soprattutto a Di Mauro e compagnia cantando, mi dovete sopportare fino al 26 maggio, salvo ballottaggio.





