Comune di Agrigento, dopo l’articolo sui differenziali retributivi messaggi a Di Rosa: «Tu e il tuo giornale rischi di brutto». Tutto al nostro legale

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AGRIGENTO – Abbiamo pubblicato delle graduatorie e posto alcune domande all’Amministrazione comunale. Nulla di più. Non abbiamo accusato nessuno, non abbiamo stabilito chi avesse o non avesse diritto ai differenziali retributivi e, soprattutto, non abbiamo attribuito alcuna responsabilità all’attuale Amministrazione, che con la formazione di quelle graduatorie non ha nulla a che vedere. Abbiamo semplicemente chiesto a chi governa oggi la città di approfondire alcuni passaggi. Ed è proprio qui che, come si dice, cade l’asino.

Perché a poche ore dalla pubblicazione dell’articolo a firma di Giuseppe Di Rosa sui 106 differenziali retributivi del Comune di Agrigento è accaduto qualcosa che non intendiamo sottovalutare.

Di Rosa ha ricevuto una serie di messaggi WhatsApp da una dipendente comunale. Tra considerazioni sulla sua storia politica e giudizi personali compare una frase precisa:

«Ricordati che IO non ho nulla da temere ma sei tu e il tuo giornale che rischi di brutto».

Non saremo noi a stabilire cosa significhino giuridicamente quelle parole.

L’intera conversazione sarà consegnata al nostro legale e, sulla base della sua valutazione, procederemo con le iniziative ritenute opportune. Intendiamo inoltre valutare una segnalazione documentata alla Prefettura e alla Questura di Agrigento, perché quando dopo un articolo giornalistico si arriva a rivolgersi direttamente al suo autore dicendogli che lui e il suo giornale «rischiano di brutto», riteniamo prudente che le istituzioni competenti siano informate.

Nel frattempo è emerso anche dell’altro.

Secondo informazioni giunte alla nostra redazione, singoli dipendenti e ambienti sindacali si starebbero muovendo per approfondire e valutare l’impugnazione di alcune posizioni relative ai differenziali retributivi.

Se queste informazioni troveranno conferma negli atti, forse potremo dire che, ancora una volta, ci avevamo visto giusto nel porre determinate domande.

Cosa ha fatto davvero Report Sicilia?

Partiamo dai fatti.

Il 17 agosto Report Sicilia ha pubblicato l’articolo “Comune di Agrigento, 106 differenziali retributivi e i procedimenti che non sarebbero mai partiti: trasparenza per tutti o per pochi?”.

Cosa abbiamo fatto?

Abbiamo pubblicato delle graduatorie.

Non le abbiamo compilate noi.

Non abbiamo scelto i beneficiari.

Non abbiamo stabilito che un dipendente meritasse il riconoscimento e un altro no.

Non abbiamo scritto che le graduatorie siano illegittime.

Non abbiamo accusato i 106 dipendenti che vi compaiono.

Abbiamo pubblicato documenti e posto delle domande.

E questo particolare non è secondario.

L’attuale Amministrazione non ha fatto quelle graduatorie

Lo ribadiamo perché non vogliamo lasciare spazio a equivoci.

L’attuale Amministrazione comunale non ha nulla a che vedere con la formazione di quelle graduatorie.

Non stiamo attribuendo al sindaco o alla sua Giunta responsabilità per atti formati prima del loro insediamento.

Abbiamo fatto, semmai, una cosa diversa.

Abbiamo chiesto proprio all’Amministrazione oggi in carica di approfondire.

Di chiedere agli uffici.

Di verificare gli atti.

Di capire se determinate situazioni siano state correttamente considerate.

E, soprattutto, di verificare se eventuali procedimenti disciplinari che avrebbero dovuto essere avviati siano stati effettivamente avviati e se possano avere avuto rilevanza rispetto alle procedure in questione, nel rispetto naturalmente della normativa e della riservatezza dei singoli.

Non abbiamo chiesto condanne.

Abbiamo chiesto controlli.

