Avviata la bonifica del riempimento, addio ai fanghi del porto di Trapani

E’ in corso da alcuni giorni la bonifica dei fanghi che un paio d’anni fa arrivarono dai fondali del porto di Trapani per essere “lavorati”, ma poi finiti al centro di una vasta inchiesta giudiziaria. Come si ricorderà la Guardia Costiera nell’ambito di una operazione complessa di polizia ambientale denominata “Dirty Mud” ha avviato dal 2024 una mirata attività d’indagine nell’ambito dei lavori di dragaggio dell’avamporto e delle aree a ponente dello sporgente Ronciglio del porto di Trapani. Quei fanghi che da mesi giacciono all’ingresso del paese, vengono prima caricati su alcuni camion, per poi essere trasferiti in un due discariche autorizzate della zona, una delle quali è quella del gruppo Catanzaro a Siculiana. L’area dovrebbe essere interamente sgomberata da questa presenza tutt’altro che gradevole entro un mese, salvo imprevisti. Finalmente una buona notizia che arriva anche dopo le numerose sollecitazioni fatte da questo quotidiano on line.

L’indagine era finalizzata ad accertare la regolarità delle attività e delle procedure delle operazioni di dragaggio quali il trasporto dei fanghi, il trattamento, il conferimento e lo smaltimento finale dei rifiuti speciali prodotti. Tali procedure, regolate dalle norme nazionali poste a tutela dell’ambiente marino e costiero e del demanio marittimo, erano rafforzate poi dal contratto di appalto pubblico stipulato con l’Autorità di Sistema portuale della Sicilia Occidentale. Il capitolato dei lavori di appalto prevedeva l’installazione sul molo di levante di Porto Empedocle di un impianto mobile di lavaggio dei fanghi sollevati dal fondo, tale procedimento che viene denominato “sediment washing” è dedicato al trattamento dei fanghi che venivano prelevati dal porto di Trapani ed erano provenienti dalle attività di dragaggio. Il contratto di appalto prevedeva anche l’utilizzo di un’area demaniale per lo stoccaggio solo provvisorio dei rifiuti trattati ubicato in località Caos nel Comune di Porto Empedocle.
Uno scempio nell’indifferenza assoluta, ora la svolta
Gli inquirenti ritenevano che i fanghi provenienti dall’attività di dragaggio del porto di Trapani, trasportati con due draghe all’interno dell’impianto di sediment washing della Società Capogruppo aggiudicataria dell’appalto, non subivano, se non in minima parte alcun trattamento prima dello stoccaggio, ed il successivo conferimento presso una discarica agrigentina. Da qui il sequestro dell’impianto di lavaggio nonché dell’area di deposito temporaneo dei fanghi di dragaggio sita in località Caos. Il provvedimento ha interessato una superficie complessiva di circa 60.000 mq. di demanio marittimo contente all’interno una ingente quantità di rifiuti speciali. Tutti i soggetti ai quali a vario titolo sono state contestate responsabilità nelle condotte ritenute contra legem, sono stati segnalati alla Autorità Giudiziaria per la commissione del reato di frode nell’esecuzione di contratto di appalto di lavori pubblici con l’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale, per l’importo dei lavori affidati di 59.054.484.18 euro.





