Agrigento, è tornata la macchina del fango: Basta pubblicare gli atti e contro Report Sicilia riparte l’assalto social

Report Sicilia non arretra: criticateci, contestateci, smentiteci sui fatti. Ma non pensate di intimidirci. Continueremo a pubblicare documenti, notizie e tutto ciò che riteniamo di interesse pubblico
AGRIGENTO – È bastato davvero poco.
A dire il vero, non si era mai fermato del tutto. Sotto quasi ogni articolo che riguarda l’amministrazione comunale continua ad apparire la consueta processione di commenti: chi contesta nel merito, ed è sacrosanto che lo faccia; chi difende il sindaco, ed è altrettanto legittimo; chi critica Report Sicilia, diritto che nessuno ha mai pensato di negare.
Poi, però, ci sono gli altri.
Quelli per i quali non esiste più la notizia ma soltanto il giornale che l’ha pubblicata.
Quelli che non discutono il documento ma l’editore.
Quelli che non contestano un numero ma cercano il movente nascosto.
Quelli che, davanti a un atto amministrativo, riescono nell’impresa di non parlare dell’atto amministrativo.
E negli ultimi giorni la macchina si è rimessa a correre a pieno regime.
Il “reato” di Report Sicilia? Pubblicare le determine
Questa volta il detonatore è stato un articolo sulle indennità degli amministratori comunali.
Report Sicilia ha fatto una cosa terribilmente sovversiva: ha letto degli atti pubblici e ne ha riportato cifre e contenuti.
Abbiamo raccontato che sindaco, assessori e gli altri amministratori aventi diritto percepiranno le indennità determinate secondo gli importi previsti dalla normativa e risultanti dagli atti comunali, senza una riduzione volontaria rispetto al massimo spettante.
Si può ritenere giusto?
Certamente.
Si può ritenere sbagliato?
Certamente.
Si può sostenere che chi amministra debba essere adeguatamente remunerato?
Assolutamente sì.
Si può perfino sostenere che quelle indennità siano insufficienti rispetto alle responsabilità ricoperte.
È democrazia.
Ma c’è un piccolo particolare: il cittadino ha esattamente lo stesso diritto di sapere quanto costa la propria classe amministrativa.
E un giornale ha il dovere di raccontarglielo.
Eppure, leggendo alcuni dei commenti comparsi sotto i nostri articoli, sembrerebbe quasi che pubblicare quelle cifre rappresenti una lesa maestà.
C’è chi ci domanda dove fossimo prima.
Chi ci accusa di avere rancore.
Chi parla ancora di campagna elettorale.
Chi sostiene che Report Sicilia sarebbe “mirato” contro il sindaco.
Chi tira direttamente in ballo Giuseppe Di Rosa.
Chi ironizza sul risultato elettorale.
Chi invita sostanzialmente la testata a smetterla.
E poi c’è persino chi riesce a trasformare una determina sulle indennità in una valutazione sulle capacità politiche dell’editore.
Manca soltanto qualcuno che ci chieda perché non abbiamo pubblicato le indennità dei consoli romani e il quadro storico sarà finalmente completo.
La campagna elettorale è finita. Forse qualcuno dovrebbe accorgersene
C’è un argomento che ritorna continuamente: la campagna elettorale.
Abbiamo una notizia per costoro.
È finita.
Da tempo.
E Giuseppe Di Rosa ha riconosciuto pubblicamente il risultato delle urne e la vittoria di Michele Sodano.
Non solo.
L’editore ha concordato con il direttore, il vicedirettore e l’intera redazione una linea precisa: sull’amministrazione comunale Report Sicilia avrebbe raccontato la cronaca, pubblicato gli atti e svolto il proprio servizio di informazione, evitando giudizi complessivi sull’operato della nuova amministrazione fino a quando non fossero maturati risultati sufficientemente evidenti per poterla valutare.
Ma attenzione a non confondere questa scelta con il silenzio.
