Il candidato sindaco Di Rosa tra le ville nelle “trazzere”: “Che fine hanno fatto 50 milioni per urbanizzare il Villaggio Mosè?”

Che fine hanno fatto oltre 50 milioni di euro incassati dal Comune per le opere di urbanizzazione al Villaggio Mosè? Dovrebbe chiederselo da anni la Procura della Repubblica, la Corte dei Conti, ma soprattutto quei cittadini che hanno pagato per ottenere l’autorizzazione a costruire le bellissime ville in cui abitano, ma senza essere serviti da illuminazione e strade degne di questo nome. Per oltre trent’anni Villaggio Mosè ha rappresentato una delle principali fonti di entrata per le casse del Comune di Agrigento. Oneri di urbanizzazione, sanatorie edilizie, permessi di costruire: una somma che, secondo le stime ricostruite dal progetto civico Tutti Insieme per una Città Normale, raggiunge circa 50 milioni di euro. Questa mattina il candidato sindaco Giuseppe Di Rosa, accompagnato da un gruppo di sostenitori ha raccontato in diretta Facebook sul posto, lo scenario desolante di una gran parte della zona interna del Villaggio Mosè. Una passeggiata tra belle ville in mezzo alle trazzere, come nemmeno in India. Si diceva dei 50 milioni. Un “tesoretto” enorme, versato da cittadini, cooperative e imprenditori, che ha consentito al Comune di respirare finanziariamente. Ma che non è mai tornato al quartiere sotto forma di opere di urbanizzazione primaria e secondaria, come la legge impone.

Un quartiere-bancomat, ma in condizioni indegne
Strade incomplete, marciapiedi inesistenti, reti fognarie carenti, illuminazione insufficiente, assenza di spazi pubblici e verde: Villaggio Mosè paga come un centro urbano, ma vive come una periferia dimenticata. Eppure i numeri parlano chiaro: in trent’anni, decine di milioni di euro sono entrati nelle casse comunali grazie allo sviluppo edilizio del quartiere. Soldi che, anziché essere destinati alle opere, sono stati dirottati verso altre spese, trasformando Villaggio Mosè in un vero e proprio bancomat per il Comune.
Una battaglia che parte da lontano

Quella di Villaggio Mosè non è una scoperta dell’ultima ora per Giuseppe Di Rosa. Già nel 2010 denunciava pubblicamente la gestione delle concessioni edilizie e l’assenza di una programmazione seria delle urbanizzazioni. Da allora sono cambiate le amministrazioni, ma non è cambiata la condizione del quartiere. Sono cresciuti solo gli incassi.
Restituire dignità a chi ha pagato fior di quattrini per avere servizi
«Villaggio Mosè ha finanziato il Comune per trent’anni e non ha ricevuto nulla in cambio. È ora di dire la verità e di restituire dignità a un quartiere che ha dato tanto e ottenuto zero», è il messaggio che Di Rosa porterà sul campo e ha rinnovato questa mattina, tra la desolazione urbanistica. Case bellissime, circondate da erbacce, strane trazzera, spazzatura, scarsa illuminazione. Villaggio Mosè oggi è il simbolo di un modello amministrativo fallito: si incassa, ma non si programma; si contabilizza, ma non si restituisce. Da evidenziare le testimonianze di tre residenti della zona, quelli di via Germi ad esempio, ma anche quelli di via Sirio, tutti sdegnati per il degrado in cui vivono loro malgrado, dopo avere investito tanti soldi per le proprie case, ma senza avere i servizi essenziali per una città civile. Da evidenziare anche e purtroppo l’atteggiamento di alcuni residenti della zona, i quali invece di affacciarsi ai balconi o uscire in strada per protestare contro il degrado nel quale vivono, si nascondevano dietro le tende, quasi con paura. Già, la paura. Molti agrigentini hanno paura di dirsi insoddisfatti, di mostrarsi accanto a chi (Di Rosa) denuncia da anni l’agonia di una città al centro di una ennesima di consociativismo “politico”, che pessimi risultati ha prodotto per l’intera comunità.





