Pubblicato: venerdì 14 febbraio 2014

Crolla Palermo, piangono i suoi abitanti

Crolla Palermo, piangono i suoi abitanti. Una città che si attorciglia vorticosamente su se stessa, che osserva inerme le rovine lasciate dai bombardamenti della seconda guerra mondiale non merita forse una sorte diversa? Un quadro d’altri tempi si impone allo sguardo della contemporaneità: anche la Vucciria è bombardata dall’indifferenza caotica della politica, del cambiamento a tutti i costi, del divenire inesorabile dei tempi. Ma questi sono tempi bui e l’oscurantismo culturale e sociale crea mostri difficile da battere e demolire. Così dove prima sorgevano le denunce artistiche di Uwe, detestate come un mal di pancia dai palermitani, oggi resistono le macerie di un crollo annunciato. Di “Geni” Palermo è davvero piena, bisognerebbe istituire un pellegrinaggio laico, pagano per ognuna delle otto statue che fanno concorrenza alla più nota Santuzza di Montepellegrino. Santa Rosalia ha sempre offuscato il credo dell’uomo incoronato che siede sulla roccia col suo serpentello a fargli compagnia nella sua solitudine secolare. Chissà cosa sarebbe successo se alla Vucciria ci fosse stata la giovinetta che salvò Palermo dalla peste al posto del Genio che sovrasta con la sua bellezza le mediocrità politiche panormite. Ma la Santuzza non scende quasi mai tra la gente, non percorre le vie del centro storico, se non una volta all’anno… i Geni invece vivono tra la gente e potrebbero davvero raccontarne di cotte e di crude. Il Genio dell’ormai perduto mercato disegnato da Renato Guttuso, osserva inerme ed attonito l’innalzamento del muro terribilmente brutto eretto dagli operai del comune, una ferita dritta al cuore di questa città che ne sottolineerà per sempre la sua decadenza. “Panormus conca aurea suos devorat alienos nutrit”, questa l’incisione che si legge nell’orlo della conca di Palazzo Pretorio. Tradotto e inserito nella storia di una città meravigliosamente contraddittoria: “Palermo divora i suoi figli e nutre gli stranieri”. Quindi il Genio dei palermitani è un cannibale? Oppure semplicemente sta ammettendo un sentire pagano, vero, che rifugge da ogni sorta di buonismo? La politica di questa città sta lentamente fagocitando le sue bellezze, crolla una palazzina in uno dei mercati, un tempo, più importanti di Panormus… ci si indigna sol perché la movida notturna potrebbe risentirne. Ma senza nulla togliere ai tanti giovani che ogni notte rendono vivo un luogo nato e deputato a fare altro, chi avrà cura di salvarne la sua storia e la sua tradizione? Non deglutire i tuoi figli o Palermo con la forza di un disumano assetato, fermati ad osservare la tua terribile ingordigia. Quell’ammasso di calce e mattoni disposto in maniera nevrotica probabilmente diverrà simbolicamente il muro della vergogna, della memoria dove potere trascorrere i pomeriggi a piangere in silenzio su una città che poteva essere e che non è stata. Intanto il Genio – Saturno e il suo tempo tiene un banchetto dove divorare la materia prima, nessuno lo invoca più come governatore dei tesori nascosti nel grembo della terra. Il Saturno palermitano celebra e sublima le pulsioni fondamentali dell’uomo, lo sapevano bene i grandi della nostra storia e quindi viene da chiedersi: dove siete finiti Ruggero II e Federico II, che fine hai fatto Cagliostro? E tu Casimiro Piccolo? I tuoi acquarelli possono ancora regalarci perle di verità? Crolla Palermo e si erigono muri che servono soltanto a sottolineare, con una pesante penna rossa, le storture frutto e figlie di un’ignoranza e di un’inerzia dilagante che ci sommergerà fino al soffocamento. Politica non improvvisare muraglie cinesi tra te e la gente, apriti realmente al territorio che amministri, dimostra che hai realmente a cuore i quartieri e gli spazi di questa città, perché in un tempo non lontano da questo Palermo fu capitale di un Regno tra i più importanti al mondo.

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