AICA, arrivano 10 milioni dalla Regione ma è un prestito: il conto lo pagheranno gli utenti, due volte per la stessa acqua

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La Regione scarica sull’Assemblea Territoriale Idrica di Agrigento il compito di vigilare su AICA, ma si riserva ispezioni dirette e la revoca della rateizzazione se non verranno centrati gli obiettivi entro tre anni.
In caso di fallimento del piano, il conto passerà ai Comuni consorziati, con effetti a catena sui bilanci comunali e, ancora una volta, sui cittadini.

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Non è un “salvataggio” né un contributo a fondo perduto. I 10 milioni di euro appena erogati dalla Regione Siciliana ad AICA sono, a tutti gli effetti, un prestito che verrà restituito nei prossimi dieci anni. E a pagarlo, alla fine, saranno gli utenti del servizio idrico, che rischiano di pagare due volte lo stesso consumo.

Perché è un prestito che ricade sui cittadini

Il decreto regionale parla chiaro: si tratta di anticipazioni di cassa, da restituire con rate annuali da 1 milione di euro a partire dal 2029. Non esiste alcuna copertura esterna: quelle rate entreranno nei costi di gestione di AICA, che per definizione vengono coperti attraverso le tariffe.
Tradotto: l’acqua che oggi viene pagata a Siciliacque con soldi regionali, domani verrà ripagata dagli utenti in bolletta, sotto forma di costi di rimborso.

Acqua già consumata, ma da pagare di nuovo

Il paradosso è evidente. I 10 milioni servono esclusivamente a saldare fatture già emesse, cioè acqua già fornita e già consumata negli anni precedenti.
Ora però quella spesa, anziché essere assorbita da una riorganizzazione strutturale del sistema, viene spalmata nel tempo e ribaltata sugli utenti, che:

  • hanno già pagato bollette negli anni passati;

  • pagheranno di nuovo, dal 2029 in poi, per rimborsare il prestito regionale.

Di fatto, lo stesso metro cubo d’acqua viene contabilizzato due volte: una nella bolletta storica, l’altra nella tariffa futura.

Nessuna garanzia che il debito non ricresca

Il decreto certifica che il debito residuo di AICA verso Siciliacque, al 31 dicembre 2025, supera i 23 milioni di euro. La prima tranche regionale ne copre meno della metà.
Ma non esiste alcuna clausola che impedisca al debito di continuare a crescere, se:

  • la riscossione resta insufficiente;

  • le perdite di rete restano fuori controllo;

  • i contatori continuano a mancare.

Il rischio concreto è che, mentre gli utenti inizieranno a pagare il prestito, AICA accumuli nuovo debito.

Vigilanza ATI e minaccia di commissariamento finanziario

La Regione scarica sull’Assemblea Territoriale Idrica di Agrigento il compito di vigilare su AICA, ma si riserva ispezioni dirette e la revoca della rateizzazione se non verranno centrati gli obiettivi entro tre anni.
In caso di fallimento del piano, il conto passerà ai Comuni consorziati, con effetti a catena sui bilanci comunali e, ancora una volta, sui cittadini.

Una toppa finanziaria che non risolve il problema

L’operazione voluta dal governo Renato Schifani evita nell’immediato il rischio di blocchi della fornitura, ma non affronta il nodo strutturale del servizio idrico agrigentino.
Si guadagna tempo, ma al prezzo di un mutuo mascherato, che finirà integralmente sulle spalle degli utenti.

In conclusione: non è un aiuto gratuito, ma un debito che diventa bolletta. L’acqua già consumata oggi viene pagata con un prestito, domani verrà ripagata dai cittadini, che rischiano davvero di pagare due volte lo stesso consumo.

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