Caro Sodano, mentre io denunciavo il Sistema Agrigento tu dov’eri? Oggi mi chiami nemico della città, ma governi con i metodi del passato

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Dalle nuove indagini della Procura al caso Crosta, dagli accordi sulle commissioni consiliari al bilancio comunale. E poi le due lettere aperte con le quali avevo offerto al sindaco il mio programma di 104 punti. Sodano parla di macchina del fango, ma io continuo a pubblicare documenti e a chiedere risposte.

Caro Michele Sodano,

oggi voglio rivolgermi direttamente a te, alla luce delle ultime notizie giudiziarie che stanno interessando Agrigento e la sua provincia.

Notizie che riguardano affidamenti, appalti, gestione del denaro pubblico e presunti rapporti illeciti tra amministratori e imprenditori.

Notizie che riportano al centro dell’attenzione questioni sulle quali da anni chiedo trasparenza, controlli e verifiche.

E allora voglio farti una domanda.

Mentre io denunciavo quello che da quindici anni definisco il Sistema Agrigento, tu dov’eri?

Dov’eri mentre pubblicavo documenti, presentavo esposti, segnalavo presunte irregolarità e chiedevo alla magistratura e alle autorità competenti di verificare quanto stava accadendo nella nostra città?

E soprattutto, come ti permetti oggi di indicarmi come un nemico di Agrigento, accusandomi di utilizzare una presunta macchina del fango?

Le indagini della Procura e le questioni che denunciavamo da anni

Secondo quanto pubblicato da Grandangolo Agrigento, la Procura della Repubblica ha iscritto nel registro degli indagati l’ex sindaco Franco Miccichè, l’ex assessore al Bilancio Patrizia Lisci e due imprenditori, Salvatore Alaimo e Antonio Plescia.

L’inchiesta riguarda ipotesi di corruzione e turbata libertà nella scelta del contraente, con una distinta contestazione relativa ai subappalti nei confronti di uno degli imprenditori.

Tra le vicende oggetto degli accertamenti figurerebbero gli affidamenti per le luminarie natalizie e i lavori del parcheggio pluripiano.

La notizia riferisce anche di perquisizioni e acquisizioni di dati dai telefoni cellulari delle persone coinvolte.

Siamo nella fase iniziale delle indagini e tutte le persone interessate devono essere considerate innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva.

Ma una cosa non posso tacerla.

Molte delle questioni che oggi emergono nelle cronache giudiziarie erano già state sollevate da me e da Report Sicilia attraverso articoli, documenti, denunce e richieste di verifica.

Non sostengo che ogni indagine sia nata dai miei esposti. Questo può essere accertato soltanto attraverso gli atti dei procedimenti.

Ma rivendico il lavoro svolto negli anni, spesso in solitudine, quando denunciare significava esporsi personalmente.

Abbiamo acceso i riflettori sulla gestione di Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025, sugli affidamenti, sulle spese e sulle modalità di utilizzo delle risorse pubbliche.

Abbiamo pubblicato anche gli atti relativi al progetto IlluminArte, affidato direttamente alla ITA Società Cooperativa di Porto Empedocle con determinazione dirigenziale n. 3390 del 21 novembre 2025, per un importo complessivo di 149.935,66 euro.

Un progetto di illuminazione artistica che prevedeva installazioni nel centro storico e nei quartieri.

Non affermo che quello specifico affidamento sia oggetto dell’inchiesta. Affermo che noi avevamo già ritenuto necessario esaminare e rendere pubblici gli atti relativi a quelle spese.

E lo stesso metodo lo abbiamo seguito per Villa del Sole, per gli appalti, per le esternalizzazioni, per la gestione dei servizi pubblici e per tante altre vicende amministrative.

Mentre altri applaudivano, noi leggevamo le carte.

E continueremo a farlo.

Caro Michele, cinque anni da deputato: cosa hai portato ad Agrigento?

Tu sei stato deputato della Repubblica dal 2018 al 2023.

Cinque anni durante i quali hai avuto la possibilità di rappresentare anche gli interessi del nostro territorio nelle istituzioni nazionali.

Continuo a chiederti pubblicamente di indicare quali finanziamenti concreti sei riuscito a ottenere per Agrigento durante il tuo mandato parlamentare.

