Il Progetto Amazzone al traguardo dei trent’anni di attività: resistenza culturale e lotta al tumore al seno nel segno del Mito, della scienza e del teatro

7 min di lettura

Il 2026 è un anno speciale per il Centro Amazzone, lo spazio di realizzazione delle linee giuda del Progetto Amazzone dedicate all’approccio multidisciplinare del cancro attraverso il Mito, la scienza e il teatro.
Una visione innovativa del tumore al seno a cui va riconosciuto il merito di avere rotto il muro ostinato dei pregiudizi e dei tabù legati all’esperienza femminile della malattia.
Con un programma altrettanto speciale, lungo tutto il 2026, il Progetto Amazzone taglia il traguardo dei trent’anni di attività: un impegno portato avanti dalle ideatrici Anna Barbera e Lina Prosa, anteprimiste della questione culturale connessa al rapporto tra fisicità delle donne, carcinoma mammario e società.
Temi che, negli anni, sono stati affrontati ed elaborati con pervicacia e coraggio dal Centro Amazzone,
nato alla fine del 1999 grazie alla volontà della onlus “Arlenika” in collaborazione con il Comune di Palermo e l’Azienda Ospedaliera “Civico – Giovanni Di Cristina- Maurizio Ascoli”, che ha offerto la prima sede nel Villino Basile in corso Alberto Amedeo, a pochi passi da piazza del Parlamento.
La peculiarità del Centro Amazzone, che dal 2107 si è trasferito nell’edificio al civico 35 di via dello Spirito Santo di proprietà dell’amministrazione comunale, è racchiusa nell’approccio: primo modello internazionale di integrazione tra medicina e cultura, annulla operativamente la differenza tra sani e ammalati.
Le aspettative di guarigione procedono parallelamente alla crescita delle persone: le attività umanistiche e scientifiche proposte sono dedicate sia alla prevenzione del cancro al seno che al supporto delle donne affette dalla malattia lungo il percorso.
Il potenziamento e la valorizzazione delle risorse umane, in una simile ottica, diventano uno strumento di lotta.
Il programma, che prevede visite senologiche, seminari di carattere scientifico e culturale, laboratori teatrali, incontri con lo psicologo e iniziative sul territorio, procede come un cantiere umano teso a ripristinare nella persona il circuito mente-corpo, interrotto non solo per motivi legati alla malattia ma anche a causa della tossicità della vita moderna.
Il Centro è aperto alle donne e alle famiglie di qualunque età e condizione, senza alcuna distinzione e senza prescrizione medica.

IL PROGRAMMA DEL 2026 : IL RICORDO DI MARIA CRISTINA GALLO 

Quella del Centro Amazzone, e del Progetto che ne rappresenta il fulcro, è una storia che parla di resistenza culturale e umana.
Valori e sentimenti che si riflettono nel programma del 2026, concepito come un momento di avvicinamento alla XVI Edizione delle Giornate Biennali Internazionali, evento clou della celebrazione in programma a novembre.
Il primo evento ufficiale si è tenuto allo Spazio MigraTeatro con l’assemblea “Donne in lista di attesa. Il sacrificio di Maria Cristina Gallo – Anatomia di una sconfitta civile”, con il coordinamento della giornalista Marina Turco.
Una potente denuncia del grave caso di malasanità che ha colpito la professoressa di Mazara del Vallo Maria Cristina Gallo, paziente oncologica morta a soli cinquantasei anni da cui è partita l’indagine sulle migliaia di referti mai consegnati a Trapani.
“Mia figlia – spiega la madre Rosa Maria Mauro – nel 2023 si era sottoposta a un’isterectomia ma il risultato dell’esame istologico le venne comunicato a otto mesi di distanza, quando il suo tumore si era già diffuso con le metastasi”.
Un ritardo intollerabile che ha precluso a Maria Cristina il diritto primario alla cura e alla guarigione. 
Non solo a lei: in tutto, 3.313 sono stati, infatti, i referti non consegnati.
Una delle pagine più scandalose e immorali della sanità siciliana che, a seguito di polemiche e proteste, portò alle dimissioni di Ferdinando Croce, l’allora direttore generale dell’ASP di Trapani.

