Agrigento, crollo in via Saponara: Macerie nel vicolo e paura nel centro storico

Il cedimento nella tarda serata di ieri. Sul posto carabinieri e vigili del fuoco. Secondo il racconto di Sandro Capizzi, nessuno sarebbe rimasto coinvolto: tre persone sarebbero passate pochi istanti prima.
Un boato, una nuvola di polvere e le macerie lungo uno dei vicoli del centro storico di Agrigento. Un crollo ha interessato un vecchio fabbricato in via Saponara, nella tarda serata di ieri, giovedì 27 agosto, riaccendendo l’attenzione sulla sicurezza degli immobili degradati e sull’efficacia delle misure adottate per impedire il passaggio nelle aree a rischio.
A raccontare l’accaduto è Sandro Capizzi, attraverso un post corredato da fotografie. Secondo la sua ricostruzione, il cedimento si sarebbe verificato intorno alle 22.20, con un forte rumore avvertito nella zona compresa tra via Saponara, salita Gubernatis e via Serroy. Non risulterebbero persone coinvolte, stando alla testimonianza pubblicata.
Le immagini mostrano la gravità del cedimento: porzioni di muratura crollate, pietre e detriti sulla pavimentazione e sulla scalinata, cavi sospesi e una barriera metallica deformata. Nelle fotografie sono documentati anche la presenza dei soccorritori e dei mezzi di carabinieri e vigili del fuoco.
Il boato e l’arrivo dei soccorsi
Secondo quanto riferisce Capizzi, una pattuglia dei carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile, impegnata in un servizio lungo via Bac Bac, avrebbe notato la nuvola di polvere sollevata dal crollo, raggiungendo il luogo dell’accaduto.
Successivamente sarebbero intervenuti i vigili del fuoco del Comando di Agrigento, i tecnici della Protezione civile e dell’Ufficio tecnico comunale, oltre a squadre di Enel e Italgas.
Restano da chiarire, attraverso gli accertamenti tecnici e le comunicazioni ufficiali, l’esatta estensione del cedimento, le condizioni delle strutture rimaste in piedi e le eventuali conseguenze per gli immobili vicini.
Il precedente delle transenne e del muro
Il passaggio più significativo della testimonianza riguarda il rischio che, secondo Capizzi, era già conosciuto.
L’autore del post ricorda infatti che l’edificio e via Saponara erano stati al centro delle cronache locali almeno un anno prima. In quella circostanza, riferisce, era stato realizzato un muro per impedire il transito, dopo che le transenne poste a protezione del tratto pericoloso venivano ripetutamente spostate per consentire il passaggio pedonale. Quel muro sarebbe stato successivamente abbattuto.
Una ricostruzione che richiede riscontri negli atti comunali, soprattutto per conoscere quali provvedimenti fossero stati adottati, come fosse stata gestita l’interdizione e quali interventi fossero stati prescritti per il fabbricato.
Impedire l’accesso a un’area pericolosa è necessario, ma il problema della stabilità degli edifici richiede una soluzione: verifiche, interventi e controllo effettivo delle misure di sicurezza.
«Tre persone erano passate pochi istanti prima»
Capizzi riferisce inoltre che tre persone avrebbero percorso via Saponara poco prima del crollo, attraversando un varco nelle transenne che, secondo il suo racconto, qualcuno avrebbe nuovamente aperto.
È un particolare che, se confermato, renderebbe ancora più evidente il pericolo corso. La presenza di una delimitazione deve essere rispettata: spostare o aggirare una barriera in una zona esposta a cedimenti significa mettere a rischio la propria vita e quella degli altri.
Allo stesso tempo, una protezione ripetutamente rimossa impone di verificare se le misure adottate siano davvero sufficienti a impedire l’accesso.
La sicurezza del centro storico non può aspettare
Il crollo di via Saponara richiede ora risposte concrete. L’amministrazione comunale chiarisca lo stato dell’area, le misure adottate e gli interventi necessari, rendendo noti gli elementi utili alla sicurezza dei residenti e di chi attraversa il quartiere.
Le eventuali responsabilità dovranno essere accertate sulla base di documenti e verifiche tecniche. La necessità di mettere in sicurezza, invece, è immediata.
Il centro storico è fatto di case, vicoli e persone che li abitano ogni giorno. La sua tutela passa anche dalla prevenzione dei crolli e dalla capacità di intervenire sui pericoli conosciuti. Il sollievo per l’assenza di persone coinvolte, riferita nelle prime testimonianze, non può chiudere la vicenda: deve essere il punto da cui partire per evitare che accada ancora.