Poi sei tornato sulla scena politica cittadina, beneficiando anche della grande esposizione mediatica di Ismaele La Vardera e del progetto Controcorrente.

Hai costruito la tua candidatura presentandoti come l’uomo della rottura con il passato.

Il sindaco del cambiamento.

Quello che avrebbe dovuto liberare Agrigento dai vecchi sistemi di gestione politica.

Ma oggi, dopo quasi cinque mesi dal tuo insediamento, credo sia arrivato il momento di chiederti conto delle promesse.

Perché, caro Michele, non soltanto non hai rotto con il passato: secondo me oggi stai utilizzando proprio quei metodi che avevi promesso di cambiare.

Due lettere aperte e 104 punti di programma: ti avevo offerto collaborazione, non opposizione pregiudiziale

Caro Michele, prima di proseguire voglio ricordarti un fatto che rende ancora più ingiuste le accuse che mi rivolgi.

Ti ho scritto due lettere aperte. La prima quando non era trascorso neppure un mese dal tuo insediamento.

Non ti ho scritto per chiederti incarichi, poltrone o favori.

Ti ho scritto per mettere a disposizione tua e dell’intera città il mio programma elettorale, quei 104 punti attraverso i quali avevo spiegato agli agrigentini come intendevo amministrare Agrigento.

Un programma che avevo chiamato “Per una città normale”, costruito su proposte concrete per i servizi pubblici, la tutela del patrimonio comunale, la gestione diretta delle risorse e una diversa organizzazione della macchina amministrativa.

Non avevo vinto le elezioni, ma ritenevo e ritengo ancora oggi che le idee non debbano essere cestinate soltanto perché appartengono a chi non è diventato sindaco.

Ti avevo offerto la mia disponibilità a un confronto pubblico, nell’interesse esclusivo di Agrigento.

Tu, invece, hai preferito ignorare quella disponibilità.

E oggi hai persino il coraggio di rappresentarmi come un nemico della città.

Ma quale nemico mette gratuitamente a disposizione del sindaco il proprio programma amministrativo, dopo averlo sfidato alle elezioni?

Quale nemico propone soluzioni anziché limitarsi a criticare?

Ti ho scritto una seconda volta perché ritenevo ancora possibile un confronto nell’interesse della città.

Non hai voluto raccogliere quella disponibilità.

E allora non puoi ignorare le proposte, rifiutare il confronto e poi accusare chi le ha avanzate di essere un nemico di Agrigento.

Il patrimonio comunale e i soldi chiesti alla Regione: non puoi continuare a dire che non puoi amministrare

Caro Michele, nel mio programma avevo indicato una strada diversa.

Avevo proposto di valorizzare il patrimonio comunale, rafforzare la gestione pubblica dei servizi e costituire due società comunali, Patrimonio Agrigento e Multiservizi, per evitare che la città continuasse a perdere il controllo delle proprie risorse.

Tu, invece, continui a percorrere, secondo me, la strada delle esternalizzazioni e delle operazioni sul patrimonio comunale.

E mentre il patrimonio pubblico rischia di essere progressivamente impoverito, continui a parlare delle difficoltà economiche ereditate e della necessità di ottenere nuovi finanziamenti dalla Regione Siciliana.

Ma non puoi trasformare la richiesta di soldi alla Regione nella giustificazione permanente per dire agli agrigentini che non puoi amministrare.

Un sindaco non viene eletto soltanto per chiedere finanziamenti a Palermo.

Viene eletto per trovare soluzioni, assumersi responsabilità, individuare priorità e utilizzare al meglio ciò che la città possiede.

Quali iniziative concrete stai assumendo per salvaguardare e valorizzare il patrimonio comunale?

Perché continuare a ragionare di alienazioni ed esternalizzazioni invece di costruire strumenti pubblici capaci di produrre entrate e servizi?

E soprattutto, quando finirà la giustificazione dell’eredità ricevuta?

Caro Michele, amministrare significa decidere. Non continuare a spiegare perché non si può decidere.

Questa è la differenza tra il mio programma e il tuo modo di governare.

Io proponevo soluzioni per utilizzare e valorizzare ciò che Agrigento possiede.

