Agrigento Fondi pubblici e diritti: le domande aperte all’amministrazione sul sostegno alle vittime di discriminazioni

7 min di lettura

È stata pubblicata all’Albo Pretorio del Comune di Agrigento una nuova delibera della giunta comunale che riguarda le Misure per il sostegno delle vittime di discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e identità di genere.

L’atto prende formalmente atto del decreto del 27 dicembre 2024 del Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che inserisce il Comune di Agrigento tra gli enti ammessi al finanziamento per la terza annualità del progetto “Liberi di Esserci”, con un importo pari a 90.000 euro.

La decisione autorizza il sindaco alla sottoscrizione della nuova convenzione con l’UNAR e demanda agli uffici competenti l’esecuzione degli atti conseguenti.

Dal punto di vista amministrativo, la procedura appare lineare. Dal punto di vista politico e sociale, invece, restano diversi interrogativi.

Chi beneficia realmente di questi fondi?

Quali risultati concreti sono stati raggiunti negli anni precedenti?

E soprattutto: esiste una rendicontazione pubblica accessibile ai cittadini che permetta di comprendere l’impatto delle Misure per il sostegno delle vittime di discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e identità di genere sul territorio agrigentino?

Sono domande che, al momento, non trovano risposta nelle comunicazioni ufficiali.

Andando sulla pagina facebook https://www.facebook.com/liberidiesserciag/ l’ultimo post possiamo leggere su una iniziativa di Liberi di Esserci risale al al 9 feebbraio del 2023, quindi a tre anni fa. In tutto i post pubblicati tra il 2022 e il 2023 riguardano solo un paio di iniziative svoltesi ad Agrigento. Il 4 dicembre 2024 la terza commissione consiliare permanente doveva affrontare al 4 punto all’ordine del giorno Richiesta acquisizione Atto deliberativo e progettualità anno 2024/2025 Progetto “Liberi di esserci”. Nel verbale non risultache il punto sia stato affronatato. Nessuna attività realizzata troviamo invece nel sito web del Comune di Agrigento relativo al progetto Liberi di Esserci. Il numero dedicato alla sportello del Comune il 389 290 3003. chiamato più volte nelle ore indicate nel sito web del Comune  ci risulta irraggiungibile (siamo stati sfortunati)

La storia del progetto Liberi di Esserci

Per comprendere la portata della delibera bisogna tornare indietro al 28 dicembre 2020, quando con decreto n. 12487 il Dipartimento per le pari opportunità impegnava 4 milioni di euro destinati a progetti contro le discriminazioni legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere.

Nel marzo 2021 veniva pubblicato l’avviso pubblico per la selezione di progetti finalizzati alla creazione o gestione di centri contro le discriminazioni e al supporto di case di accoglienza già esistenti. Il Comune di Agrigento partecipava in qualità di capofila, costituendo un’ATS con diverse associazioni del territorio.

Nel novembre 2021 il progetto “Liberi di Esserci – Centro contro le discriminazioni” otteneva un punteggio di 77 e un finanziamento di 88.828 euro su un costo complessivo di 98.697,80 euro. Le attività prendevano avvio con scadenza fissata al 7 agosto 2023.

Nel maggio 2023 il Ministero decideva di rinnovare per dodici mesi le convenzioni già stipulate, consolidando così le iniziative avviate. Il Comune di Agrigento presentava istanza di rinnovo e nel giugno 2024 otteneva un nuovo finanziamento pari a 72.000 euro per la seconda annualità.

Nel luglio 2024 veniva pubblicato un ulteriore avviso pubblico per l’istituzione o il rafforzamento dei centri contro le discriminazioni. Anche in questo caso il Comune partecipava e, con decreto del 27 dicembre 2024, risultava ammesso con un punteggio di 75 e un finanziamento di 90.000 euro per la terza annualità.

Tre annualità, tre finanziamenti, una continuità amministrativa evidente.

I soggetti coinvolti nel partenariato

Il progetto è stato presentato dal Comune di Agrigento in partenariato con APS Endas Provinciale Agrigento, Associazione Saieva Onlus, Centro Donna George Sand e Arci Agrigento Comitato Territoriale.

Si tratta di realtà associative presenti nel territorio e attive in ambito sociale. Il Comune ha assunto il ruolo di capofila, con la responsabilità della gestione amministrativa e della rendicontazione delle spese al Ministero.

Dal punto di vista formale, la rete appare strutturata. Ciò che manca, però, è una comunicazione pubblica dettagliata sulle attività effettivamente svolte da ciascun soggetto, sui servizi offerti e sul numero di utenti presi in carico.

La cittadinanza è stata informata in modo sistematico dell’esistenza del centro? Sono stati organizzati incontri pubblici, campagne di sensibilizzazione, momenti di confronto con le scuole o con le famiglie?

