Agrigento, pioggia torrenziale, strade trappola: l’emergenza lapazze che volano, ma nessuno provvede

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Ad Agrigento le “lapazze” – transenne e barriere improvvisate, spesso fatte con assi di legno, pezzi di ferro e nastro bianco‑rosso, usate per transennare tratti di strada, marciapiedi, facciate pericolanti e tombini. – stanno diventando un simbolo di degrado e pericolo, soprattutto in queste giornate di maltempo con piogge torrenziali, allagamenti e vento forte che le abbatte, le sposta e le fa letteralmente volare sulle strade.

Una agrigentina  sulla sua pagina facebook descrive  cosa sta accadendo in questi giorni di maltempo con forte vento: “ lasciano di  mese in mese lavori incompiuti,  ovunque transenne che volano pericoli per le persone a piedi,  per bambini per macchine parcheggiate”.

 Maltempo, allerta gialla e barriere che non reggono

In questi giorni Agrigento è di nuovo sotto allerta gialla per rischio meteo‑idrogeologico e idraulico: la Protezione civile regionale prevede piogge intense, raffiche di vento, possibili allagamenti, frane e disagi alla viabilità.

In uno scenario del genere, le lapazze – leggere, instabili, spesso appoggiate alla meglio su asfalto dissestato o marciapiedi deformati – vengono messe a durissima prova: il vento le abbatte e le trascina, la pioggia erode il terreno attorno alle buche e agli scavi, gli allagamenti ne spostano la base, lasciando scoperti i punti di pericolo.

Pericoli per automobilisti e pedoni

Le cronache cittadine raccontano da tempo di strade strategiche chiuse, restringimenti improvvisi di carreggiata, tombini aperti o rattoppati “alla meglio” e marciapiedi transennati in piena zona pedonale.

​Quando la transennatura è precaria e i lavori rimangono incompiuti per giorni proprio mentre infuriano piogge e vento, il rischio si moltiplica: le lapazze che crollano o si spostano creano ostacoli imprevisti in carreggiata, costringono gli automobilisti a frenate improvvise e manovre azzardate, mentre i pedoni si trovano a camminare sul bordo della strada, esposti al traffico e agli allagamenti. La situazione diventa sulle strade ancora più pericolosa perché queste transennature non sono illuminate e diventano vere e proprie trappole.

Emblematico è il caso di transenne e nastro posizionati dopo la caduta di un’anziana nella zona di Bonamorone, con cittadini che denunciano da tempo una logica di intervento “solo dopo l’incidente”, come abbiamo documentato nel nostro giornale.

​ Esempio concreto

Un tombino pericoloso recintato con una transenna , che blocca il passaggio e costringe le persone a spostarsi in carreggiata tra le auto, ​in condizioni di forte pioggia e vento, con una transennatura del genere, che viene  abbattuta o trascinata dall’acqua, può trasformarsi in un ostacolo mobile e in un’ulteriore minaccia per chi guida o attraversa.

Chi dovrebbe intervenire e cosa non funziona

La responsabilità di prevenire queste situazioni ricade innanzitutto sull’amministrazione comunale, sui tecnici incaricati, sulla Protezione civile e sulle ditte esecutrici dei lavori che dovrebbero garantire transenne idonee, zavorrate, segnaletica chiara e tempi certi di completamento degli interventi.

Eppure, il quadro che emerge è quello di una “catena di inadempienze” in cui si interviene tardi, spesso sotto pressione mediatica o dopo un incidente, mentre le ordinanze restano sulla carta e le aree transennate si trasformano in scenari di abbandono a tempo indeterminato.

La combinazione fra cambiamento climatico – con l’aumento di eventi meteo estremi – e infrastrutture già fragili rende questa gestione “alla giornata” semplicemente insostenibile: ogni nuova ondata di maltempo mette a nudo la precarietà delle transenne e la lentezza degli interventi definitivi.

Restano sul tavolo alcune domande che chiamano in causa direttamente chi governa la città:

Perché i lavori restano incompiuti per giorni – a volte settimane – proprio durante le fasi di maggior rischio meteo, lasciando in strada lapazze instabili e pericolose?

Chi verifica quotidianamente, in caso di allerta gialla, lo stato delle transennature, sostituendo quelle danneggiate da vento e allagamenti con sistemi più sicuri?

Perché continuare a “allapazzare” invece di pianificare cantieri rapidi, chiari e protetti, che riducano al minimo il tempo in cui cittadini e turisti sono costretti a vivere e muoversi tra barriere di fortuna?

Finché queste domande non avranno risposte concrete, ogni avviso di allerta meteo non parlerà solo di pioggia e vento, ma anche – e soprattutto – di lapazze che crollano, si spostano, volano, trasformando l’ordinaria fragilità urbana di Agrigento in un rischio quotidiano per automobilisti e pedoni.

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