Raccontare una determina non significa attaccare il sindaco.
Pubblicare un’indennità non significa fare opposizione.
Raccontare un problema della città non significa sperare che l’amministrazione fallisca.
E soprattutto il fatto che una notizia possa risultare sgradita non la trasforma automaticamente in una notizia falsa.
Sotto gli articoli c’è ormai un piccolo osservatorio sociologico
Gli screenshot che pubblichiamo parlano da soli.
E mostrano anche qualcosa di molto importante che sarebbe scorretto nascondere: non tutti i lettori la pensano allo stesso modo.
Ci sono cittadini che criticano duramente l’amministrazione.
Altri che la difendono.
Altri ancora che contestano apertamente l’impostazione di Report Sicilia.
È esattamente ciò che dovrebbe accadere sotto un giornale libero.
Il problema nasce quando dalla critica alla notizia si passa sistematicamente alla delegittimazione di chi l’ha scritta.
È lì che il dibattito cambia natura.
Ed è curioso osservare la rapidità con cui, appena compare un articolo considerato scomodo, arrivano commenti anche da persone lontane dalla quotidianità agrigentina e da profili la cui attività pubblica sembra concentrarsi soprattutto sulle polemiche politiche.
Non intendiamo chiamarli “troll” senza elementi che consentano di dimostrarlo.
Non ne abbiamo bisogno.
Ci limitiamo a registrare ciò che è visibile a tutti.
La puntualità, invece, quella sì, merita un encomio.
Se al Comune alcune risposte arrivassero con la stessa velocità con cui arrivano certi commenti sotto Report Sicilia, probabilmente avremmo scoperto un modello amministrativo da esportare in tutta Europa.
Poi entra in campo anche la politica
Il clima diventa ancora più delicato quando a contestare il giornalismo non sono soltanto semplici utenti.
Nei giorni scorsi abbiamo raccontato anche l’intervento della consigliera comunale Elvira Mangione contro un collega di un’altra testata, dopo la pubblicazione anticipata di una notizia relativa a una nomina nel CdA del Teatro Pirandello.
Quella notizia non era stata pubblicata da Report Sicilia.
E proprio per questo siamo intervenuti.
Perché la libertà di stampa non si difende soltanto quando viene attaccato il proprio giornale.
Si difende soprattutto quando viene attaccato quello degli altri.
Un amministratore può contestare un articolo.
Può chiedere una rettifica.
Può produrre documenti che dimostrino un errore.
Può criticare anche duramente un giornalista.
Ma la politica dovrebbe avere interesse ad avere una stampa curiosa, fastidiosa e persino antipatica.
Perché una stampa addomesticata è comodissima per chi governa.
Molto meno per i cittadini.
Il problema non sono le critiche. Quelle le vogliamo
Chi pensa che Report Sicilia voglia eliminare i commenti contrari non ha capito nulla di questa testata.
Continuate a criticarci.
Scrivete che un articolo non vi convince.
Contestatene l’impostazione.
Dimostrate che un numero è sbagliato.
Portate un documento diverso dal nostro.
Chiedeteci una rettifica quando ritenete che ne ricorrano i presupposti.
È questo il confronto che vogliamo.
Ma se alla domanda “quanto percepiscono gli amministratori?” la risposta diventa “Di Rosa ha perso le elezioni”, non siamo più davanti a una confutazione giornalistica.
Siamo davanti a tutt’altro.
Se pubblichiamo una determina e qualcuno risponde parlando del carattere dell’editore, la determina resta lì.
Se raccontiamo un disservizio e qualcuno risponde accusandoci di rancore, il disservizio resta lì.
Se pubblichiamo una fotografia e qualcuno attacca il giornalista, ciò che appare nella fotografia non scompare.
È una regola piuttosto semplice.
Per smentire un documento serve un altro documento. Non un insulto.
