Aspettando un autobus tra rifiuti ed erbacce: le fermate che fanno vergognare Agrigento

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La scena è quella di un’ordinaria desolazione urbana che non ha bisogno di commenti enfatici per colpire.

Alla periferia di Agrigento, nel quartiere del Villaggio Mosè, la fermata dell’autobus urbano si presenta come uno spazio lasciato a sé stesso, sospeso tra incuria e rassegnazione.

Qui il tempo sembra essersi fermato, ma non per scelta.

È il risultato visibile di un’assenza prolungata di attenzione, manutenzione e visione.

La pensilina scolorita, segnata dagli anni e dall’esposizione costante agli agenti atmosferici, non svolge più la sua funzione primaria.

La copertura opaca filtra una luce spenta, mentre le superfici destinate alla comunicazione pubblicitaria amplificano il contrasto tra messaggi patinati e realtà degradata.

Alla base, erbacce che crescono indisturbate raccontano una manutenzione che non arriva mai.

Il suolo è irregolare, sporco, inadatto a chi ogni giorno è costretto ad attendere. Allietato forse solo dai cartelloni pubblicitari che certamente sono lì perchè qualcuno ha pagato la relativa imposta (salvo smentite da chi deve vigilare anche su questo aspetto della vicenda…nella speranza che almeno questo non debbiamo aggiungerlo a tutto il resto).

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Un’attesa che pesa sui corpi e sulla dignità

Accanto alla fermata, due  panchine di cemento grezzo  non invitano certo  a sedersi. Una totale  mancanza di rispetto.

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Il capolinea della linea 2 come non-luogo urbano

Il  capolinea della linea urbana N. 2, in Piazza dei Vespri, al Villaggio Mosè si trova presso un edificio dove leggiamo in un cartello che costituisce un pericolo perché potrebbero cadere calcinacci. A noi sembra che potrebbe anche venire giù proprio l’intero edificio. Abbandonato da diversi anni. È un avanzo urbano lasciato lì, circondato da una rete di protezione, vegetazione spontanea e disordinata che invade marciapiedi e spazi di transito.

capolinea villaggio mosè
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Quando lo squallore diventa responsabilità

Il marciapiede, teoricamente spazio pubblico, è sconnesso e inclinato verso il nulla. Rifiuti improvvisati e materiali abbandonati completano un quadro che parla chiaro. Qui lo squallore non è solo estetico. È civico e istituzionale. Racconta una periferia considerata residuale, un servizio pubblico ridotto al minimo, una città che accetta che uno dei suoi ingressi urbani si presenti in questo stato. Al villaggio Mosè sorgono alcuni alberghi e questo è lo spettacolo che offriamo ai turisti che in queste fermate attendono un autobus urbano.

Siamo certi che i nostri amministratori locali sono passati da queste parti e hanno visto tutto ciò. Non sarebbe ora di provvedere a fornire un servizio di fermata autobus più rispettoso verso chi paga un biglietto e verso tutti i cittadini ?

capolinea villaggio mose1
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