Tu continui a presentare la mancanza di risorse come il principale ostacolo alla tua azione amministrativa.

Le commissioni consiliari: il cambiamento comincia dagli accordi?

Partiamo dalle commissioni consiliari.

Abbiamo assistito alla distribuzione delle presidenze attraverso intese e convergenze politiche che hanno coinvolto anche componenti riconducibili a schieramenti che avrebbero dovuto rappresentare un’alternativa alla tua amministrazione.

Le commissioni sono organismi fondamentali per il controllo e l’attività del Consiglio comunale.

Eppure la loro composizione e la scelta dei presidenti hanno riproposto, a mio giudizio, il metodo delle mediazioni tra gruppi politici.

Non sostengo che raggiungere accordi per eleggere i presidenti delle commissioni costituisca un illecito.

Sostengo una cosa politicamente molto semplice.

Se ti sei presentato agli agrigentini promettendo di cambiare metodo, perché oggi utilizzi le stesse logiche di accordo e distribuzione degli incarichi che contestavi al passato?

Quali sono stati i criteri politici di quelle intese?

Quali impegni sono stati assunti?

E soprattutto, cosa c’entra tutto questo con il cambiamento promesso in campagna elettorale?

La Fondazione Agrigento 2025: un’altra convergenza con il passato

Passiamo alla Fondazione Agrigento 2025.

La scelta di avviarne la chiusura ha trovato convergenze politiche anche con esponenti del centrodestra.

Un’altra decisione che, a mio avviso, dimostra quanto sia necessario comprendere i rapporti politici che oggi sostengono le scelte della tua amministrazione.

La Fondazione era stata uno degli strumenti della gestione di Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025.

Una gestione sulla quale abbiamo posto numerosi interrogativi, chiedendo chiarezza su spese, affidamenti, risultati e responsabilità.

Ma chiudere una Fondazione non significa automaticamente fare chiarezza su ciò che è accaduto.

Dove sono i rendiconti completi? Quali verifiche sono state effettuate? Quali responsabilità amministrative sono state accertate?

E soprattutto, perché una scelta tanto importante ha trovato convergenze proprio con quelle componenti politiche che avevano sostenuto la precedente stagione amministrativa?

Non è sufficiente chiudere un organismo per dimostrare di aver cambiato sistema.

Bisogna spiegare cosa non ha funzionato, quanto è stato speso e quali conseguenze amministrative si intendono trarre.

La relazione di inizio mandato: anche qui abbiamo dovuto chiedere chiarezza

Arriviamo alla tua relazione di inizio mandato.

Un documento che avrebbe dovuto rappresentare la fotografia della situazione economica e patrimoniale del Comune al momento del tuo insediamento.

Uno strumento fondamentale per distinguere ciò che hai ereditato da ciò di cui, da giugno in avanti, sei diventato responsabile.

Anche su questo Report Sicilia ha sollevato interrogativi, richiamando gli obblighi normativi e i termini previsti per la predisposizione della relazione.

Ma c’è soprattutto un aspetto politico.

Quando i tuoi sostenitori sostengono che hai ereditato una città economicamente distrutta, sembrano descrivere una situazione molto diversa da quella che emerge dalla lettura di alcuni passaggi della tua relazione.

E allora ti chiedo: quale delle due rappresentazioni dobbiamo considerare?

Quella utilizzata per giustificare le difficoltà della tua amministrazione oppure quella contenuta nel documento ufficiale?

Perché non puoi utilizzare l’eredità del passato come giustificazione politica e, nello stesso tempo, evitare di chiarire fino in fondo i numeri e le responsabilità di quella gestione.

La trasparenza non si pratica soltanto quando serve ad accusare chi ti ha preceduto.

Si pratica anche quando i documenti possono mettere in difficoltà chi governa oggi.

Il bilancio 2026 sarà la prova dei tuoi rapporti con Roberto Di Mauro, Gallo e Pisano

E arriviamo al prossimo appuntamento politico e amministrativo.

Il bilancio di previsione 2026, approvato come schema dalla tua Giunta e sottoposto al Consiglio comunale.

Un documento sul quale Report Sicilia ha già espresso fortissime perplessità, anche sotto il profilo della correttezza contabile e della possibile illegittimità di alcune scelte.