Non risultano, almeno a livello mediatico, iniziative di particolare rilievo.

I finanziamenti ricevuti: un quadro economico rilevante

Sommando le tre annualità si arriva a una cifra complessiva significativa. Alla prima tranche di 88.828 euro si sono aggiunti 72.000 euro per la seconda annualità e 90.000 euro per la terza.

Il totale supera i 250.000 euro di fondi pubblici destinati ad Agrigento nell’ambito delle Misure per il sostegno delle vittime di discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e identità di genere.

Parliamo di risorse importanti, provenienti dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che hanno l’obiettivo di sostenere persone vittime di discriminazione o violenza legata all’orientamento sessuale o all’identità di genere.

È legittimo, quindi, chiedersi quale sia stato il ritorno sociale di questo investimento.

Le attività svolte: il silenzio che pesa

La delibera prende atto dell’approvazione della rendicontazione finale della seconda annualità e del saldo trasmesso dall’UNAR nell’ottobre 2025. Questo significa che dal punto di vista contabile le spese sono state validate.

Ma sul piano pubblico non risultano report diffusi alla cittadinanza. Non emergono dati sul numero di persone assistite, sui casi trattati, sugli interventi effettuati o sui risultati raggiunti.

La rendicontazione tecnica inviata al Ministero è un atto interno. La rendicontazione sociale, invece, è un atto politico e culturale che riguarda l’intera comunità.

In assenza di comunicazioni chiare, il progetto rischia di apparire come un’iniziativa confinata negli uffici e nelle carte protocollate.

Trasparenza amministrativa e comunicazione istituzionale

La pubblicazione della delibera all’Albo Pretorio è un adempimento obbligatorio. Garantisce la legittimità formale dell’atto, ma non sostituisce una comunicazione trasparente e accessibile.

La differenza tra trasparenza amministrativa e informazione pubblica è sostanziale. La prima consiste nel rendere disponibili gli atti. La seconda implica spiegare ai cittadini cosa si sta facendo, perché lo si sta facendo e con quali risultati.

Un progetto che si propone di contrastare fenomeni delicati e spesso sommersi necessita di visibilità, fiducia e coinvolgimento.

 

Nuovo avviso pubblico o continuità automatica?

Un altro aspetto che merita attenzione riguarda la partecipazione di nuovi soggetti al progetto.

La terza annualità deriva da un avviso pubblico nazionale, ma a livello locale non risultano comunicazioni relative a un eventuale nuovo avviso per ampliare il partenariato o coinvolgere altre realtà associative.

Il progetto è rimasto nelle mani dello stesso gruppo originario? Sono state valutate nuove collaborazioni? È stata data la possibilità ad altri enti del territorio di proporre contributi o servizi? La mancanza di informazioni alimenta dubbi che potrebbero essere facilmente chiariti con una nota ufficiale o una conferenza stampa.

L’impatto sul territorio agrigentino

Agrigento è una realtà complessa, con fragilità sociali evidenti e una rete di servizi spesso sotto pressione. In questo contesto, un centro contro le discriminazioni potrebbe rappresentare un presidio significativo.

Ma il centro è operativo in modo stabile? Ha una sede riconoscibile? Offre sportelli fisici o solo consulenza online? È conosciuto dalle scuole, dalle associazioni giovanili, dalle famiglie?

La percezione diffusa tra i cittadini non sembra coincidere con la portata finanziaria del progetto.

Se oltre 250.000 euro sono stati investiti in tre anni, l’impatto dovrebbe essere tangibile.

Le domande che restano aperte

Ciò che manca è un quadro pubblico e dettagliato dei risultati conseguiti nelle precedenti annualità.

Quante persone hanno trovato ascolto e supporto? Quanti interventi di prevenzione sono stati realizzati? Qual è stato il livello di collaborazione con le istituzioni scolastiche e con le forze dell’ordine? Esistono dati comparativi che dimostrino una riduzione dei casi di discriminazione segnalati?

Le Misure per il sostegno delle vittime di discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e identità di genere rappresentano un investimento rilevante. Proprio per questo meritano trasparenza, confronto pubblico e monitoraggio costante.

Un progetto sociale non vive solo nei decreti, nelle PEC e nelle convenzioni firmate digitalmente. Vive nella fiducia dei cittadini, nella partecipazione attiva e nella capacità di rendere conto.

Agrigento oggi ha davanti una terza annualità finanziata con 90.000 euro. È un’opportunità. Ma perché lo sia davvero, occorre che l’amministrazione scelga di raccontare, spiegare e documentare ciò che è stato fatto e ciò che si intende fare.

Senza questa chiarezza, la distanza tra atti amministrativi e percezione pubblica rischia di allargarsi. E quando si parla di diritti, inclusione e lotta alle discriminazioni, la credibilità delle istituzioni diventa parte integrante del risultato.

Lascia un commento