Bambino lasciato a terra sotto la neve: l’autista sbaglia, ma perché nessuno parla del biglietto “olimpico” da 10 euro?

Un bambino di 11 anni lasciato a terra, sotto la neve, dopo la scuola. Un autista sospeso. Una famiglia furiosa. Un’opinione pubblica indignata.
È la vicenda avvenuta tra San Vito di Cadore e Vodo di Cadore, in provincia di Belluno, che ha coinvolto un mezzo della società DolomitiBus e un autista 61enne originario di Agrigento, Salvatore Russotto, oggi travolto da polemiche, accuse e procedimenti interni.
Noi non siamo qui a difendere l’autista.
Ma siamo qui a fare una domanda che quasi nessuno sta facendo.
Il fatto
Il ragazzino, finita la scuola, doveva percorrere circa 6 chilometri per tornare a casa. Sale sull’autobus con un biglietto da 2,30 euro (secondo alcune versioni 2,50), la tariffa ordinaria extraurbana fino a pochi giorni prima.
L’autista gli contesta che quel titolo non è più valido:
nuove regole, nuova tariffa, pagamento elettronico o abbonamento. Il bambino scende.
Fuori c’è la neve.
Russotto oggi ammette:
«Sono mortificato, ho commesso un grave errore. A mente fredda gli avrei pagato io il biglietto.»
L’azienda ha chiesto scusa e lo ha sospeso. La famiglia parla di comportamento “disumano”. Indagine interna in corso.
La tariffa “olimpica”: da 2,30 € a 10 €
Ed è qui che entra la parte che quasi nessuno sta mettendo al centro.
In vista delle Olimpiadi invernali, l’azienda di trasporto ha introdotto una tariffa unica da 10 euro, indipendentemente dal tragitto.
Sei chilometri? Dieci euro.
Due fermate? Dieci euro.
Il bambino aveva un biglietto regolare fino a pochi giorni prima.
All’improvviso, lo stesso tragitto costa oltre quattro volte tanto.
La domanda è semplice:
Perché l’indignazione mediatica è tutta sull’autista e quasi nulla su chi ha deciso un aumento simile?
Vale anche per i residenti? Per chi va a scuola? Per chi lavora?
Perché questo punto viene trattato come un dettaglio secondario quando è parte centrale della vicenda?
L’autista ha sbagliato. Ma era solo?
Russotto racconta una giornata pesantissima: neve, traffico, ritardi, insulti razzisti (“i Borboni vengono qua…”) e uno stato di agitazione tale da dover chiamare il responsabile. Dice di non aver ricevuto formazione specifica per il trasporto di minori, di aver applicato le disposizioni aziendali su chi non ha titolo valido.
Questo non cancella l’errore.
Un minore non si lascia sotto la neve.
Ma è corretto raccontarla come la storia di “un autista cattivo” e basta?
O è anche la storia di:
tariffe imposte dall’alto,
regole rigide,
nessuna formazione,
pressioni operative,
nessuna tutela per chi guida?
I video possono spiegare lo stato di stress?
Ci sono video della corsa. Potrebbero chiarire il clima a bordo, le tensioni, il livello di agitazione. Non per assolvere, ma per capire.
Perché la responsabilità individuale esiste.
Ma esiste anche quella organizzativa.
E le altre domande scomode
Nessuno si è accorto di un bambino che cammina sotto la neve?
I genitori non si sono preoccupati del ritardo?
Domande delicate, ma legittime, che non servono ad accusare — bensì a ricostruire tutto il quadro.
Il punto che non si può ignorare
L’autista ha sbagliato.
La famiglia ha diritto a chiedere giustizia.
Ma se il biglietto per 6 km passa da 2,30 € a 10 € perché “c’è l’evento olimpico”, allora il problema non è solo un uomo al volante.
È un sistema che:
scarica responsabilità operative sui lavoratori,
impone tariffe fuori scala,
non tutela i minori,
e poi si lava la coscienza con un comunicato di scuse.
E forse la vera domanda, oggi, non è solo “l’autista va punito?”, ma:
chi ha deciso che un bambino che torna da scuola debba pagare 10 euro di bus perché ci sono le Olimpiadi?
E perché questo non indigna quanto il resto?
Report Sicilia
Perché raccontare tutto, anche ciò che non conviene, è ancora giornalismo.