Perplessità che dovranno essere approfondite attraverso l’esame degli atti, dei prospetti e dei pareri degli organi competenti.

Ma il bilancio sarà anche un banco di prova politico.

Il voto del Consiglio comunale ci dirà molto sui tuoi rapporti con Roberto Di Mauro, Riccardo Gallo e Calogero Pisano e con le componenti politiche che a loro fanno riferimento.

Vedremo chi voterà a favore, chi si asterrà e chi si opporrà.

Vedremo soprattutto quali motivazioni verranno offerte agli agrigentini.

Caro Michele, non sono certo io a essere diventato sindaco con il sostegno delle componenti politiche alle quali oggi rivolgo queste domande.

Sei tu che hai costruito il tuo percorso elettorale e che oggi devi confrontarti con gli equilibri consiliari necessari per amministrare.

E allora ti chiedo:

Quanto sei realmente libero di governare Agrigento?

Quanto pesano gli accordi politici?

Quanto incidono sulle tue decisioni le esigenze delle forze che hanno contribuito alla tua elezione o che oggi possono garantire il sostegno agli atti della tua amministrazione?

Non sto affermando l’esistenza di accordi illeciti.

Sto chiedendo trasparenza sui rapporti politici e sulla loro influenza nelle scelte amministrative.

Perché se per approvare il bilancio devi ricercare il sostegno delle stesse componenti politiche che hanno caratterizzato il passato, allora è legittimo domandarsi cosa sia realmente cambiato.

E ricordo ai consiglieri comunali che ciascuno sarà chiamato ad assumersi la responsabilità del proprio voto, soprattutto davanti a eventuali criticità contabili che dovessero trovare conferma.

Il bilancio non sarà soltanto una votazione sui numeri. Sarà anche una fotografia degli equilibri politici che governano Agrigento.

Caro Sodano, politicamente sei diventato Miccichè 2.0

Ecco perché continuo a sostenere che la tua amministrazione rappresenti, sul piano politico, una sorta di Miccichè 2.0.

Non perché tu sia Franco Miccichè.

Non perché io voglia attribuirti le eventuali responsabilità giudiziarie di altri.

Ma perché, osservando le commissioni consiliari, le convergenze sulla Fondazione Agrigento 2025, la gestione della relazione di inizio mandato e gli equilibri che accompagneranno il voto sul bilancio, ritengo di riconoscere troppe somiglianze con il passato.

Tu non hai semplicemente rinunciato a cambiare il metodo. A mio giudizio, hai finito per utilizzare proprio il metodo che avevi promesso di superare.

E questo è il vero problema politico.

Perché gli agrigentini non ti hanno votato soltanto per cambiare il nome del sindaco.

Ti hanno votato anche sulla base di una promessa di discontinuità.

E oggi quella promessa deve essere misurata attraverso i fatti.

La macchina del fango? Caro Michele, sono documenti e denunce

E mentre tutto questo accade, tu trovi il tempo di attaccare me e Report Sicilia.

Mi rappresenti come un nemico di Agrigento e mi accusi di alimentare una presunta macchina del fango.

Ma spiegami una cosa.

La macchina del fango sarebbero le determine dirigenziali che pubblico? Gli atti che porto a conoscenza dei cittadini? Gli esposti che presento? Le richieste di accesso agli atti?

Se ritieni che una mia ricostruzione sia sbagliata, dimostralo.

Se un documento è stato interpretato male, pubblica quello corretto.

Se una denuncia è infondata, chiariscilo nelle sedi competenti.

Ma non puoi pretendere di cancellare quindici anni di battaglie civiche e giornalistiche attraverso un attacco personale.

Io denunciavo prima che tu diventassi sindaco.

Ho denunciato le amministrazioni precedenti e continuo a controllare la tua.

Non ho cambiato metodo perché è cambiato il sindaco.

E non intendo cominciare adesso.

Il caso Crosta: ci hai attaccati anche allora, ma come è finita?

Caro Michele, vogliamo parlare anche del caso Giovanni Crosta?

