Pubblicato: lunedì 27 gennaio 2020

Mario Francese e la passione per la verità

“Mario Francese è morto perché ha detto ciò che non doveva dire”, disse la pm Laura Vaccaro durante la requisitoria del processo. La mafia uccideva, 41 anni fa, uno dei giornalisti più brillanti e intelligenti.

Mario Francese non c’è più fisicamente da 41 anni, ma il suo pensiero e la sua ispirazione ancora oggi camminano con le gambe di tutti coloro, giornalisti e no, che ricercano la verità e combattono per togliere quel velo scuro che la mafia vorrebbe sempre più fitto, per non rivelare l’atrocità e la mancanza di dignità delle sue azioni.

La mafia che cambia volto. La morte del Colonnello Russo e di Mario Francese

Francese scrisse di una mafia che cambiava volto e azioni, che non operava più nel latifondo, ma che sempre più andava a braccetto con la classe politica. Al centro delle sue indagini il rapporto mafia-appalti. Decisivo fu l’incontro con il colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo, e grazie alle informazioni avute da questi Francese portò avanti delle indagini sugli appalti della ricostruzione della valle del Belice, in particolare della diga Garcia, un’opera mai completata e attorno alla quale girarono tanti miliardi.

Un evento nefasto, l’agosto del 1977 l’assassinio del colonnello Russo, fu un duro colpo per Francese, ma invece di fermare il giornalista palermitano, molto probabilmente lo spinse a lavorare ancor di più, così a settembre dello stesso anno sul “Giornale di Sicilia” pubblicò un’inchiesta riguardante gli appalti della diga Garcia e il 19 ottobre 1978 scrisse: “Russo ucciso per ordine dei corleonesi. Richiesto forse un mandato di cattura per Leoluca Bagarella. L’eliminazione del colonnello sarebbe stata decisa per le indagini sui subappalti della diga Garcia”.

Purtroppo quello fu l’ultimo atto per Mario Francese, il quale era intento a scrivere un altro dossier sul rapporto mafia-appalti, ma il 26 gennaio 1979 fu assassinato da Cosa nostra. un ultimo atto che però ancora oggi spinge tanti giornalisti a guardare oltre lo steccato, perché la mafia cambia di continuo volto e si adegua, o dirige attraverso non solo con i contatti con la politica, ma anche con la finanza e attraverso poteri oscuri, come la massoneria deviata.

A giudizio la cupola. La morte del figlio e la testimonianza.

Nel 2001  il processo sulla morte di Francese si concluse con sette condanne, per alcuni dei boss più pericolosi della Sicilia:  Totò Riina, Francesco Madonia, Leoluca Bagarella (esecutore materiale dell’assassinio), Antonino Geraci, Giuseppe Calò, Michele Greco e Giuseppe Farinella.. Una storia, quella di Mario Francese, prima sottoposta al “silenzio”, tanto che neanche le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gaspare Mutolo, che in sintesi parlava della mafia come autrice dell’uccisione, erano state sufficienti per aprire il caso. Poi la determinazione dei figli fece sì che il caso Francese ebbe una svolta. In particolare da ricordare la perseveranza di Giuseppe Francese, il figlio più piccolo di Mario, che dopo le condanne dell’intera Cupola per l’omicidio del padre, decise, nel 2002 di porre fine alla sua vita. A continuare nel segno di Mario Francese i figli Massimo e Giulio,  quest’ultimo presidente dell’Ordine dei Giornalisti Sicilia, che nelle varie occasioni di testimonianza della storia di suo padre rende attuale i messaggi e il pensiero di Mario Francese.

Il ricordo a 41 anni dalla sua uccisione a Palermo

Fonte nota Assostampa: Il sacrificio del giornalista Mario Francese è stato ricordato questa mattina a Palermo con una cerimonia che si è svolta sul luogo dell’agguato, in viale Campania. L’iniziativa, come accade dal 2006, è stata organizzata dal Gruppo siciliano dell’Unci-Unione cronisti italiani (Gruppo di specializzazione della Fnsi-Assostampa). Mario Francese è stato ucciso la sera del 26 gennaio 1979 a colpi di pistola mentre rincasava.

Alla cerimonia erano presenti i figli del cronista ucciso, Massimo e Giulio, il sindaco Leoluca Orlando, il vice-prefetto vicario Daniela Lupo, il vice-questore vicario Andrea Lo Iacono, il comandante provinciale dell’Arma dei carabinieri, generale Arturo Guarino, il tenente colonnello della Guardia di finanza Luca Battella ed il comandante della polizia municipale Vincenzo Messina.

Per il Gruppo siciliano dell’Unci erano presenti Daniele Ditta e Salvo Ricco, componenti del Consiglio direttivo. “I cronisti siciliani si sono ritrovati ancora una volta in viale Campania, per celebrare un giornalista integerrimo e un uomo che non si è piegato alle logiche della mafia e dell’illegalità. Francese – ha detto il presidente dell’Unci Sicilia, Leone Zingales – è stato il primo cronista a raccontare la ‘scalata’ del clan dei ‘corleonesi’ di Riina al vertice di Cosa nostra in Sicilia in un periodo, la seconda metà degli anni ‘70, in cui gli inquirenti faticavano a ricostruire la mappa delle “famiglie” mafiose. Mario Francese è caduto per una Sicilia migliore, per una società senza mafia”.

E sempre questa mattina, una rappresentanza della sezione Unci di Siracusa, guidata dal fiduciario Francesco Nania, ha partecipato al giardino del parco Archeologico della Neapolis alla commemorazione di Francese nella sua città natale.

 

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