TEMISCIRA, LA MITICA CITTÀ DELLE AMAZZONI

Il titolo “Io mi curo a Temiscira” rappresenta già un manifesto delle azioni e delle iniziative che hanno preso il via martedì 13 gennaio  nello spazio MigraTeatro del Centro Amazzone, con l’assemblea sul diritto alla salute “Donne in lista di attesa. Il sacrificio di Maria Cristina Gallo-Anatomia di una sconfitta civile”.
Temiscira è la città mitica delle Amazzoni, che evoca le leggendarie guerriere prese a modello di un modo diverso e coraggioso di affrontare le avversità.

A Temiscira il farmaco è umano, poetico, come al Centro Amazzone.
Il programma del 2026  include una presenza speciale:  il Liceo Classico “Giuseppe Garibaldi”, all’insegna del dialogo intergenerazionale e della formazione a una visione del classico come cura.
Fino alla fine di maggio le iniziative si evolveranno progressivamente come accade in un cantiere aperto, guidato da una comunità di artiste, artisti, esperti di teatro contemporaneo e di drammaturgia antica, medici, studenti, sociologi e ambientalisti.
Sei laboratori teatrali condotti da Massimo Verdastro, Sabrina Petyx, Raffaella Mattioli, Helene Firl, Lina Prosa e Simone Audemars punteranno sulle figure mitiche Cassandra, Ifigenia, Ecuba, Io, Troiane e Sfinge, approfondendo il valore di cura del Mito e alternandosi  a molteplici conferenze e tavole rotonde su argomenti di attualità.
Ogni laboratorio si concluderà con una performance.
Quello di martedì 13 gennaio è stato un avvio dal forte impatto emotivo, con l’esibizione teatrale dal titolo “Donne che camminano sul suolo aspro” a cura di Lina Prosa e con le attrici del Teatro Studio Attrice/Non, tenutosi alla presenza di Giorgio Tranchida, marito della paziente di Mazara del Vallo morta per le falle della “burocrazia” sanitaria regionale:  l’incontro ha dato voce ad associazioni, cittadini, studenti e personale sanitario, affinché il caso scandaloso della professoressa faccia da traino alla lotta per la riparazione di una sanità pubblica talvolta ostaggio delle lottizzazioni e degli  interessi di potere.
Al dibattito condotto da Marina Turco ha partecipato anche Ernesto Melluso, responsabile della rete civica di “Salviamo SSN”.

Lina Prosa e Anna Barbera

IL CENTRO AMAZZONE GUARDA AL FUTURO 

Anche nel 2026 il Centro Amazzone, nella sede dell’ex Convento dello Spirito Santo al Monte di Pietà, cuore del centro storico di Palermo, conferma il proprio impegno per la lotta contro il cancro al seno attraverso servizi gratuiti di visite senologiche, consulenze psicologiche, nutrizionali e di stile di vita e percorsi di orientamento per l’accesso agli esami clinici.
Le prestazioni, erogate da un’ equipe di oncologi e professionisti sanitari, seguono il modello consolidato di prevenzione primaria e secondaria del Progetto Amazzone.
“Mi pare impossibile – afferma Anna Barbera –  che sia passato tutto questo tempo: resistenza e coerenza ci hanno portato sin qui, e dire che abbiamo curato il lato meno visibile e quantificabile della realtà umana in difficoltà”.

“Abbiamo messo a nudo l’esperienza di frontiera del cancro al seno – racconta –  facendone una piattaforma di conoscenza del lato oscuro della vita e trasformando la ferita e il dolore in possibilità di cambiamento:  come dice Susan Sontag, la cicatrice è una porta”.
“Per aprirla ci vuole una chiave di cui non esistono copie – osserva – e che non detiene solo la medicina: noi abbiamo scelto il mutuo aiuto di Mito, scienza e teatro, e tutto questo da trent’anni è una scommessa giornaliera”.
“Una scommessa – sottolinea – che oggi non può non confrontarsi anche con il contesto di guerra che attanaglia il mondo intero”.
“Abbiamo attraversato cambiamenti sociali, politici ed economici anche radicali – dice Lina Prosa –  cominciando con l’Olivetti 32 e il fax e oggi siamo nell’etere”.

“Un progetto che parla di cancro – prosegue  – e di corpo femminile, di Mito, ovvero di utopia: sembra impossibile compiere trent’anni di presenza e di ribellione, e ci tengo a riconoscere che tutto questo è accaduto a Palermo”.
“Forse c’è anche un rapporto stretto tra la natura del Progetto Amazzone e la condizione speciale della città in cui vivo – conclude –  e, anche se l’ampiezza internazionale del progetto non è percepita pienamente,  intanto ci troviamo ancora qui per un futuro che vogliamo”. 

 

Lascia un commento