Quando Report Sicilia ha sollevato la vicenda relativa all’immobile di Zingarello dell’allora tuo vicesindaco, pubblicando documenti e chiedendo verifiche sulla regolarità urbanistica, ti sei permesso di attaccare personalmente me e il nostro giornale, dicendone peste e corna.

Anche in quella occasione, invece di affrontare nel merito le questioni che avevamo sollevato, hai scelto la strada della delegittimazione di chi denunciava.

Eppure, come è finita?

Prima la revoca delle deleghe a Giovanni Crosta, poi le sue dimissioni dalla carica di vicesindaco.

Questi sono fatti, non opinioni.

Non sostengo che quelle dimissioni costituiscano una prova di responsabilità o confermino automaticamente ogni nostra contestazione. Ma è altrettanto evidente che la vicenda non poteva essere liquidata come una semplice campagna denigratoria.

E allora ti chiedo: chi aveva ragione a pretendere chiarezza? Chi pubblicava documenti e chiedeva verifiche oppure chi attaccava il giornale che aveva sollevato il caso?

Non abbiamo inventato l’immobile di Zingarello.

Non abbiamo inventato le questioni urbanistiche sulle quali abbiamo chiesto accertamenti.

Non abbiamo inventato la revoca delle deleghe e neppure le successive dimissioni.

Abbiamo raccontato una vicenda di interesse pubblico, facendo ciò che una testata giornalistica deve fare: controllare, documentare e porre domande.

Noi non buttiamo fango e non abbiamo bisogno di inventare nulla.

E il caso Crosta dimostra quanto sia sbagliato cercare di screditare chi denuncia, anziché rispondere alle questioni sollevate.

Oggi, mentre emergono nuove indagini della Procura su altre vicende amministrative, torni ancora ad accusarmi di essere un nemico di Agrigento.

Ma forse dovresti riflettere proprio su quanto è accaduto con Crosta.

Perché le accuse rivolte a Report Sicilia non hanno cancellato i documenti pubblicati, né impedito che la vicenda producesse conseguenze politiche.

Caro Michele, puoi attaccare Giuseppe Di Rosa quanto vuoi, ma non puoi cancellare i fatti. E i fatti, anche nel caso Crosta, sono davanti agli occhi di tutti.

La possibile intimidazione nel mio ufficio e il tuo silenzio

C’è poi una vicenda che mi ha colpito profondamente sul piano umano.

Nei giorni scorsi, davanti all’ingresso laterale del mio ufficio, quello che si affaccia su via Nicone, si è verificato un episodio che ho ritenuto necessario segnalare ai Carabinieri.

Un episodio che mi ha fatto temere una possibile intimidazione.

Spero con tutto il cuore che sia stata soltanto una bravata.

Non voglio attribuire responsabilità a nessuno e non intendo anticipare conclusioni che spettano agli investigatori.

Ma dopo anni di denunce, attacchi e minacce, credo sia comprensibile la mia preoccupazione.

Appena due ore dopo quanto accaduto mi sono recato alla caserma Biagio Pistone dei Carabinieri di Agrigento per denunciare l’episodio.

È stata la notte successiva a non essere affatto serena.

Una notte trascorsa a pensare a quanto era successo, a interrogarmi sul significato di quel gesto e a sperare che non avesse nulla a che vedere con la mia attività di denuncia.

E tu, caro Michele?

Non hai trovato neppure il tempo di scrivere due righe pubbliche di solidarietà.

Non pretendevo una telefonata.

Non pretendevo che condividessi le mie idee.

Non pretendevo che smettessi di criticarmi.

Mi sarei aspettato soltanto un gesto istituzionale nei confronti di un cittadino che aveva denunciato un possibile episodio intimidatorio.

Perché tu sei il sindaco di tutti.

Anche di chi ti critica.

Anche di chi non ti ha votato.

Anche di chi ogni giorno legge i tuoi atti e ti pone domande scomode.

E questo silenzio, caro Michele, mi ha ferito.

La solidarietà al sindaco di Licata e quella mancata nei miei confronti

Eppure, quando le vicende giudiziarie hanno interessato il sindaco di Licata Angelo Balsamo e un suo assessore, nell’ambito dell’inchiesta che ha coinvolto anche l’onorevole Roberto Di Mauro e altri soggetti, hai trovato parole pubbliche di vicinanza.