L’opposizione e la stampa non sono nemici della democrazia
Lo abbiamo già scritto e continueremo a ripeterlo.
Una buona opposizione migliora la qualità della democrazia perché controlla, propone alternative e impedisce che il potere possa considerarsi sottratto al giudizio pubblico.
Lo stesso vale, con funzioni completamente diverse, per l’informazione.
Un giornale non deve fare opposizione politica.
Ma deve controllare.
Deve leggere.
Deve fare domande.
Deve cercare documenti.
Deve raccontare ciò che funziona e ciò che non funziona.
E soprattutto non può decidere cosa pubblicare sulla base del numero di commenti negativi che potrebbe ricevere su Facebook.
Altrimenti non sarebbe più giornalismo.
Sarebbe marketing.
A chi aspetta che Report Sicilia si stanchi abbiamo una brutta notizia
Non ci stanchiamo.
Non ci fermiamo.
E soprattutto non ci fate paura.
Non lo diciamo con arroganza.
Lo diciamo con la serenità di chi conosce perfettamente quale sia il proprio mestiere.
Report Sicilia continuerà a pubblicare gli atti amministrativi.
Continuerà a raccontare quanto percepiscono gli amministratori quando questo costituisce una notizia.
Continuerà a parlare di acqua, rifiuti, strade, sicurezza, bilanci, nomine, incarichi, determine, delibere e di qualsiasi altra questione riguardi Agrigento e i suoi cittadini.
E Giuseppe Di Rosa continuerà a fare il proprio lavoro di editore e di giornalista della testata.
Può piacere.
Può non piacere.
Fortunatamente non esiste ancora un indice di gradimento necessario per poter esercitare il giornalismo.
La macchina del fango ha un difetto: non cancella gli atti
Questo è forse l’aspetto più divertente dell’intera vicenda.
Si può scrivere cento volte che Report Sicilia è prevenuto.
Si può sostenere che Di Rosa sia rancoroso.
Si può ricordare altre cento volte il risultato delle elezioni.
Si può accusare il giornale di qualsiasi intenzione politica.
Poi però resta sempre quel fastidiosissimo particolare.
Gli atti.
Le determine rimangono determine.
Le delibere rimangono delibere.
Le cifre rimangono cifre.
Le fotografie rimangono fotografie.
E le domande alle quali non viene data risposta continuano ad essere domande.
Per questo a chi vorrebbe trasformare ogni nostro articolo nell’ennesimo processo alle intenzioni diciamo semplicemente: risparmiate energie.
Usatele per contestare i fatti.
Sarebbe molto più interessante.
Noi restiamo qui
Abbiamo attraversato campagne elettorali, polemiche, attacchi personali e tentativi di delegittimazione.
Continuiamo ad essere qui.
E continueremo ad esserci.
Non chiediamo al sindaco Michele Sodano di difendere Report Sicilia.
Non chiediamo alla sua maggioranza di apprezzare Report Sicilia.
Non chiediamo a Controcorrente o a Ismaele La Vardera di condividere una sola riga di ciò che scriviamo.
Chiediamo qualcosa di molto più semplice: che ciascuno accetti l’esistenza di una stampa che non deve chiedere il permesso alla politica per pubblicare una notizia.
E ai nostri lettori diciamo altrettanto chiaramente: continuate a giudicarci.
Anche severamente.
Ma fatelo leggendo quello che scriviamo.
Noi continueremo a fare ciò per cui esiste un giornale.
Informare.
Documentare.
Fare domande.
E quando necessario disturbare il manovratore.
Perché la macchina del fango potrà anche sporcare.
Ma, per fortuna, non riesce ancora a cancellare una determina dall’Albo Pretorio.
Quando l’opposizione diventa un nemico: L’odio social non può sostituire il confronto democratico






Fai Peppe non ti fermare. Ieri sera a San Leone in mortorio.
La manifesta e conclamata incapacità ad amministrare è già emersa, a breve imploderanno