Pubblicato: sabato 22 febbraio 2014

La magia del fiume Ciane di Siracusa, tra storia e leggende

fiume cianeLà dove l’Anapo e il Ciane si uniscono scorrendo assieme, saltellano cefali e volano aironi cenerini. È un luogo d’amore e di pace. Se si attraversa la magia della foce del fiume cantato da Ovidio nelle sue “Metamorfosi” si può avere la sensazione di trovarsi in un luogo incantato e incontaminato dove ancora nascono in maniera spontanea migliaia di papiri. Non siamo sul Nilo, ma sul fiume Ciane a Siracusa. E in questo luogo ci si può ancora mettere in ascolto di una storia custodita in fondo alle sue acque, in uno scrigno che conserva la bellezza dell’amore. C’era una volta una leggiadra fanciulla che amava passeggiare lungo le sponde del fiume, soprattutto là dove i rami dei pioppi si univano ad altri rami e le radici bagnate dall’acqua segnavano tragitti nascosti e alcove per pesci innamorati. Li la fanciulla bagnava le sue vesti leggere e sognava un tempo, un altro tempo dove poter incontrare un giorno la sua felicità. Non c’era sole, né nuvole, come in un quadro di Manet la fanciulla era dipinta nella sua rosea purezza e incastonata in una natura magica che parlava poiché la giovane aveva orecchie per ascoltarla. Era bella come la perfezione plastica di un’opera di Ingres. E un giorno passò da quei luoghi colui che in una fiaba che si rispetti si chiama principe, ma probabilmente era un guerriero, un giovane uomo che amava il viaggio e l’avventura. Lui rimase a guardarla di nascosto per ore, mentre la fanciulla disegnava con le sue dita cerchi sull’acqua e il suo pensiero si innalzava malinconico e sognante verso una vita che non conosceva ancora, ma che poteva costruire in maniera del tutto libera dalla contingenza, tra le trame contorte della sua fantasia. Il giovane uomo si avvicinò a lei e all’improvviso fu la tempesta.

Così si dice quando per descrivere il fulmine che colpisce gli innamorati, gli umani non trovano le parole e i poeti si trovano imbarazzati dinanzi alle rime che si allontano dalla penna non seguendo il gioco dei loro pensieri. Una tempesta che non sapeva placarsi tra le maglie rigide della razionalità e che in breve tempo avrebbe risucchiato la lucidità dei due giovani protagonisti, sbattendoli senza sosta da una parte all’altra delle rive magiche del fiume Ciane, una pena che l’amore porta in nuce fin dal suo crepuscolo. I giovani si amarono per poche lune, ma con l’intensità di Ettore e Andromaca e con la stessa tristezza arrivò il giorno del commiato. La fanciulla si strinse al petto del suo amore e lo esortò di rimanere, il giovane con la fierezza dell’eroe le promise di ritornare, ma la voglia d’avventura e le sue ombre possedevano più potere della purezza di quel fiore. Lei gli regalò un filo di papiro colto sul letto del fiume chiedendo al suo “Ettore” di non dimenticarla. E il principe o il guerriero partì senza voltarsi indietro, ma con la notte nel cuore.

La giovane fanciulla lo attese per giorni, mesi, anni fino a quando le giunse la notizia che il suo amore aveva sposato una principessa e che con lei aveva avuto due figli. La sua bellezza lasciò il posto alla totale alienazione, e un’amabile confusione si impadronì di lei. Sembra che abbia scritto una lunga lettera affidandola alle acque del Ciane sperando che in qualche modo potesse raggiungere il suo giovane amore creduto perduto per sempre. E la novella “Ofelia” si lasciò cullare per l’eternità dal suo amato fiume, dove ancora oggi cresce in maniera spontanea la sua rara bellezza che ha assunto le sembianze del papiro.

Ma l’amore, almeno quello delle fiabe, non conosce fine e ritorna con tutta la sua dirompenza. Il guerriero intanto ritornava stanco dalle sue avventure e dalle tante battaglie condotte, scegliendo di abbandonare la sua famiglia per riabbracciare la sua giovane “Andromaca”. All’altezza della foce del fiume Anapo che scorreva in maniera parallela al Ciane, la sponda fiorita riconsegnò al giovane la missiva del suo amore. E fu di nuovo la tempesta. Il giovane lesse quelle parole intrise di sudore e sangue e disperato decise anche lui di lasciarsi cullare dalle acque del fiume Anapo, sperando di poter incontrare di nuovo e per l’ultima volta il volto della sua fanciulla.

La natura è più forte dell’uomo che la abita e conosce il modo per rendere eterna la bellezza, così decise di rendere omaggio a quell’amore spezzato facendo ricongiungere i due fiumi proprio alla foce del fiume, dove il Ciane si riversa sul porto grande che accoglie il mare che bagna Siracusa. Da secoli ormai i due giovani amanti diventano un tutt’uno e scorrono in maniera inesorabile sotto lo sguardo indifferente del mondo.Questa storia non la si può leggere tra le pagine di un libro, né la si può ascoltare dalle parole dei più saggi, è affidata all’acqua. Risalendo il fiume si può ancora udire il loro amore ed è sfogliando tale limpidezza che si possono incontrare i protagonisti di questa triste, ma bellissima vicenda.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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