Non contesto il diritto di manifestare solidarietà a persone coinvolte in un’indagine.

La presunzione di innocenza vale per tutti.

Ma contesto la differenza di atteggiamento.

Perché hai trovato parole di solidarietà per altri amministratori e non ne hai trovate per un cittadino che da anni denuncia e che ha appena segnalato un possibile episodio intimidatorio?

La solidarietà istituzionale dovrebbe essere un principio.

Non una scelta legata ai rapporti personali o alla convenienza politica.

E un principio, per essere credibile, deve valere per tutti.

Il Sistema Agrigento non si combatte attaccando chi denuncia

Caro Michele, da quindici anni utilizzo l’espressione Sistema Agrigento per descrivere quelle prassi, quei rapporti e quelle modalità di gestione amministrativa che ritengo abbiano contribuito a frenare lo sviluppo della nostra città.

Non è una condanna penale generalizzata.

È una denuncia politica e civica che negli anni ho accompagnato con documenti, segnalazioni ed esposti.

Tu oggi hai la responsabilità di governare.

Hai il potere di proporre nuovi regolamenti, cambiare i modelli di gestione, garantire maggiore trasparenza e assumere decisioni diverse dal passato.

Ma per farlo devi dimostrare di essere realmente autonomo e coerente con le promesse elettorali.

Non bastano le dirette Facebook.

Non bastano gli attacchi a Report Sicilia.

Non basta cercare continuamente qualcuno al quale attribuire le responsabilità dei problemi della città.

Oggi il sindaco sei tu. E delle scelte della tua amministrazione devi rispondere tu.

Non Giuseppe Di Rosa.

Io non mollo. E non sarai tu a farmi smettere

Voglio concludere tornando alla domanda iniziale.

Caro Michele Sodano, mentre io denunciavo il Sistema Agrigento, tu dov’eri?

Dov’eri quando pubblicavo documenti e chiedevo verifiche?

Dov’eri quando affrontavo attacchi personali per le mie denunce?

E soprattutto, perché oggi ritieni di potermi definire un nemico della città?

Io non ho mai preteso di avere sempre ragione.

Posso sbagliare una valutazione, un’interpretazione o una ricostruzione. E quando accade sono pronto a correggerla.

Ma non accetterò mai che il diritto di denunciare e informare venga confuso con una macchina del fango.

Le indagini della magistratura faranno il loro corso.

Saranno i magistrati e gli investigatori ad accertare eventuali responsabilità.

Io continuerò a svolgere il mio ruolo, utilizzando gli strumenti che ho sempre utilizzato: documenti, atti amministrativi, denunce e informazione.

Non sono diventato sindaco, ma non per questo ho smesso di occuparmi della mia città.

E continuerò a farlo anche se questo significa essere scomodo a chi governa.

Caro Michele, invece di preoccuparti di Giuseppe Di Rosa, preoccupati di dimostrare agli agrigentini che sei davvero libero di amministrare.

Spiega perché hai ignorato le due lettere aperte con le quali ti avevo offerto collaborazione e un programma di 104 punti.

Spiega perché continui a puntare sulle esternalizzazioni e sulle operazioni sul patrimonio comunale anziché costruire strumenti pubblici per valorizzarlo.

Spiega gli accordi sulle commissioni consiliari.

Spiega le convergenze politiche sulla Fondazione Agrigento 2025.

Rispondi alle domande sulla relazione di inizio mandato.

Spiega perché, anche dopo il caso Crosta, continui ad attaccare chi pubblica documenti e chiede verifiche.

E soprattutto dimostra, attraverso il bilancio comunale, che la tua amministrazione non è prigioniera degli stessi equilibri politici del passato.

Perché io non sono il nemico di Agrigento.

Sono un cittadino che da quindici anni denuncia ciò che ritiene sbagliato, anche quando farlo comporta conseguenze personali.

Tu, invece, sei il sindaco che aveva promesso di cambiare il sistema.

E oggi, secondo me, rischi di esserne diventato il continuatore.

Io continuerò a denunciare. Tu continua pure a chiamarmi nemico di Agrigento. Saranno gli atti, i fatti e il tempo a permettere ai cittadini di giudicare entrambi.

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