Ed è proprio qui che cade l’asino.

Se tutto è regolare, perché dovrebbe dare fastidio una verifica?

La domanda è persino banale.

Se tutte le posizioni sono corrette, se tutti i requisiti sono stati rispettati e se ogni eventuale procedimento è stato gestito secondo le norme, un approfondimento dovrebbe essere una garanzia innanzitutto per gli stessi dipendenti beneficiari.

Servirebbe a togliere ogni dubbio.

A tutelare chi ha ottenuto legittimamente il proprio differenziale.

A dare risposte a chi ritiene invece di essere stato penalizzato.

E permetterebbe all’attuale Amministrazione, che non ha predisposto quelle graduatorie, di fare chiarezza su quanto avvenuto precedentemente.

Dov’è allora il problema?

Perché tanto nervosismo attorno a semplici domande?

Intanto qualcosa si starebbe già muovendo

E proprio nelle ore successive alla pubblicazione del nostro articolo abbiamo appreso qualcosa che rende ancora più necessarie quelle verifiche.

Secondo informazioni raccolte dalla nostra redazione, singoli dipendenti comunali e ambienti sindacali si starebbero muovendo per verificare alcune posizioni e valutare eventuali impugnazioni.

Naturalmente aspetteremo gli atti.

Non trasformeremo informazioni in sentenze.

Non scriveremo che una posizione è illegittima finché non avremo elementi documentali per sostenerlo.

Ma se dovessero concretizzarsi ricorsi, contestazioni o altre iniziative formali, significherebbe almeno una cosa: le perplessità non erano soltanto quelle di Report Sicilia.

Alcune posizioni, secondo quanto ci viene riferito, apparirebbero quantomeno singolari e meritevoli di verifica, per non utilizzare in questa fase espressioni diverse.

Saranno gli atti e gli organismi competenti a stabilire se quelle perplessità siano fondate.

Forse ci avevamo azzeccato ancora una volta

Non significa che qualcuno abbia commesso un illecito.

Non significa che le graduatorie siano da annullare.

Non significa che chi vi compare non abbia diritto al riconoscimento ottenuto.

Significa una cosa molto più semplice:

forse avevamo ragione a fare domande.

Se dopo la pubblicazione di quelle graduatorie apprendiamo che anche dipendenti e ambienti sindacali starebbero valutando approfondimenti e possibili iniziative, significa quantomeno che l’argomento meritava attenzione.

Ed è esattamente quello che abbiamo fatto.

Abbiamo acceso un riflettore.

Dopo l’articolo arrivano i messaggi

Poi accade dell’altro.

Dopo la pubblicazione dell’articolo, Giuseppe Di Rosa riceve una serie di messaggi WhatsApp da una dipendente del Comune di Agrigento.

Al momento non ne pubblichiamo l’identità.

La conversazione sarà infatti sottoposta integralmente al nostro legale.

Tra i messaggi ricevuti si leggono considerazioni personali come:

«La politica ha inaridito il tuo animo».

E ancora:

«dimenticando cosa significa essere uomo».

Opinioni personali, anche pesanti.

Non è su queste che intendiamo costruire un caso.

Poi, però, compare una frase diversa:

«Ricordati che IO non ho nulla da temere ma sei tu e il tuo giornale che rischi di brutto».

Ed è a questo punto che, secondo noi, il livello della conversazione cambia.

La storia politica di Di Rosa non è mai stata nascosta

Nei messaggi viene tirata in ballo anche la storia politica di Giuseppe Di Rosa.

Nessun problema.

Di Rosa non ha mai nascosto una virgola del proprio percorso politico.

Lo ha raccontato pubblicamente e lo ha spiegato più volte.

Compresa quella scelta politica durata appena mezza giornata e successivamente ritirata.

Un accordo che Di Rosa non aveva cercato, ma aveva accettato sulla base delle condizioni e delle assicurazioni che gli erano state rappresentate. Quando comprese che quelle condizioni non corrispondevano più alla situazione che si stava determinando, ritirò il proprio appoggio.

