Amministrative Agrigento, Di Rosa all’attacco: “Basta marionette, si candidino i veri decisori politici”

Agrigento torna al voto, ma il clima politico appare già segnato da un copione che si ripete. Nomi che circolano, riunioni riservate, candidature presentate come “nuove” o “di garanzia”, mentre – denunciano le associazioni civiche – dietro le quinte riemergono gli stessi protagonisti che da oltre quindici anni condizionano la città. È il senso della dura presa di posizione del candidato sindaco Giuseppe Di Rosa, sostenuto dal progetto Tutti Insieme per una Città Normale, che rilancia un messaggio netto: “Agrigento così non cambia”.
Secondo Di Rosa, la discussione in corso nel centrodestra non segna alcuna discontinuità. Tra i nomi che tornano a circolare c’è quello di Roberto Di Mauro, figura di primo piano della politica regionale. La sua area è oggi attenzionata da un’inchiesta giudiziaria nota alle cronache come “Mazzettopoli”, che riguarda appalti pubblici e, in particolare, la partita strategica della rete idrica di Agrigento. Nel ribadire il principio di presunzione di innocenza, Di Rosa sottolinea però un dato politico: “Agrigento non può essere affidata a chi è parte di un sistema di potere oggi sotto la lente della magistratura”.
Il riferimento è a un contesto che, secondo quanto riportato dalla stampa, avrebbe visto dubbi sulla gestione delle gare, interferenze su appalti strategici e affermazioni offensive sul lavoro. “Chi ha trasformato sanità, appalti, acqua e lavoro in strumenti di potere – afferma Di Rosa – non può oggi presentarsi come la soluzione. Agrigento non è una pedina da muovere nelle segreterie”.
Nel mirino del candidato civico finisce anche Lillo Firetto, che – secondo la nota – tenterebbe di rientrare nel gioco politico provando a collocarsi tra i candidati ‘nuovi’ dopo aver bussato a tutte le segreterie. Una manovra che Di Rosa definisce senza mezzi termini: “Presentarsi come alternativa dopo aver governato, trattato e costruito accordi con tutti è un insulto all’intelligenza degli agrigentini”. Per il candidato sindaco, Firetto non è un corpo estraneo al sistema che ha guidato la città negli ultimi anni e, soprattutto,“in questi cinque anni non ha fatto l’opposizione che era suo dovere rappresentare”.
La stilettata si allarga poi a chi oggi si propone come opposizione o ‘terza via’. La domanda, ripetuta più volte, è diretta: “Dove sono stati negli ultimi quindici anni? Dove erano mentre Agrigento sprofondava nella crisi idrica, nel dissesto finanziario, nel crollo dei servizi sociali e nella fuga dei giovani?”.
Di Rosa parla apertamente di due idee di città contrapposte. Da una parte, “chi ha amministrato, sostenuto o condizionato le scelte che hanno portato Agrigento al collasso, chi tenta di rientrare dalla finestra dopo essere uscito dalla porta, chi cambia etichetta ma non metodo”. Dall’altra, una proposta libera da padrini politici, fondata su trasparenza, legalità e interesse pubblico.
Il passaggio politicamente più duro arriva in chiusura: “Se vogliono candidarsi i veri decisori di questi anni, deputati regionali compresi – Savarino, Gallo, Di Mauro – lo facciano apertamente. Anzi, pensandoci bene, candidatevi voi. Basta cercare marionette. Io ci sarò”. Poi l’affondo finale: “Sarà il popolo agrigentino a scegliere se continuare con questo sistema o liberarsene una volta per tutte”.
Le locandine del passato – richiamate come monito storico – lo dicevano già allora: “Agrigento così non cambia”. Oggi, conclude Di Rosa, quel messaggio è più attuale che mai.






