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Pasquale Cucchiara, Segretario Provinciale AVS – Sinistra Italiana di  Agrigento  denuncia  “Il definitivo fallimento della FUA di Agrigento”, ovvero delle cosiddette Aree Urbani Funzionali.

Secondo il segretario di Sinistra Italiana: “Agrigento ha perso un’occasione storica: risorse fondamentali per la rigenerazione urbana, la mobilità sostenibile, i servizi sociali e ambientali che sono state lasciate sul tavolo”.

Le parole sono dure e non lasciano spazio a interpretazioni concilianti. Pasquale Cucchiara, segretario provinciale di AVS – Sinistra Italiana, parla apertamente di “definitivo fallimento” e accusa l’amministrazione comunale di aver condotto Agrigento fuori da una delle più importanti occasioni di sviluppo degli ultimi anni. Al centro della denuncia c’è l’esclusione del FUA Agrigento dal riparto dei fondi europei destinati alle politiche urbane, un’esclusione che pesa come un macigno sul futuro del territorio.

Scrive infatti Cucchiara: “Il definitivo fallimento della FUA di Agrigento non è un incidente di percorso, ma la conseguenza diretta dell’inerzia, dell’improvvisazione da parte della Presidenza di questo organismo e della totale assenza di vigilanza da parte della Regione Siciliana e della maggioranza di centro-destra che la governa.

Aree Urbane Funzionali

Le Aree Urbane Funzionali rappresentano uno degli strumenti chiave della programmazione europea 2021-2027. Attraverso il PR FESR, la Regione Siciliana ha individuato nove ambiti urbani chiamati a gestire risorse destinate alla rigenerazione delle città, alla mobilità sostenibile, ai servizi pubblici e allo sviluppo turistico. La logica è chiara: concentrare gli investimenti su territori che funzionano come sistemi integrati, superando i confini amministrativi dei singoli comuni.

Per le città di rango medio, come Agrigento, la FUA avrebbe potuto tradursi in interventi concreti su scuole, spazi pubblici, trasporti, attrattività turistica e servizi ambientali. Risorse capaci di incidere sulla qualità della vita e di generare occupazione.

I fondi erano destinati a progetti strategici, tra cui:

  • Interventi per la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione;
  • Potenziamento e miglioramento degli ambienti scolastici e formativi, con particolare attenzione all’innovazione didattica;
  • Contrasto al dissesto idrogeologico e all’erosione costiera;
  • Miglioramento del servizio idrico integrato in tutti i segmenti della filiera, nel rispetto delle relative condizioni abilitanti;
  • Ripristino e creazione di corridoi ecologici urbani (infrastrutture verdi, boschi urbani, orti, viali alberati, parchi pubblici, facciate verdi negli edifici pubblici, manutenzione straordinaria e valorizzazione delle aree verdi esistenti), con l’obiettivo di ridurre l’emissione di ozono durante il periodo estivo;
  • Infrastrutture abitative;
  • Protezione, sviluppo e promozione del patrimonio culturale e dei servizi culturali;
  • Riqualificazione, valorizzazione e rivitalizzazione del patrimonio storico, artistico e culturale, nonché degli edifici e spazi pubblici, anche in chiave inclusiva, favorendo la partecipazione delle comunità residenti.

Un’occasione che resta sulla carta

Nel caso agrigentino, la FUA era stata riconosciuta formalmente e costruita attorno al Comune capoluogo, con il coinvolgimento di diversi centri dell’hinterland. Agrigento avrebbe dovuto svolgere il ruolo di autorità urbana, coordinando la strategia territoriale e guidando l’accesso ai fondi. Un compito che richiedeva tempi certi, atti formali e una macchina amministrativa efficiente.

Questo percorso, invece, si è arenato. Alla scadenza fissata dalla Regione, la FUA di Agrigento non risultava completata dal punto di vista amministrativo. Un ritardo che ha prodotto un effetto immediato e documentato: l’esclusione dal riparto delle risorse FESR. La FUA Agrigento oggi è formalmente esistente come Unione di Comuni e come “autorità urbana” sulla carta, ma di fatto è paralizzata e fuori dal riparto dei finanziamenti FESR 2021‑2027 destinati alle Aree Urbane Funzionali.