Su quella scelta ognuno può avere l’opinione che vuole.

Può criticarla.

Può considerarla un errore.

Può contestarla politicamente.

Il confronto è sempre stato accettato e continuerà a esserlo.

Ma la domanda è un’altra:

cosa c’entra tutto questo con le graduatorie dei dipendenti comunali?

Cosa c’entra con i differenziali retributivi?

Cosa c’entra con gli eventuali procedimenti disciplinari?

E soprattutto, cosa c’entra con la richiesta all’Amministrazione di approfondire alcuni passaggi?

Nulla.

Se contestate l’articolo, rispondete nel merito

È questo che continua a sorprenderci.

Se Report Sicilia ha scritto qualcosa di falso, indicateci cosa.

Se abbiamo letto male un documento, mostrateci quello corretto.

Se le nostre domande sui procedimenti non hanno alcun fondamento, dimostratelo.

Se tutte le posizioni sono perfettamente regolari, saranno gli atti a confermarlo.

Ma la storia politica di Giuseppe Di Rosa non è una risposta a una domanda amministrativa.

E ancora meno lo è una frase come:

«Tu e il tuo giornale rischi di brutto».

Cosa significa «rischi di brutto»?

Non saremo noi a stabilirlo.

Ed è importante dirlo chiaramente.

Non attribuiamo alla dipendente un reato che nessuna autorità ha accertato.

Non sappiamo neppure quale significato intendesse attribuire esattamente a quelle parole.

Ma proprio per questo riteniamo che debbano essere valutate da chi ne ha la competenza.

Cosa dovrebbe rischiare Giuseppe Di Rosa?

Cosa dovrebbe rischiare Report Sicilia?

E perché?

Per avere pubblicato una graduatoria?

Per avere posto domande?

Per avere chiesto all’Amministrazione di approfondire?

Sono interrogativi che non intendiamo lasciare sospesi.

Tutta la conversazione sarà consegnata al nostro legale

Non consegneremo una frase estrapolata.

Consegneremo l’intera conversazione.

Messaggi precedenti.

Messaggi successivi.

Date.

Orari.

Sequenza completa dello scambio.

Sarà il nostro legale a valutare il contenuto delle comunicazioni nel loro contesto e a indicarci le iniziative da assumere.

Intendiamo procedere formalmente denunciando quanto accaduto alle autorità competenti, lasciando esclusivamente a queste ultime ogni valutazione sull’eventuale rilevanza penale delle condotte e delle espressioni utilizzate.

Nessuna sentenza anticipata.

Ma neppure silenzio.

Dopo la valutazione del legale valuteremo anche Prefettura e Questura

C’è infatti un ulteriore aspetto che riteniamo doveroso affrontare.

Quando l’autore di un articolo riceve direttamente un messaggio nel quale gli viene scritto che lui e il suo giornale «rischiano di brutto», riteniamo che sia prudente non sottovalutare la situazione.

Non stiamo dicendo che esista oggi un pericolo concreto.

Non stiamo attribuendo a nessuno intenzioni che non possiamo conoscere.

Ma non possiamo neppure escludere a priori possibili ripercussioni di qualsiasi natura e comportarci come se quella frase non fosse mai stata scritta.

Per questa ragione, dopo avere acquisito la valutazione del nostro legale, valuteremo una formale segnalazione dell’intera vicenda anche alla Prefettura e alla Questura di Agrigento, mettendo a disposizione la documentazione.

Non chiediamo privilegi.

Non chiediamo protezioni sulla base di supposizioni.

Chiediamo semplicemente che le autorità istituzionalmente competenti siano messe a conoscenza di quanto sta accadendo.

Saranno loro, eventualmente, a stabilire se vi sia qualcosa da approfondire.

Non vogliamo domandarci domani perché non abbiamo segnalato oggi

Il principio è semplice.

Se quella frase non significa nulla di preoccupante, tanto meglio.

