“Annus horribilis”: anche la Curia boccia Agrigento 2025

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L’Amico del Popolo, l’organo ufficiale di informazione della Curia agrigentina, la voce dell’Arcivescovo, del clero e dei cattolici della diocesi ha emesso la sua sentenza alla fine dell’anno di Agrigento Capitale della Cultura.  Cosa resterà di questo anno in cui Agrigento è stata Capitale italiana della Cultura?  Si tratta di un totale fallimento. E’ la sentenza senza appello.

Il bilancio-sentenza è affidato alla “penna” tra le più importanti (se non la più importante) del settimanale, quella di Marilisa Della Monica, giornalista professionista, coordinatrice di redazione del settimanale diocesano, presidente della Commissione pari opportunità e di genere (Cpo) di Assostampa Sicilia, delegata regionale per la Sicilia della Federazione italiana settimanali cattolici e membro del Comitato esecutivo nazionale Fisc nella qualità di tesoriere.

Nel suo articolo definisce “annus orribilis” il 2025 ed elenca ogni aspetto dei 365 giorni che hanno affossato Agrigento. Si è trattato “sicurante del fallimento della politica”; di “ un totale scollamento tra i progetti e la città”; gli organizzatori non sono stati “capaci di valorizzare le professionalità territoriali che sanno fare e realizzare”, abbiamo visto “progetti troppo distanti per comprensione e coinvolgimento del territorio”.

La giornalista salva solo la “la riqualificazione del quartiere di Villaseta”. Alla fine comunque gli agrigentini sono “più poveri e disillusi che mai”.

La politica: “Sicuramente il fallimento della politica che ha dimostrato tutta la sua incapacità nel gestire un evento che difficilmente potrà ripetersi nella Città dei templi – leggiamo sull’Amico del Popolo”-  I litigi post proclamazione, l’allontanamento del realizzatore del dossier, la difficoltà a trovare una governance capace di portare avanti il progetto diventato ormai ostaggio della politica non hanno permesso che una grande occasione venisse sfruttata nelle sue reali potenzialità”. La politica infine: “Ha  preferito demandare ad altri il proprio ruolo e così, oggi, a chiusura di un annus horribilis, ci ritroviamo nuovamente al punto di partenza, ma più poveri e disillusi che mai”.

L’organizzazione: “La scelta di un burocrate alla guida della Fondazione Agrigento2025 e non di un manager con esperienza nell’organizzazione di grandi eventi, l’esautorazione del Comune da parte della Regione che ha “commissariato” tutta la macchina organizzativa perché i soldi li metteva lei, ha fatto sì che avvenisse un totale scollamento tra i progetti e la città”, sottolinea Marilisa Della Monica

Scarso coinvolgimento: “Pochi gli agrigentini che hanno sentito appartenergli questo titolo, pochi quelli che hanno preso parte alle inaugurazioni delle istallazioni o delle mostre – evidenzia la giornalista agrigentina –  È stato un successo o un fallimento? È stata sicuramente un’occasione persa. La dimostrazione che non siamo ancora maturi e capaci di valorizzare le professionalità territoriali che sanno fare e realizzare. Dalla scelta dell’azienda milanese per la comunicazione, che si è sin da subito rilevata fallimentare, ai progetti troppo distanti per comprensione e coinvolgimento del territorio”.

Poi un po’ moralisticamente, da buona cattolica, alla fine, recita anche un mea culpa generale, offrendo una blanda e generica assoluzione ai protagonisti negativi di Agrigento Capitale della Cultura, con una conclusione discutibile: “anche gli agrigentini hanno le loro colpe, prima tra tutte quella di non amare abbastanza la propria città. E Agrigento Capitale italiana della Cultura poteva essere una prima occasione per dimostrare un po’ di amore ma così, anche questa volta, non è stato”.

Noi crediamo che agli Agrigentini non sia stata data la possibilità di dimostrare il proprio amore per la città, essendo stati esclusi da tutti i giochi.

 

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