  • Sul sito del Comune di Agrigento resta online la presentazione entusiastica della FUA come strumento che “cambierà il volto delle città coinvolte”, ma non sono pubblicati elenchi di operazioni selezionate, né cronoprogrammi di spesa, né bandi specifici legati alla strategia FUA, a differenza di quanto avviene per altre aree urbane siciliane.

  • Alcuni singoli interventi di rigenerazione urbana (come la villetta Baden Powell a Fontanelle) risultano finanziati con altre linee di fondi, ma non vengono ricondotti operativamente alla strategia FUA Agrigento, segno che l’“ombrello” FUA non è stato utilizzato come canale concreto di programmazione, come è stato denunciato da questo giornale,

Il dato oggettivo e la polemica politica

Il decreto regionale di dicembre 2024 ha distribuito oltre seicento milioni di euro tra otto Aree Urbane Funzionali siciliane. Al FUA Agrigento andrebebro un centinaio di euro. Non è una valutazione politica, ma un fatto amministrativo. Su questo dato si innesta la critica dell’opposizione. La consigliera comunale Roberta Zicari lo scorso ottobre denunciava: “abbiamo perso questo finanziamento perché i sindaci non hanno mai presentato alcuna strategia…“Già nel 2022 il sindaco Miccichè, dopo un incontro con il Formez, ha annunciato la possibilità di spendere entro il 2029 circa 100 milioni di euro dell’agenda europea 2021 – 2027. Ebbene, non sono stati presentati progetti di spesa. Quante strade, ad esempio, si potrebbero recuperare? E’ ammissibile che in tre anni il Comune di Agrigento non sia stato in grado di redigere un progetto? Cosa ha da dire il sindaco? Come pensa di salvare il finanziamento? Perché non lo vediamo incatenato sotto la Presidenza della Regione a chiedere soluzioni?”.

Anche Nuccio Dispenza, portavoce dell’Area Progressista, la scorsa estate ha parlato di finanziamenti lasciati sul tavolo e di responsabilità dirette della giunta comunale. Secondo questa lettura, la città avrebbe potuto affrontare nodi storici come la mobilità, il degrado urbano, i servizi turistici e le periferie, e invece resta ferma.

Per mancata ottemperanza nella selezione delle operazioni da parte dell’Autorità Urbana entro i termini previsti dal programma operativo (11 luglio 2025), le somme destinate al FUA Agrigento sono state redistribuite alle altre province siciliane che hanno presentato i progetti nei tempi previsti.

Tra fatti e interpretazioni

Quando Cucchiara invoca la “certificazione della fine dell’esperienza FUA”, entra nel terreno della valutazione politica. Non esiste, al momento, un atto formale che chiuda definitivamente la FUA di Agrigento. Esiste però l’esclusione dal ciclo attuale di finanziamenti, ed è questo il punto che alimenta lo scontro.

In una fase in cui altre città siciliane avviano cantieri e progetti, il capoluogo agrigentino  resta a guardare, stretto tra ritardi amministrativi e un silenzio istituzionale che pesa quanto i fondi sfumati.

Paquale Cucchiara infine sottolinea: “È evidente una responsabilità politica precisa della Regione Siciliana: lo strumento individuato per la gestione di queste importanti risorse europee, la FUA, si è rivelato del tutto inadeguato, sia dal punto di vista organizzativo che amministrativo. Una struttura fragile che, senza un efficace sistema di accompagnamento e controllo regionale, non poteva reggere una sfida di tale portata.

Per queste ragioni rivolgiamo un appello diretto al Presidente della FUA Miccichè e al Presidente del Consiglio dell’Unione dei Comuni, Parello: certificare formalmente la fine dell’esperienza FUA e rimettere la gestione complessiva nelle mani della Regione Siciliana. È un atto dovuto di chiarezza e trasparenza verso la comunità e verso i territori coinvolti”.