Agrigento, morte dell’operaio sul viadotto Morandi: Il cellulare di Gino Brucceri al centro delle indagini

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Il consulente incaricato dalla Procura dovrà estrarre dal dispositivo ogni elemento utile a ricostruire le ultime ore del lavoratore. Quindici persone risultano indagate per omicidio colposo. Si attendono anche gli esiti dell’autopsia.

AGRIGENTO – Potrebbero essere custodite nel cellulare di Gerlando “Gino” Brucceri alcune delle risposte necessarie a chiarire le circostanze della sua morte.

L’operaio agrigentino di 53 anni perse la vita lo scorso 7 luglio all’interno del cantiere per la manutenzione straordinaria del viadotto Morandi, conosciuto anche come viadotto Akragas.

La Procura della Repubblica di Agrigento vuole fare piena luce su una vicenda che presenta ancora diversi aspetti da chiarire. Per questa ragione il pubblico ministero Annalisa Failla ha affidato al consulente informatico Manolo Belmonte l’incarico di esaminare il telefono della vittima.

L’obiettivo è recuperare messaggi, telefonate, immagini, documenti e ogni altro dato, eventualmente anche cancellato, che possa risultare utile per ricostruire le ultime ore di Brucceri e comprendere se, prima della tragedia, l’operaio avesse comunicato problemi, difficoltà o circostanze legate al cantiere e all’attività lavorativa.

Quindici persone indagate

Nell’ambito dell’inchiesta risultano iscritte nel registro degli indagati quindici persone, tra dirigenti dell’Anas, responsabili dell’impresa impegnata nei lavori e colleghi della vittima.

L’ipotesi di reato contestata è quella di omicidio colposo. Si tratta, è bene precisarlo, di iscrizioni finalizzate anche a consentire agli interessati di partecipare agli accertamenti irripetibili attraverso i propri consulenti e di esercitare pienamente il diritto di difesa. La responsabilità di ciascuno dovrà essere eventualmente accertata nelle successive fasi del procedimento.

Il cantiere interessato dal ritrovamento del corpo rimane al centro degli approfondimenti investigativi condotti dai carabinieri e coordinati dalla Procura agrigentina.

Il dubbio tra un malore e una possibile caduta

Inizialmente si era ipotizzato che Brucceri fosse stato colto da un improvviso malore mentre si trovava al lavoro. Una ricostruzione che, tuttavia, non sarebbe ancora considerata definitiva.

Alcuni elementi riscontrati sul corpo dell’operaio e nel luogo in cui venne rinvenuto avrebbero reso necessario ampliare gli accertamenti. Gli investigatori devono stabilire se il decesso sia stato provocato effettivamente da cause naturali oppure se possa essere collegato a una caduta o a un altro evento verificatosi durante l’attività lavorativa.

In quest’ultimo caso sarà necessario verificare anche il rispetto delle norme sulla sicurezza e l’eventuale esistenza di responsabilità connesse all’organizzazione del cantiere.

Si attendono gli esiti dell’autopsia

Un contributo determinante dovrebbe arrivare dai risultati dell’autopsia eseguita dal medico legale Francesco Amico. Gli accertamenti medico-legali dovranno chiarire la causa esatta della morte e la natura dei segni riscontrati sul corpo del cinquantatreenne.

Alle verifiche dei carabinieri si aggiungono quelle degli specialisti dello Spresal dell’Asp, chiamati ad analizzare le condizioni di sicurezza presenti nel cantiere.

Uno dei difensori degli indagati avrebbe inoltre avanzato la richiesta di incidente probatorio. Spetterà al giudice valutare se accogliere l’istanza.

Sono nove i familiari e i parenti di Brucceri individuati nel procedimento come persone offese.

A quasi due mesi dalla tragedia, la famiglia attende ancora di conoscere che cosa sia realmente accaduto quella mattina sul viadotto. L’analisi del cellulare, gli esiti dell’autopsia e gli accertamenti tecnici potrebbero finalmente consentire agli inquirenti di ricostruire gli ultimi momenti di vita di Gino Brucceri e stabilire se la sua morte sia stata provocata da un malore oppure da un incidente avvenuto durante il lavoro.

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