Cefpas, la Procura non molla Gallo: «Le dimissioni dall’Ars non cancellano la sua capacità di influenza». Chiesto il ritorno ai domiciliari

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La Procura di Caltanissetta impugna la decisione del Gip che aveva revocato la misura cautelare nei confronti dell’ex deputato regionale agrigentino. Al centro del ricorso un passaggio pesantissimo sotto il profilo politico: secondo l’accusa, aver lasciato Palazzo dei Normanni non sarebbe sufficiente a neutralizzare la rete di rapporti e la capacità di influenza costruita negli anni. Adesso deciderà il Tribunale del Riesame.

L’inchiesta sul Cefpas torna a scuotere la politica agrigentina e siciliana.

La Procura di Caltanissetta ha infatti impugnato il provvedimento con il quale il Gip aveva revocato gli arresti domiciliari nei confronti dell’ex deputato regionale Riccardo Gallo Afflitto, chiedendo nuovamente l’applicazione di una misura cautelare più restrittiva.

Ma è soprattutto la motivazione alla base dell’iniziativa dei pubblici ministeri a meritare attenzione.

Secondo l’impostazione accusatoria, infatti, le dimissioni dall’Assemblea regionale siciliana avrebbero fatto venir meno la carica istituzionale di Gallo, ma non necessariamente la capacità di influenza maturata attraverso anni di attività politica e relazioni.

Ed è probabilmente questo il passaggio politicamente più significativo dell’intera vicenda.

LE DIMISSIONI DALL’ARS E LA REVOCA DEI DOMICILIARI

Gallo era stato sottoposto agli arresti domiciliari lo scorso 16 luglio nell’ambito dell’inchiesta denominata “Corte dei Miracoli”, coordinata dalla Procura di Caltanissetta e relativa a un presunto sistema di favori, incarichi e affidamenti che avrebbe interessato il Cefpas e, secondo l’impianto investigativo, anche vicende riconducibili all’Asp di Agrigento.

L’ex parlamentare, che ha sempre respinto le accuse e sostenuto la propria estraneità ai fatti contestati, si era successivamente dimesso dall’ARS.

Il 23 luglio il Gip aveva quindi revocato gli arresti domiciliari, applicando nei suoi confronti una misura interdittiva della durata di dodici mesi.

Una decisione che, evidentemente, non ha convinto la Procura.

PER I PM IL PROBLEMA NON SAREBBE SOLTANTO LA CARICA

Ed eccoci al punto centrale.

Secondo quanto emerge dal ricorso dei pubblici ministeri, il rischio preso in considerazione dall’accusa non sarebbe collegato esclusivamente al possesso formale di una carica pubblica.

La Procura ritiene che dalle indagini sarebbe emersa una capacità di muoversi attraverso rapporti e relazioni politiche costruiti nel tempo.

In altre parole, secondo questa impostazione, togliere la poltrona non significherebbe automaticamente eliminare quella capacità di influenza che gli investigatori ritengono rilevante rispetto alle condotte contestate.

Naturalmente siamo ancora nel pieno di un procedimento giudiziario e queste restano valutazioni dell’accusa che dovranno confrontarsi con le tesi della difesa e con le decisioni dei giudici.

Gallo, è bene ribadirlo, ha sempre contestato la ricostruzione accusatoria.

Ma sul piano politico il passaggio rimane enorme.

UN’INCHIESTA CHE VA BEN OLTRE IL DESTINO GIUDIZIARIO DI UN SINGOLO

Da mesi Report Sicilia sostiene che l’aspetto più importante delle grandi inchieste che interessano la pubblica amministrazione non debba essere ridotto al destino personale o giudiziario dei singoli indagati.

La domanda più ampia riguarda il funzionamento dei sistemi di potere, delle relazioni politiche e dei meccanismi attraverso i quali vengono gestiti incarichi, nomine e affidamenti pubblici.

Ed è proprio per questo che il passaggio contenuto nella posizione della Procura assume particolare rilevanza.

Se l’ipotesi investigativa è che una capacità di influenza possa sopravvivere persino alla perdita della carica istituzionale, allora il tema non riguarda più soltanto chi occupa materialmente una poltrona.

Riguarda la rete che eventualmente esiste intorno a quella poltrona.

Riguarda i rapporti.

Riguarda le relazioni consolidate negli anni.

Riguarda, soprattutto, la capacità della politica di incidere sulla pubblica amministrazione anche quando chi eserciterebbe quell’influenza non ricopre più formalmente una determinata funzione.

ADESSO DECIDERÀ IL RIESAME

Saranno naturalmente i giudici del Tribunale del Riesame a stabilire se le argomentazioni della Procura siano sufficienti per modificare nuovamente la situazione cautelare dell’ex parlamentare.

Ed è altrettanto necessario ricordare che una misura cautelare non equivale a una condanna e che per Gallo vale pienamente il principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

Ma una cosa appare evidente: l’inchiesta Cefpas è tutt’altro che archiviata.

Anzi.

La decisione della Procura di impugnare la revoca dei domiciliari dimostra che, per gli inquirenti, la questione della presunta capacità di influenza politica attribuita all’ex parlamentare rimane centrale.

E per Agrigento questo è forse l’aspetto sul quale occorrerà riflettere maggiormente.

Perché le cariche finiscono, le legislature terminano e le poltrone cambiano occupante.

Le reti di potere, se esistono, possono invece sopravvivere molto più a lungo.

Ed è proprio su quelle che politica, istituzioni, stampa e cittadini hanno il dovere di mantenere accesi i riflettori.

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