Ma se un domani dovesse verificarsi qualsiasi episodio collegabile all’attività giornalistica di Report Sicilia o a Giuseppe Di Rosa, non vogliamo trovarci a domandarci perché non abbiamo documentato e segnalato prima ciò che stava accadendo.

La prudenza non è un’accusa.

Conservare i messaggi non è un’accusa.

Consegnarli a un avvocato non è un’accusa.

Informare le autorità non significa indicare un colpevole.

Significa tutelarsi utilizzando gli strumenti previsti dall’ordinamento.

Ed è quello che faremo.

E adesso chiediamo ancora una volta all’Amministrazione: approfondite

Tutto questo non deve però far dimenticare la questione originaria.

Anzi.

La rende ancora più importante.

Torniamo quindi a rivolgerci all’Amministrazione comunale.

Approfondite.

Verificate quelle procedure.

Chiedete agli uffici.

Controllate i passaggi sui quali abbiamo posto delle domande.

L’attuale Amministrazione non ha predisposto quelle graduatorie e proprio per questo può verificare con serenità quanto avvenuto.

Se tutto risulterà regolare, lo scriveremo.

Se invece dovesse emergere qualcosa che non torna, sarà stato importante averlo verificato.

Pubblicare documenti e fare domande non può diventare una colpa

Alla fine, la vicenda nasce da una cosa semplicissima.

Report Sicilia ha pubblicato delle graduatorie e ha fatto delle domande.

Non abbiamo accusato 106 dipendenti.

Non abbiamo dichiarato illegittima la procedura.

Non abbiamo attribuito responsabilità all’Amministrazione oggi in carica.

Abbiamo chiesto di approfondire.

Nel frattempo apprendiamo che singoli dipendenti e ambienti sindacali starebbero a loro volta valutando verifiche e possibili impugnazioni di alcune posizioni.

Poi arrivano i messaggi.

La politica di Di Rosa.

Gli attacchi personali.

E infine:

«Tu e il tuo giornale rischi di brutto».

Ed è proprio qui che, ancora una volta, cade l’asino.

Perché se delle semplici domande provocano reazioni di questo tipo, quelle domande non diventano meno importanti.

Diventano ancora più meritevoli di approfondimento.

Noi continueremo. Gli altri rispondano con gli atti

Report Sicilia continuerà quindi a seguire la vicenda dei differenziali retributivi.

Seguiremo le eventuali iniziative dei dipendenti.

Seguiremo quelle delle organizzazioni sindacali.

Verificheremo eventuali ricorsi e impugnazioni.

Cercheremo ulteriori documenti.

E continueremo a chiedere all’Amministrazione comunale di fare chiarezza.

Chi ritiene che abbiamo scritto qualcosa di falso ci smentisca con gli atti.

Chi vuole replicare avrà spazio.

Chi vuole criticare Giuseppe Di Rosa politicamente è libero di farlo.

Ma nessuno pensi che un messaggio nel quale viene scritto «tu e il tuo giornale rischi di brutto» possa convincerci a smettere di approfondire.

Semmai accadrà esattamente il contrario.

Sul piano giornalistico continueremo a fare domande.

Sul piano legale consegneremo l’intera documentazione al nostro avvocato e procederemo secondo le sue indicazioni.

Sul piano istituzionale valuteremo di informare formalmente Prefettura e Questura di Agrigento affinché quanto accaduto sia conosciuto e possa essere valutato nelle sedi competenti.

Perché criticare un giornale è un diritto.

Contestare un articolo è un diritto.

Rispondere alle nostre domande con documenti è ciò che chiediamo.

Ma quando, dopo un articolo, qualcuno arriva a scrivere al suo autore che lui e il suo giornale «rischiano di brutto», far finta di nulla non sarebbe prudenza. Sarebbe un errore.

Comune di Agrigento, 106 differenziali retributivi e i procedimenti che non sarebbero mai partiti: Trasparenza per tutti o per pochi?

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