Pubblicato: sabato 22 febbraio 2014

L’opera dei pupi antimafia di Angelo Sicilia, tra tradizione e innovazione

Foto spettacoloL’opera dei pupi è il teatro tradizionale delle marionette siciliane, creato dal popolo e ad esso rivolto. Si sviluppa nella prima metà dell’800, riuscendo ad avere uno straordinario successo fino alla metà del ‘900, quando l’avvento dei nuovi media, quali televisione e cinema e il disgregamento del tessuto sociale dei quartieri popolari delle città, allontana inesorabilmente il pubblico tradizionale. Negli ultimi anni i pupi vengono vissuti come elemento folkloristico che ripete in maniera stanca vecchi canovacci, diletto dei turisti, ma forma di teatro lontana dal suo stesso popolo. L’opera dei pupi ha avuto dunque una data di morte ovvero il 3 gennaio del 1954 con l’inizio delle trasmissioni della Rai radiotelevisione italiana. Ma una data precisa ha sancito la sua rinascita sul piano del linguaggio e dell’innovazione ovvero l’11 maggio del 2002, quando a Cinisi Angelo Sicilia decide di mettere in scena il suo primo spettacolo antimafia “Peppino di Cinisi contro la mafia”. La rivoluzione è fatta, le marionette si spogliano delle loro armature e nella bellezza della loro nudità decidono di indossare gli abiti dei nostri eroi siciliani e di narrare le storie della nostra terra che resiste e si ribella alla violenza mafiosa. Angelo Sicilia, studioso e drammaturgo palermitano, ha apportato un cambiamento epocale, tenendo fermo lo sguardo all’innovazione e alla tradizione. Si può innovare pur mantenendo ferma la tradizione, anzi questa diventa il punto di partenza e di arrivo degli spettacoli di Angelo Sicilia e della sua Marionettistica Popolare Siciliana. La meccanica dei pupi non viene scalfita, certo i nuovi eroi non sguainano la spada per lottare contro i nemici, ma sfoderano intelligenza, cultura, ironia…e soprattutto parole che sanno essere più taglienti di un’arma. Per questa ragione il teatro dei pupi così concepito diviene teatro sociale, di denuncia, di impegno che si “serve” della tradizione per costruire memoria e saperi. Nel rispetto della tradizione, il ciclo carolingio è stato abilmente sostituito da quello antimafia, creato ad hoc dal puparo e che parte da Garibaldi e lo sbarco dei mille a Marsala, fino ad arrivare alla storia di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino affrontando 150 anni di storia siciliana in otto differenti spettacoli. Angelo Sicilia, che è palermitano, opera tra Marsala e Caltavuturo, tra il mare e la montagna, creando idealmente un ponte sopra Palermo che ancora oggi rimane indifferente ad una forma d’arte che certamente potrebbe contribuire al risveglio di una coscienza antimafia.

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